Happy Family:
Gabriele Salvatores colpisce ancora
E’ stato quando si sono abbassate le luci che ho capito che il pop corn XL non sarebbe mai bastato per i trailer iniziali. E’ un buon inizio. Una calda aspettativa crea in me un senso di vuoto allo stomaco che va riempito in fretta e con foga. Ecco i titoli di apertura. La musica allegra promette un film frizzante ed ironico.
Fabio DeLuigi si presenta come Ezio Colazzi e vuole scrivere un film. Ecco che, allora, inizio a seguirlo mentre porta a spasso Gianni (il suo cane) o scorrazza in bicicletta in giro per una bellissima Milano. Seguo, con lui, anche il suo sveglio filo logico in cui vengono presentate due famiglie, ognuna particolare a modo suo, assortita a modo suo, che si incontrano perchè i figli, a malapena adolescenti, sono decisissimi a sposarsi. Con un continuo di citazioni, auto e non, che non pesano minimamente (e fidatevi che se lo dico io…) seguo ancora le immagini e, con la curiosità che mi accompagna durante sempre meno riproduzioni, osservo le varie “nature” dell’uomo ognuna dislocata in un personaggio diverso e in tutti insieme contemporaneamente. Sono poco obiettiva? Probabile: raramente sono rimasta delusa da Salvatores. I personaggi parlano con il pubblico, sono vivi, si confrontano e si aprono, senza lasciare quei dannati sospesi che affaticano chi guarda… E d’altra parte però, non spiattellano tutto come viene, sul banco, ma invitano ad una fresca riflessione su che cosa è l’uomo oggi, da sempre.
Badate bene, il film fa sorridere: sorridere, non ridere. Non è un film espressamente comico, è un film ironico e spigliato. Non è uno di quei film all’italiana a cui ultimamente siamo un po’ troppi abituati che basa il suo umorismo su doppi sensi facili e scontati. Non è, e qui vi prego di starmi a sentire, un film per bambini solo perchè si chiama “Happy family”: oltre a non trovarlo piacevole in alcun modo, il bambino non farà che lagnarsi che non capisce cosa succede…
Monito a parte, questa pellicola brilla anche nel cast: articolato su tre generazioni, si parte da DeLuigi (perfetto trentenne dall’aspetto insicuro), si passa per la Buy (ha un po’ monopolizzato la scena del cinema italiano ma ci piace così) e si arriva alla Signoris (perfetta è dire poco). Si osserva con sorpresa la seconda prova da attrice di Valeria Bilello (ho sentito qualcuno dire MTV? AllMusic? Da poco NonSoloModa? Sì, sempre lei. Adorabile. L’altro film in cui la troviamo è il tristissimo “Il papà di Giovanna”), si slitta su Abatantuono (consolidatissimo e amatissimo da Salvatores per la parte del “pazzo”) senza perdere Bentivoglio (pacato, tenue, elegante, sempre preciso e con quel fascino da uomo distante ma abbordabile… Ok. Mi piace, l’avete capito?). Si finisce sui due giovanissimi Alice Croci e Gianmaria Biancuzzi (entrambi alla prima esperienza in un circuito di serie A in cui si immergono in personaggi credibili e piacevoli pur non facendo proprio il botto).
Insomma… A rileggermi sembra che Salvatores mi abbia pagato per fargli una buona pubblicità, ma se lo faccio è perchè amo il buon cinema. Se lo faccio è perchè sempre più spesso esco dalle sale con la stessa espressione che ho quando sto ad un semaforo rosso.

Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Alessandro Genovesi
Attori: Margherita Buy, Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Fabio De Luigi, Carla Signoris, Valeria Bilello, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci
Tratto dall’omonima commedia di Alessandro Genovesi













