- Primo piano cancello che si apre e la macchina che entra –
- Figura intera, Gianni appena sceso dalla macchina. Zummata lenta figura di tre quarti, Gianni si avvia alla fontanella, prende la canna per innaffiare, si guarda intorno –
- Arriva Terri scodinzolando –
- Gianni lo accarezza e in silenzio si avvia verso il prato -
- Primo piano Anto nello specchio del bagno, si rassetta i capelli, posa il pettine si gira verso la porta e l’apre.
- Si avvia verso la scala e canticchia.
- Milla sale le scale e le va incontro -
- Anto si china leggermente – primo piano Milla che le fa le feste –
- Carrellata con primo piano laterale Terri che cammina -
- Carrellata con primo piano laterale Milla che cammina -
- Carrellata con primo piano laterale gambe di Gianni che cammina insieme al Terri
- Carrellata con primo piano laterale gambe di Anto che cammina insieme alla Milla
No, non sto dando i numeri, questo è l’inizio di una sceneggiatura che avevo scritto credo nel 2000, per raccontare con un cortometraggio una giornata al lago tra amici e ovviamente, i protagonisti principali non potevano che essere Anto e Gianni e gli amici… tutti noi.
La storia iniziava così, perché così erano loro e ricordo anche le risate che avevamo fatto mentre giravo alcune di queste scene: Gianni che camminava come il Terri, Anto, che camminava come la Milla.
Fantastico!
I loro tempi, la loro storia, che in questi anni si è, senza rendercene conto, mescolata alla nostra, quasi una naturale conseguenza, ma senz’altro un passo che dopo l’altro abbiamo fatto insieme.
L’amico…e, discutendo tempo fa proprio con lui, Gianni, gli dicevo:
“ …si puoi dire, onestamente, di provare un sentimento di amicizia uguale nei confronti di tutti?
L’amico mio del cuore è sempre nei mie pensieri, nel bene e nel male, accetto di lui le sue prerogative negative, apprezzo di lui la sua parte migliore, con lui condivido alcuni miei pensieri nascosti, alcune delle pene che mi affliggono, momenti gioiosi e spensierati, litigo, discuto, mi arrabbio, ma allo stesso tempo, rido con lui e ci sto bene.
Gli altri amici, ugualmente amici, provo dei sentimenti diversi nei loro confronti, anche con loro condivido molto ma, solo in maniera più spicciola, meno profonda e, non potrebbe essere diversamente, o per lo meno non è sempre possibile il contrario.
Forse siamo inclini a trasformare le nostre necessità di dare ma soprattutto di avere affetto, in moneta sonante, però mi concedo un forse grande quanto un casa e magari di più.
Forse, forse, forse…
Per quanto mi riguarda, non do disponibilità per pretenderla, non do comprensione e amore per riceverlo.
Sono disponibile indipendentemente da tutto questo; gli altri… è un loro problema.
Nell’amore c’è egoismo, può darsi, ma allora, vogliamo ammettere che un po’ di sano egoismo non fa poi tanto male?
L’unica cosa che chiedo è chiarezza e, quando non l’ottengo, ne traggo le dovute conclusioni.
Ho imparato ad accettare le persone per come sono e, se decido di viverci insieme, vuol dire che va tutto bene. Ho avuto tanti amici nella mia vita, ma, sono solo pochi che ricordo veramente con affetto.
Vogliamoci tutti bene, che grande fesseria!!!
Rispetto e considerazione, lo dono a tutto il mio prossimo, rispetto, amore, devozione, lo dono, ahimè, solo a pochi.
E tutto questo non c’entra nulla con la meritocrazia.
Caro AMICO, (ho concluso…) del cuore, dell’anima, di quello che vuoi tu, per te, per voi, Anto, Gianni, non riuscirei a provare dei sentimenti uguali a tutti gli altri, non siete diversi, né migliori né peggiori, siete voi e nei miei pensieri c’è un cantuccio riservato che vi appartiene.
Impariamo a comunicare, anche a dirci come stanno realmente le cose, senza paura e senza pudore, se per te è diverso, pazienza; quel cantuccio rimarrà sempre e nulla potrà portarlo via.”
Sono nel frattempo passati quindici anni e per tutta una serie di motivi, questa amicizia ultimamente si è, come dire, consumata, ha perso cioè la voglia di ragionare con il cuore, lasciando così libero spazio al cervello.
Conclusione persino banale, se mi fermo un attimo a pensarci, così come banale è la fine di tutte quelle cose in cui si è creduto, perché quando finisce un amore, un’amicizia, qualcosa fa sempre male.
Ma forse è la vita che è così, e questo XXI secolo, di cose finite ne ha viste tante e quindi… maddai, c’è sempre un modo per ricominciare, giusto?
Quel “cantuccio riservato” è ancora lì, e allora, sotto a chi tocca.















