COLORI. SI SPERA… VERI!
Il titolo di questo articoletto è 1 sentito omaggio al pezzo di Cindy Lauper True colors.
Bene, Cindina è a mio modestissimo avviso un’artista ingiustamente sottovalutata; se poi penso che di recente ha inciso un disco blues e che cio-no-no-stan-te non è stata ancora beatificata, be’, allora questo turba pericolosamente l’armonia delle mie spherae.
True colors, quindi. Per me, questi colori veri o sinceri rappresentano quel che vorremmo essere ben oltre la nostra tristezza, malinconia, paura d’esser fraintesi, feriti o umiliati.
Ma spesso, per evitare il pericolo magari solo teorico di tutto ciò, guardiamo tutto con sad eyes, occhi tristi.
Certo come canta Cindiedda: “Capisco/ che è dura farsi coraggio/ in un mondo pieno di gente/ puoi perderti di vista/ e l’oscurità che hai dentro/ può farti sentire così piccolo.”
Quante volte capita! E quante volte può continuare a farlo…
Se penso ai momenti di tristezza e di delusione che spesso arrivano a farti sentire non solo piccolo, ma per così dire l’aguzzino di te stesso, allora è davvero dura. Se penso ai momenti in cui avrei desiderato che le mie scalcagnate scarpe da tennis fossero gli stivali delle 7 leghe… per farmi diventare un puntino destinato a svanire chissà dove!
Se penso al desiderio d’uscire dal tempo, da questo tempo (ma non di morire, sia chiaro)!
Eppure non si può fare a meno di combattere e di mostrare ancora prima che agli altri, a sé stessi i nostri veri colori. Quale sarebbe l’alternativa, andare a fare la barba ai rinoceronti?
Meglio, molto meglio cercare (ottimo il suggerimento di Sol’, la miglior she-boss che un essere vivente, pardon scrivente possa avere) uno Yellow submarine; il sottomarino può anche non essere giallo, l’importante è che gli amici siano all aboard, tutti a bordo.
Avanti, quindi. Mi viene in mente Green river dei Creedence; green cioè verde… ed il verde non è il colore della speranza? Come potete vedere, non si può fare a meno di reagire.
Peraltro un ottimo country-rock, Green river: raccomandato l’ascolto alle persone che sognano il Mississippi ma nel frattempo, si automobilizzano verso il mare.
Raccomando l’ascolto, lo studio e l’esecuzione del pezzo a tutti coloro i quali continui a sfuggire il fatto che il rock è + bello quando è ritmico; insomma, l’esasperato solismo chitarristico non garantisce la vita eterna.
Soprattutto di questi tempi eviterei di ballare al buio… Dancing in the dark di zio Bruce (Springsteen) è 1 brano che per fortuna, dal vivo Brucieddu esegue non in versione dance ma appunto, quasi dark.
A Cagliari in questo periodo il cielo è infestato da grigiastri banchi, per non dire branchi di nuvole che sembrano i baffi di qualche gangster degli anni ’30… ma ogni tanto abbiamo alcune ore, di sole; un sole quasi egiziano. Intanto io aspetto l’estate, come sempre.
Ancora, penso ai Quattro quartetti di T.S. Eliot quando canta il fiume come a strong brown god, un forte dio bruno; del resto, T.S. nacque a St. Louis, sul Mississippi (ma St. Louis non è nel Missouri e non c’è anche un fiume che si chiama così? Boh. Licentia poetica).
Umh… sia T.S. che John Fogerty, il cantante, chitarrista e boss dei Creedence avevano qualcosa a che fare con Missy.
Ed a propòs di boss: uno dei migliori brani di Bruciuzzo è proprio The river, il fiume.
Infine, poiché dobbiamo occuparci di colori non dimentichiamo che in Light of the day di Bruce ciò che conta è appunto poter vedere la luce del sole; senza quella, non esiste nessun colore.
Ed ora… salutoni a tutte ed a tutti!













