Intervista a …

Alessandro Zaccuri

         by Solindue

Scrivere sui margini” è alla sua seconda edizione. Si tratta di un Festival delle Letterature e della Società, nato dalla collaborazione di un gruppo di realtà attive nel campo della solidarietà, della produzione e della promozione culturale del panorama milanese.

Sono entrata in contatto facilmente con la segreteria del festival e con altrettanta facilità ho avuto accesso alla mail del suo curatore artistico e ideatore: Alessandro Zaccuri. Un attimo di incredulità e poi una prima domanda:

Ma sto dialogando via mail con Alessandro Zaccuri anno ’63, giornalista, conduttore televisivo, scrittore? (Non si disperi: se fosse un caso di omonimia sarebbe altrettanto meraviglioso!)

Sì: sono io, quello del ’63.

Mi mandi pure le domande e io cerco di rispondere al più presto.

               

4 – 5 – 6 giugno 2010 – Villaggio Barona – Milano:

“Il conto alla rovescia è iniziato”. 

                       

Scrivere sui margini è un momento d’incontro e di confronto nel quale i libri e gli autori provocano una riflessione e tentano di concentrare l’attenzione ai margini delle società: ai luoghi  e ai suoi protagonisti. Com’è nata l’idea?

L’idea è nata dall’esperienza del Villaggio Barona, un insediamento abitativo solidale al cui interno opera, insieme con altre importanti iniziative, la libreria Occasioni d’Inchiostro. Si tratta di un vero e proprio “presidio del libro”, attivo in una zona di Milano che troppo spesso viene appiattita sull’equazione fra periferia ed emergenza. L’intuizione (subito condivisa dall’agenzia Grandi & Associati, che fornisce un indispensabile supporto sul piano ideativo e organizzativo) è stata quella di dare vita a un evento che rendesse visibile il lavoro altrimenti “invisibile” che la libreria e l’intero Villaggio compiono durante tutto l’anno in termini di impegno civile e culturale.

La letteratura e le diverse forme espressive sono a mio avviso grandiose risorse sociali, ma quanto riescono ad attirare concretamente l’interesse sui problemi?

Questi sono gli anni di Gomorra e credo che l’esempio di Saviano basterebbe, da solo, a dire che sì, la parola può ancora influire sulla società, rivelandone zone d’ombra e, nello stesso tempo, risorse inattese. Ciò che più importa, quando si affronta il tema della marginalità sociale, è uscire dalla cattiva coscienza di chi crede che occorra qualcosa “dal di fuori” per redimere situazioni altrimenti irrecuperabili. I margini, al contrario, sono i luoghi più vitali della società. È lì che si deve guardare per scoprire possibilità nuove di racconto e di comprensione del vivere condiviso. Si cambia soltanto se si accetta di partire “dal di dentro” di ciò che già sta accadendo.

Il Festival pone “quest’anno l’attenzione sul recupero… delle parole e delle relazioni, del tempo e dello spazio, dell’ambiente e delle risorse, del gioco, della città”. Ma saremo ancora in tempo a recuperare qualcosa? Non sarà forse più semplice  e veloce ricostruire l’Aquila e l’Abruzzo, che recuperare le nostre periferie?

Il tema del festival è il margine, non la periferia. E margine è la provincia, è il post-terremoto, l’esperienza dei cittadini stranieri e anche di chi straniero non è, ma si trova ad abitare in un condominio dove gli stranieri sono diventati la maggioranza. Il margine non è un luogo fisico, ma una condizione, un punto di vista. Le periferie stesse non si recuperano se non nel quadro di un pensiero complesso, che tenga conto dell’intero tessuto urbano. Il margine ha il vantaggio di essere uno spazio ancora non scritto, che può ospitare annotazioni e promemoria. Tutto quello che si può recuperare (idee, risorse, spunti del passato) compie un viaggio dal margine verso il corpo del testo. Al di là delle metafore, centro e periferia non sono in alternativa. Stanno o cadono insieme, specie in una città come la Milano che si prepara al 2015. Quanto all’Abruzzo, è uno dei protagonisti dell’edizione di quest’anno, per una scelta molto precisa, che va nella direzione della conservazione (o del recupero, appunto) della memoria a breve termine, in chiave però non polemica. Recuperare significa costruire, e a noi questo interessa.

Fra  gli organizzatori e sostenitori del Festival, oltre a importanti organizzazioni Onlus che si occupano di solidarietà,  c’è una casa editrice  nata da un giornale di venti pagine venduto sui marciapiedi e nelle stazioni da persone in difficoltà: Terre di mezzo. E’ davvero una casa editrice “diversa”?

Terre di Mezzo è una realtà che ha subito sposato lo spirito di Scrivere sui margini. Non poteva essere altrimenti, direi, specie se si pensa al grande lavoro che Terre compie con Fa’ la cosa giusta. La collaborazione, sotto questo profilo, è ancora agli inizi e ci auguriamo tutti che possa crescere ulteriormente nel tempo.

Durante i tre giorni di festival  molteplici sono le attività pensate per i bambini. Dai laboratori di scrittura, a quelli di gioco creativo, agli spettacoli teatrali. Come dire … bisogna educare il nostro futuro alla cultura e alla solidarietà?

I bambini sono creativi di natura, anche quando la natura impedisce loro di essere del tutto solidali… La dimensione junior del festival è, per noi, un elemento qualificante, accentua quel clima di festival che il weekend d’inizio giugno vuole trasmettere. Il Villaggio si apre alla città e, investendo sui bambini, ricorda agli adulti che la città appartiene anzitutto a giovani e giovanissimi, è un investimento che non può non guardare al futuro.

Lo scorso anno abbiamo assistito ad una tua intervista/spettacolo con Andrea Vitali e i  SULUTUMANa – a tratti esilarante – quest’anno sono previste “performance” del genere?

Quella tra Vitali e i “Sulu” è una collaborazione ormai consolidata, rispetto alla quale io mi sono limitato a cucire minimamente i brani l’uno con l’altro. Quest’anno abbiamo molte aspettative sul reading che la compagnia teatrale Alma Rosè sta realizzando con Benedetta Tobagi a partire dal suo libro Come mi batte forte il tuo cuore. Si tratta della prima coproduzione teatrale che nasce direttamente dal laboratorio di Scrivere sui margini e promette di essere un momento di grande intensità drammatica, che consideriamo fin da adesso emblematico di tutti i “recuperi” da mettere in atto.

Dovendo scegliere una delle tre giornate  milanesi, tu cosa consiglieresti: l’aperitivo di venerdì “equo e solidale” oppure la cena di sabato, con il “border show”?

Lo spettacolo tratto dal libro di Benedetta Tobagi è in cartellone per sabato, e già l’ho raccomandato. Chi invece scegliesse di essere con noi venerdì, dopo l’aperitivo scoprirà com’erano fatte le periferie dell’antichità in compagnia di Massimo Valerio Manfredi, archeologo e narratore di fama internazionale. A seguire, lo spettacolo di Leonardo Manera. Ma guarda che anche per domenica stiamo preparando una sorpresa niente male…

 Oh Cielo ragazzi! … tocca a prenotare un albergo!

Un pensiero su “Intervista a …

  1. Al di là del fatto che questa intervista mi ha fatto conoscere delle realtà che non immaginavo, devo dire, cara Solindue, che sei nata per fare le interviste.
    Complimenti!

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