Accetta quel che c’è di buono…
L’altra sera, ho visto un bel film e ad un certo punto, la protagonista dice ad un suo amico una cosa bellissima, che al momento mi era piaciuta e basta, ma poi ripensandoci, l’ho trovata così vera e al tempo stesso così improbabile che per tutta la sera non sono riuscito a togliermela dalla testa.
La frase, più o meno, diceva così: accetta quello che c’è di buono…
In effetti, se ci pensate, dovrebbe essere per ognuno di noi naturale farlo, ma invece non è proprio così, avolte si è più coscienti del male che del bene, ci si crogiola nel dolore senza però la speranza di risorgere e allora, a questo punto mi domando, cosa è che non va in noi?
A volte, quando sono insieme ai miei amici, ridendo e scherzando, ci si prende in giro per come siamo per esempio al mattino, di quello che è il nostro approccio con la nuova giornata e, in effetti, vengono fuori tante di quelle cose che si potrebbe compilare una lunga lista di abitudini, le più disparate, le più creative, ma con sempre un fattore comune: quelli contenti e quelli arrabbiati.
Eppure, al solo pensiero di essersi svegliati, dovremmo essere tutti contenti, cosa “c’e di meglio” se non aver aperto ancora per una volta gli occhi? Lo so, questa affermazione può sembrare banale, ma l’inizio di una nuova giornata potrebbe essere un modo come un altro per mettersi alle spalle le malinconie del giorno precedente, e invece, niente, c’è gente che se per caso la tocchi o soltanto le rivolgi la parola, reagisce come una iena in gabbia e giù improperi o a silenzi imbronciosi.
Poi ci sono quelli sempre scontenti, anche quando vivono una vita decorosa senza tanti problemi, ogni occasione è buona per lamentarsi, per desiderare qualcosa di più e ovviamente prendersela con gli altri perché non l’hanno. Quelli che quando li incontri hanno sempre un viso corrucciato, manco avessero sulle loro spalle le sventure del mondo intero, e se chiedi loro “come va… “, rispondono sempre che potrebbe andar meglio… a questo proposito, mi viene in mente un mio vecchio amico che, quando gli chiedevi come stava, lui dopo averti guardato con apprensione, rispondeva sempre “insomma… così, così… “ , ma lui a quanto sembra lo faceva per scaramanzia, perché gli altri, vedendolo felice…
“Accetta quel che c’è di buono… “ … ma vi rendete conto che se solo dovessimo prendere alla lettera una piccolissima parte di queste parole, saremmo tutti un pochino più sereni?
Evvabè… !













