
Entrando, sembrava d’essere in una dimensione ovattata, dove ogni cosa era al posto giusto e persino le tendine del lucernario, entrambe con ai lati le stesse pieghe tenute da laccetti di raso azzurro, sembrava facessero un inchino, dedicato esclusivamente a lei e al suo piccolo mondo dorato.
Che poi, non che la mansarda fosse grande, anzi, tutto si racchiudeva in un unico ambiente che fungeva da soggiorno e camera da letto insieme; quinte di colore arancio sfumato misto ad un bianco quasi panna alle pareti, un piccolo divanetto di tessuto giallo canarino con sopra adagiati dei cuscini finemente ricamati in pizzo di San Gallo, un vecchio Brionvega bianco poggiato per terra, un tavolinetto quadrato in ferro battuto con il piano in cristallo molato per la colazione, con sopra dimenticate delle mollette verdi e blu per capelli, un piccolissimo angolo cottura con un frigo rosso bombato con tanti bigliettini e cartoline appiccicate sopra e sotto all’abbaino, una poltrona in morbida stoffa color ocra, con delle gambe in legno di ebano con finitura cromata stile anni ’60, ed un’abajour in ceramica poggiata per terra, con paralume frangiato e tanti libri accatastati uno sopra l’altro con copertine colorate, sparsi tutto intorno.
C’era profumo di lavanda e dalla finestra spuntava un raggio di sole come una lama riverente che, con delicatezza, s’adagiava sul bel pavimento in legno di mogano anticato.













