La nostra casa…

Recuperiamo i nostri spazi privati e arrediamoli con amore… 

by Arthur

          La domanda che ci si pone, nel momento in cui si decide di metter su casa non è tanto al tipo di ambientazione più adatta, in quanto appartenente al nostro modo di essere o di esistere, ma su cosa mettere in una stanza anziché in un’altra, su quale mobile o suppellettile acquistare e, sempre più spesso, finiamo con lo scontrarci con delle situazioni per nulla convergenti.    

Consideriamo una scelta oculata quella che ci fa risparmiare e non ci curiamo più di tanto se corrisponde realmente alle nostre esigenze ciò che ci viene proposto come soluzione progettuale.    

          Abitualmente mi capita di scontrarmi con persone che sembrano non recepire la sostanza del progetto, inteso come essenza spirituale di un modo di concepire lo stare tra le quattro mura di casa. Preoccupati delle reali capacità di un mobile o del fatto che possa risultare più o meno piacevole, dimentichiamo di chiederci se lo stesso è giusto collocarlo in quell’ambiente oppure no. Nell’epoca multimediale, dove l’informazione è di proprietà di tutti, forse prima ancora che sia concepita, quando la possibilità di acquisire notizie e nozioni, le più svariate sono ormai alla portata di ogni individuo, esiste l’equivoco del non aver chiaro come collocarci per vivere al meglio gli spazi del privato.    

La casa deve essere innanzitutto l’espressione di chi la vive. L’ospite deve avere la possibilità di comprenderne la sua personalità a scapito, in caso contrario, di sentirsi non del tutto a suo agio. Un ambiente ben equilibrato ispira fiducia in chi vi si approccia e, per dovere di ospitalità, prima ancora per noi stessi, si ha l’obbligo di concepirlo. Il primo passo è quindi quello di valutare con attenzione gli spazi che abbiamo a disposizione, sfatando se possibile l’idea preconcetta che un ambiente debba servire a soddisfare solo alcune determinate funzioni e non possa piuttosto integrarsi con altri ambienti convenientemente collegati fra loro. Il monolocale, per esempio, generalmente dai 40 mq. ai 60 mq., ci costringe a fare delle scelte ben precise. In pochi metri quadrati trovano posto il soggiorno, il pranzo, la cucina e la camera da letto. Il tutto disposto in modo tale che, sfruttando al massimo gli spazi a disposizione, sia armonioso e funzionale.    

          Nel monolocale non ci si pone il problema se l’odore del cibo passa nelle altre camere e se, nel momento in cui ci vengono a trovare gli amici, siamo costretti a farli sedere sul letto, visto che il divano è piccolo e poco capiente. Si vive insomma in un’altra dimensione, sganciati da quegli schemi che invece normalmente ci condizionano nel momento in cui viviamo in una casa, con tante stanze: una per dormire, una per mangiare e così via.    

Eppure siamo in genere affascinati da queste case, piccole ma ben congegnate, calde e accoglienti, dove il senso del quotidiano trapela al punto da farci sentire a casa nostra.    

          L’ideale è quindi cercare di considerare un appartamento, indipendentemente dalle sue dimensioni, come se fosse un grande monolocale. Sforzarsi, insomma, di progettarlo in modo tale che l’insieme degli elementi che lo compongono, siano ben amalgamati tra loro e non necessariamente in pendant.    

Non considerare la casa come fosse un vestiti da abbinare alla cravatta e ai calzini. Diamoci la possibilità di essere creativi, sforzandoci di trovare dentro di noi un equilibrio fatto di scelte chiare e consapevoli.    

Un grande appartamento come un monolocale…

          L’idea nasce da una necessità ben precisa, in altre parole, cercare di utilizzare al massimo gli spazi, creando un ambiente polivalente, dove le diverse esigenze possono integrarsi, mantenendo ugualmente separate le ambientazioni strutturali. Problema di non facile soluzione, tuttavia, favorito da una pianta regolare e da una disposizione delle varie aperture (porte e finestre), che garantiscono un’ampia libertà progettuale ai fini della realizzazione.   

© arthur

I due proprietari, due professionisti eclettici con l’amore per la lettura, vorrebbero destinare la loro camera da letto ad uno dei due figli e dividendo idealmente

l’appartamento di 140 mq. In due, con una scelta coraggiosa e anticonformista, utilizzare il soggiorno di 55 mq. Come se fosse un monolocale. Un unico ambiente quindi, dove sistemare il salotto con l’angolo lettura, il letto matrimoniale, l’armadio, uno studiolo, un angolo con la macchina per cucire. La fruizione degli spazi, a questo punto, è frutto di una felice intuizione. La camera da letto, insieme alla cabina armadio, diventa il fulcro di tutto l’ambiente e intorno ruotano, integrandosi e allo stesso tempo una loro personale identità, il soggiorno, lo studiolo e la zona lavoro.   

© arthur

           Idealmente separato con una pedana alta 40 cm. E con delle quinte in grigliato di legno, il letto è quindi un elemento a se stante ma, allo stesso tempo, fruibile nel caso che il divano risulti insufficiente. La cabina armadio, realizzata interamente su misura, incorpora delle librerie esistenti e, con un gioco di specchi, mensoloni e cristallo, assicura all’insieme quell’effetto scenografico che si era deciso di dare all’ambiente.   

Al “MONOLOCALE”, si accede tramite una grande porta scorrevole che, chiusa dall’interno, mette in comunicazione con un disimpegno/spogliatoio, realizzato con mobili contenitori per libri, che fanno da interparete, attraverso il quale si accede al bagno. Aperta, chiude il disimpegno e apre all’ingresso dell’appartamento. La scelta dei materiali di finitura, merita un’attenzione particolare. Il ciliegio, legno caldo e particolarmente pregiato, usato per la testata del letto, i grigliati tutti in massello, le mensole per la libreria, è abbinato al frassino laccato nero a poro aperto dei contenitori a giorno e al laminato azzurro e bianco della cabina armadio. Diversi materiali, diverse finiture, un diverso modo, quindi, di interpretare l’ambiente. Non è più il singolo elemento che emerge ma l’insieme che, con accostamenti equilibrati, differenzia le parti ma allo stesso tempo comunica una magica atmosfera che fa star bene. Uno studio attento dei punti luce, circoscrive le varie zone, marcando, ora i passaggi con i faretti dell’ingresso, ora il momento della conversazione e del relax, con la luce diffusa e accogliente, ora il tempo delle cose da fare. Il soffitto, insieme alla parete principale, è tinto d’azzurro tenue, creando così l’impressione di un caldo contenitore che avvolge l’insieme. In conclusione, una casa elegante e informale, pratica e funzionale, da vivere con disinvoltura come, del resto, ogni cosa che ci appartiene.    

Arredare con la luce…

© arthur

Arredare anche con la luce: un obiettivo importante da non sottovalutare. La luce è vita, la luce influenza i nostri umori e i nostri comportamenti e quindi, una casa ben illuminata garantisce, se non altro, l’opportunità di star bene.    

Dei vari complementi di arredo, la scelta delle lampade e il loro posizionamento assume un’importanza fondamentale, al punto da condizionare la riuscita di un arredamento.    

E allora, quale tipo di luce scegliere?    

Diretta, indiretta o diffusa?

Immaginiamo di dividere la casa in tante zone, ognuna delle quali ha caratteristiche ben precise: la zona dell’ingresso e dei disimpegni – si passa e non ci si sofferma – la zona del salotto e del pranzo – si conversa, si legge un libro, ci si rilassa – la zona lavoro – l’importanza di un’atmosfera gradevole, con un livello d’illuminazione adeguato, una giusta direzione d’incidenza della luce e se, per esempio, si lavora con un terminale, un’ombreggiatura equilibrata.    

 Per illuminare un ambiente in modo uniforme, senza troppi fastidiosi giochi di ombre, la luce diretta, per esempio delle plafoniere, è la migliore. La si può utilizzare negli ingressi, nei corridoi o nelle camere come luce generale. Con un po’ di cautela, può essere alternata ad una luce indiretta, tipo applique, ad alogeni o a incandescenza, purché le ombre determinate da questo tipo di lampade, non siano troppo scure e dure.    

           Luce aperta, quindi, con dei contrasti equilibrati, per vederci e per vedere quello che ci circonda.    

Una luce morbida va invece usata per creare ambientazione. Nel salotto, l’ambiente per eccellenza dove è importante sentirsi a proprio agio, la scelta su lampade da tavolo (tipo abajour per intenderci…), che diffondono la luce in modo caldo e rilassante, senza abbagliamento, ci da la possibilità di ricreare di sera quel tipo di atmosfera che di giorno è data dalla luce del sole, che filtra dalle finestre con dei chiari e dei scuri piacevoli e naturali.    

          Non commettiamo, quindi, l’errore di ospitare gli amici facendoli conversare nel nostro salotto, arredato divinamente, ma illuminato a giorno da una bella e costosa lampada a piantana da 500 W.    

          Lampada a sospensione per illuminare il tavolo da pranzo, una luce diretta sul piano – si vede quello che si mangia – e allo stesso tempo diffusa tutt’intorno, con ombre morbide che avvolgono l’ambiente, risaltandone delicatamente i particolari.    

In conclusione, prima di acquistare, valutare con attenzione i punti chiave della nostra casa e, scelta la lampada che più piace, cercare d’immaginarsela ambientata, magari facendoci “illuminare” dal commesso del negozio, sulle caratteristiche intrinseche dell’apparecchio in questione.    

 by Arthur   

2 pensieri su “La nostra casa…

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