I pendolari di…

  Gente di Mumbai

by Solindue

Riflettevo su come i sogni si realizzino in modi inaspettati. Da bambina desideravo lo scoppio di una guerra così da potermi arruolare come soldato e combattere per il mio Paese. Essere un pendolare in questa città era come essere parte di un esercito. Uomini e donne camminavano in questa città con sguardi decisi, concentrati. Maria diceva che i treni locali le ricordavano quegli slogan che sentivamo nel nostro college giù al sud. “Lavoratori di tutto il mondo unitevi.”  Noi ci univamo nel treno.

Gente di Mumbai (Hushed Voices, Voci sommesse), best seller in India, è il romanzo d’esordio della giovane scrittrice indiana Munmun Ghosh, pubblicato in Italia dall’editore Intermezzi (traduzione di Emanuela Bottaru).

Il libro è suddiviso in 39 racconti legati fra loro come cerchi che s’intersecano. Ogni racconto è legato all’altro, ma ogni storia mette in risalto un diverso personaggio che racconta della propria vita in prima persona. Storie di pendolari ed è a loro, «a tutti i pendolari del mondo», che l’autrice dedica questo romanzo. Storie di povertà, gioie e dolori che si mescolano lungo le pagine di questa immensa megalopoli, Mumbai (Bombay si trova sulla costa occidentale dell’India, dal 1995 ufficialmente chiamata Mumbai, con una popolazione stimata di 13,66 milioni di abitanti, è la seconda città più popolosa del mondo dopo Shanghai). Storie che scorrono lungo i binari, attraverso le strade, le stazioni sempre affollate dove nell’ora di punta “è difficile anche muovere le mani”; dove c’è chi segretamente è “felice di non avere figli e del fallimento di ogni cura”, così da poter condurre la propria “vita insignificante fatte di minime responsabilità”; storie di sopravvvenze nei quartieri a luci rosse, negli slum, dove lo slogan è sempre quello “le persone non ti rispettano per quello che fai ma per quanto guadagni” o  negli ospedali. Ogni personaggio-pendolare è un pezzo di città, un pezzo di India con la sua cultura, le sue religioni, le sue lingue diverse. Un viaggio attraverso urla, rumori, suoni; commistione di odori di spezie e di urina; volti sudati, familiari, eccitati o indifferenti; colori che si susseguono a volte sgargianti e altre volte tenui, come i personaggi, autonomi e diversi ma tutti investiti da esistenze difficili, tristi e sempre affamati di riscatto, dove anche una moglie può divenire “un ostacolo alla corsa della propria sopravvivenza”. Anche per chi conosce l’India e le sue sacche di povertà, il primo impatto con i personaggi può essere scioccante ma nessun tipo di pessimismo affiora dalle pagine del libro. Mumbai è una grande città che seduce e attrae con la speranza di vita migliore tanta gente dalle campagne, e per quanto di riveli spesso una città crudele e corrotta, per tutti i personaggi rappresenta la possibilità di un futuro migliore: una città, Mumbai, che mantiene ciò che promette, perché, come spera Sita con il suo volto che irradia energia: anche qui la vita è «piena di svolte inaspettate e magiche».

Leggere questo libro non è però facile: numerosi sono i termini hindi che indicano soprattutto i cibi o diversi tipi di abiti (le traduzioni e spiegazioni dei diversi termini si trovano in un glossario a fine libro). I nomi stessi dei personaggi all’inizio della lettura creano confusione e in alcuni primi momenti sembra di perdersi nel caos di una stazione affollata di mendicanti, suonatori, venditori di strani cibi: samosas, puri, dosa, idli, laddu … ma anche ladri e affabulatori. Ci vuole un po’ perché la mente ricostruisca i pezzi del puzzle e gli occhi si abituino a cogliere il significato dei singoli termini, ma dopo un primo impatto la scrittura di Munmum Ghosh sembra prenderci per mano ed è assieme a lei che percorriamo i binari di questa immensa stazione umana fatta di sentimenti, sensazioni, fiducia e tanta speranza.

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5 pensieri su “I pendolari di…

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  3. Credo che una recensione debba avere lo scopo di invogliare il lettore a leggere oppure no quel libro.
    Ebbene, andrò a comprarlo e soprattutto, farò tesoro dei tuoi suggerimenti.

    Grazie.

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