By Jaulleixe
C’è un bellissimo film di Philip Gröning, ambientato nel rigido monastero di Grenoble, in cui dall’inizio alla fine non si sente una parola, una canzone, una qualche vocalizzazione umana (tranne un cenno di comunicazione con il gatto). Quasi tre ore in cui si succedono i minuti, le ore, le stagioni senza arrecare loro disturbo. Nessuna violazione dello Spazio e del Tempo, salvo qualche interruzione da dedicare alla meditazione o alla preghiera, o a inevitabili incombenze quotidiane (collocate entro uno stile di vita che comunque si confà ai ritmi della Natura per la sua regolarità, per la sua ciclicità). Il resto è puro ascolto.
E di che, direte voi?
Scoprirete che tre secoli di rivoluzione industriale ci hanno assuefatto all’ inquinamento acustico il giorno in cui vi concederete, senza programmarlo, una gita fuori porta. In un posto che credevate pullulare di turisti, e invece è stato dimenticato dall’uomo. Magari avrete ancora nelle orecchie il motivetto dell’ultimo concerto a cui avete assistito con entusiasmo, anzi, lo fischiettavate fino a poco fa.
Lì vi accorgete, come fosse la prima volta, del fruscio del fogliame al vostro passaggio. Del laborioso ronzio degli insetti tra i fiori. Dell’impercettibile respiro delle piante e degli alberi sotto cui vi riparerete dal sole. Del gorgoglio dell’acqua che vi scoprirete capaci di distinguere da lontano, mossi da gran sete, e di cui le orecchie non saranno mai sazie anche dopo che avrete finito di bere. Allora rimarrete estasiati dinanzi a quella fonte, scoprendo tutto intorno a voi una miriade di esseri viventi che gioiscono dell’infinita musicalità della Natura. E vi aprirà il cuore.















