Così fan molti

by Luciano

L’iconografia nordoccidentale contemporanea propone il maschio umano in piedi, a gambe leggermente divaricate, che, utilizzando una o due mani, trascorre così, alquanto rigido, circospetto, quegli istanti di ritrovata leggerezza; istanti deliziosi, se vissuti con la rinnovata spensieratezza giovanile che la funzione promuove. Se, al contrario, si portano fin là le cure, i crucci e gli assilli del mondo, allora si perde la grande occasione che più volte al giorno si rinnova.

A onta, però, di quella iconografia, non è mistero che molti di noi maschi la si faccia da seduti. Già.

È senz’altro più verosimile che ciò accada quando ci si trovi tra le mura del bagno di casa oppure in luoghi familiari, laddove ci si possa in ogni caso accomodare sulla seggetta confidando in una decente pulizia della stessa e dell’intorno.

Nei molti casi contrari, non rimane che allinearsi al modello; ma ogni volta in cui ricorra una fortunata circostanza, non sento ragioni: io la fo seduto.

Si noti che la stazione assisa non è abitudine di una minoranza: si scopre facilmente, infatti, che molti uomini la assumono ben volentieri.

Inoltre, da quanto mi risulta, svariate culture incoraggiano, per motivi di igiene fisica o emotiva o per senso dello stile o per comodità, dati anche i differenti abbigliamenti, il maschile accovacciarsi in quei frangenti, quando questo non venga addirittura imposto per esigenze religiose.

Bene, ma qua da noi, tutti i preliminari necessari per sedersi – ispezionare la seggetta, slacciarsi la cintura, aprire completamente i pantaloni, calarseli e calarsi l’intimo – assieme ai procedimenti finali inversi comportano un deciso incremento nel numero di operazioni e nella quantità di tempo: dovrà pur esservi qualche vantaggio a controbilanciare, altrimenti non si spiegherebbe la diffusione di una tale pratica, rispetto al più semplice aprire, frugare, estrarre, gioire, reintrodurre e richiudere.

Innanzitutto, vi è un indiscutibile beneficio: da seduti, risulta davvero improbabile che si possa mancare la mira, a meno che non vi sia contemporaneamente in atto un particolare turgore, il quale, non di meno, incide negativamente anche quando si pratichi la stazione eretta.

Può darsi che al genere femminile sfugga il motivo per il quale una procedura apparentemente semplice come il “Puntare – mirare – fuoco!” possa produrre, di sovente, risultati tanto catastrofici, allorquando vi si provveda all’impiedi: il fatto è che non si tratta di manipolare un’arma di precisione, ma di gestire un organo vivo e vivace, non compiutamente soggiogato dalla volontà, il quale non sempre accetta di dirigere il getto là dove si vorrebbe; evento che si verifica ancor più spesso ove vi sia interferenza di altri fattori, quali: prepuzio sovrabbondante, il quale venga a frapporsi tra bocca di lancio e bersaglio; stato di insufficiente veglia dell’urinante; eccesso di pressione idrodinamica a seguito di prolungato contenimento; svista momentanea; scarsa attitudine alla concentrazione; menomazione della capacità oculare; girovita da urlo; infagottamento da indumenti, specie nella stagione fredda, e così via. Senza meno, delle dimensioni importanti, oltre che costituire motivo di orgoglio per il fortunato, si rivelano utili in questi casi; ma si sa: si tratta di eccezioni; tutti gli altri, ossia la maggioranza dei maschi del nordovest del pianeta, per l’appunto, qualora intendano conservare in quei momenti il privilegio del bipedismo, non possono che gestire la situazione alla meno peggio, con risultati che, come rammentavo dianzi, esulano facilmente dall’ambito della decenza.

Però, non di sola efficienza si vive. Ossia, vi sono altre motivazioni, di carattere non utilitaristico, che possono spingere al mettersi comodi quando sopraggiunge l’ora della libertà.

Se quei momenti dorati li si spendono comodamente sistemati sulla ciambella, allora è possibile svolgere un’ampia gamma di attività collaterali, più o meno rilassanti, oppure restare del tutto inani, a godere delle intime sensazioni procurate dal proprio corpo che si esprime.

Ci si può dedicare alla lettura, seppure con estensione ridimensionata rispetto a quella possibile in caso di adempimenti di maggiore corposità.

Si può riordinare l’agenda del cellulare, cancellando i pochi appuntamenti  già onorati, procrastinando i molti impegni in sospeso e programmando nuove attività che verranno poi rimaneggiate in analoghe occasioni future.

È possibile osservare, dalla finestra, il mondo e ciò che vi scorre: ove caotico, ove fluido, ove lento; le ore indaffarate e le ore immobili; i ritmi meccanici e i ritmi umani; il tempo bello e il tempo uggioso.

Si può intrattenersi al telefono, con facoltà di lasciare ignari gli interlocutori oppure renderli edotti della nostra attività corrente, secondo che si abbia il gusto dell’intrigo celato oppure palese.

Si può inebetirsi fissando il pannello di comando della lavatrice, con l’udito catturato dal rimbalzare cristallino delle nostre Marmore personali sopra la ceramica.

Il tutto, naturalmente, si applica laddove si tratti di farla tra quattro mura.

Nei casi in cui, al contrario, si effettui un pit-stop idraulico all’aperto, valicando il ciglio dello sterrato e addentrandosi nel sottobosco  di quel tanto che la decenza impone, magari giustificando la diversione con un birbante motto di spirito, del tipo “Vado un momento a soffiarmi il naso”, allora non vi è più grande soddisfazione escretoria, per l’uomo, di quella di dare il più libero e selvaggio corso alla rigenerante fuoriuscita, magari contribuendo con una volontaria pressione addominale, potendo scegliere tra l’affidarsi al caso e lasciare che la traiettoria sia la più accidentale possibile, salvo proteggere le retrovie, con il gingillo che frulla libero come sistola impazzita, oppure il sentirsi, al contrario, padroni del proprio destino, tenere salda la situazione e puntare con determinazione a quote vertiginose o a distanze da guinness.

Per lo meno, così è per la maggior parte di noi, qua nel bel mondo dei privilegiati, mutandati, pantalonati, cinturati, machisti, per i quali sarebbe quasi un delitto il perdere l’occasione di una potente e corroborante minzione in libertà.

Con la consapevolezza di aver svolto il tema in maniera nient’affatto esaustiva, erudita tampoco, mi garberebbe parecchio di conoscere altre opinioni; non solo dei maschi.

8 pensieri su “Così fan molti

  1. Ah il bagno! L’ambiente più ovattato e silenzioso …un luogo in cui leggere in santa pace alla sera e dove…sonnecchiare ancora un po’ al mattino prima di abbandonarsi…”al travaglio usato” . Meglio seduti, allora: c’è tutta la giornata per stare in piedi e correre. Un salutone, Fabio

  2. Caro Luciano, è inutile dirti che leggendo il tuo articolo ho riso come un matto e tra l’altro, appena qualche giorno fa, una mia amica, raccontandomi le sue disavventure con il fidanzato, tra l’altro mi diceva che “lui”, lasciava sempre l’asse del water sempre alzata, con ovviamente il suo disappunto.

    Comunque sia, anch’io, come te, mi siedo e lo consiglio a tutti… potrebbe essere anche un momento di relax, che dici?

    • @ Luciano: Gabinetto… il gabinetto, nel significato originario del termine, è un piccolo locale adibito ad uso personale, alla stregua di un ufficio, solitamente utilizzato per colloqui riservati o per il ricevimento di ospiti…
      Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

      Scussa (ss=s), tranquillo in che senso?😆😆😆

  3. Fantastico Luciano! ….in una giornata lavorativa come tante….riesci a farmi sorridere: Grazie e continua così che leggerti mi fa sempre un gran piacere🙂

  4. Pingback: Sorpresa di Natale « Solindue's Blog

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