i libri si leggono anche così
by Folletta
Notte alta, notte di pioggia sottile, notte in cui il sonno tarda a venire. Mi sento un animale ferito, meglio uscire dalla gabbia ed inoltrarmi per le strade della mia città, forse due passi mi ridaranno la dimensione del mio io. Passo davanti alla camera da letto di mia figlia, dorme di un sonno profondo, una carezza sul viso, mugugna appena e si gira dall’altra parte.
Non prendo l’ombrello, non serve, l’asfalto lucido incontra i miei passi, uno dietro l’altro, solo la voglia di respirare lontano dalla mia mente, tiro su il cappuccio, ma il viso resta sempre bagnato, una pioggia violenta che mi viene da dentro e non riesco a fermare.
A due passi da Ponte Garibaldi, il Teatro Argentina e poi Via Monterone, un caffè a Piazza S. Eustachio, la chiesa e poi
Palazzo Madama, un giro breve intorno e Via degli Staderari, antichi fabbricanti di bilance un tempo con l’attività proprio in questo quartiere, e qui una delle fontane di Roma, la fontana del rione S. Eustachio, costruita per commissione del Comune di Roma nel 1927 insieme a tante altre fontane rionali di cui parleremo un’altra volta, dall’architetto Pietro Lombardi, è un capolavoro di delicatezza, i libri sembrano veri, la testa di cervo rappresenta l’emblema del quartiere, l’acqua sgorga dai segnalibri e arriva a terra, fresca da riempire le mani e il viso. Tra le corna del cervo, risulta inciso in verticale il nome del rione ed in orizzontale il relativo riferimento numerico, ma evidentemente c’è stato un errore perché S.Eustachio corrisponde al rione VIII e non IV come chiaramente inciso.
Pochi turisti frettolosi, piove e nessuno vuole fermarsi a vedere tanta nobiltà, una volta la sede dell’Università La Sapienza era proprio qui, dove hanno poi ampliato Palazzo Madama, una volta Roma era piccola e la camminavi tutta in un fiato, una volta c’era tanta pace, una volta i libri si leggevano così, sotto una fontana raccontati a voce da un anziano.













