Music in my ears

S.O.S. musica. Salvati dalle note

 by Riccardo

Penso che la vita sia tutta un’emergenza: emergenza sanità, scuola, terrorismo, droga, emergenza rifiuti, emergenza lavoro…

Gli stati di benessere o anche di semplice tranquillità sono insomma l’eccezione, non la norma. La vita è una bufera intervallata da qualche istante di quiete… ma incerta e presto seguita da terrificanti acquazzoni.

Visione questa poco consolante… sono d’accordo con voi e per una volta, anche con me stesso.

Ma fin da ragazzino ho trovato un’ancora di salvezza; non sto parlando del vino, sto parlando della musica! Camminavo per le strade di Cagliari, QuasInferno con nella testa i versi e le note dei cantautori, dei Rolling Stones, di Dylan, Springsteen, del blues e di Vivaldi sentendomi vivo benché propriamente parlando, fossi morto.

Andavo al porto con la mia armonica e sfidavo i gabbiani a chi lanciava la nota più malinconica; li stracciavo, poareti!

Nessuno può immaginare quanto il rock possa salvarti se vivi in periferia; se poi vivi anche in provincia… Ma il rock è una forza soteriologica (redentrice) come ricordo che dicevamo con fine senso teologico io ed i miei amici, tra una sassaiola e l’altra.

In una metropoli hai tante di quelle possibilità che il rock può anche sembrare roba da buzzurri, ma in provincia no: pensate a Sogni di rock ‘n roll di Ligabue… Inoltre, far parte di una band è il massimo.

Naturalmente esistono anche delle controindicazioni sociali; in Rosalita zio Springsteen sa di non piacere alla madre di Rosie perché, dice: “I play in a rock ‘n roll band”, suono in un gruppo rock. Pazienza, Brù; rassegniamoci.

Ma non è neanche e solo questione di rock: in Giugno ’73 De Andrè canta: “Tua madre ce l’ha molto con me perché sono sposato e in più canto.”

Però la musica salva: per Roger Daltrey, grande voce degli Who nel suo quartiere potevi fare 3 cose … il pugile, il delinquente o il musicista rock. Meglio la 3/a, no?

Nel racconto Difficile senza musica Bukowski rievoca sé stesso giovane a San Francisco intento a spendere ogni centesimo in dischi di musica classica. Descrive il modo in cui la classica si fa strada in noi dicendo: “Ecco che arriva (…). La potenza piena, assoluta delle variazioni, dei controcanti che fluiscono leggeri in modo impensabile nella mente.”

E’ il momento, dico io, in cui la musica ci pervade e stacca da qualsiasi affanno, diventando un’onda immateriale. E’ liquida e calda come l’amore (certo l’amore è molto meglio).

Alcuni alla mousique preferiscono altre arti; li rispetto ma non li capisco: per me die Musik parla al corpo ed alla mente. Il tempo di una batteria e di un bel basso (non un basso bum-bum) da puro ritmo diventa melodia, sogno, pensiero…

Lo scrittore austriaco Thomas Bernhard, matto come un cavallo (benché non come me) diceva che quando scriveva prescindeva da schemi, canovacci, appunti ecc.: come un musicista che va al piano e liberamente… suona.

Ora, Tommasino semplificava parecchio, ma penso che il concetto da lui sviluppato sia chiaro: la vera scrittura, come la vera musica ed il grande circo, deve essere senza rete.

Ma la mousikè ha molto a che fare anche col dolore. Era morto da poco mio padre, stavo finendo il servizio militare ed un giorno, appena tornato in caserma sentii Wish you were are here (vorrei che tu fossi qui) dei Pink Floyd. Sebbene io per sapere che cosa siano le lacrime abbia sempre avuto bisogno del dizionario, scoppiai a piangere.

Pink Floyd a parte, una musica come il blues è consacrata alla sofferenza ed alla solitudine.

Ora ditemi: vi siete mai  sentiti salvati dalla musica?

In ogni caso, buoni giorni e buone notti!

 

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4 pensieri su “Music in my ears

  1. Sì, spesso la musica mi salva e mi consola…anche se son stonato e non so suonare. Al porto ci vado tante volte con la mia bici…lì sono abbastanza sicuro di non essere “arrotato” dalle automobili…ma ora ci andrò più volentieri nella speranza di incontrare un magico suonatore di armonica che, per me, è già un caro amico

  2. Per me la musica è e resterà sempre (almeno credo) ciò che mi accompagna nei miei momenti “bui”. Mi rilassa, mi fa sfogare e dimenticare. Quindi, sì. Credo che la musica mi abbia salvato a più riprese!

  3. Allora, chissà che non ci incontreremo davvero, caro Fabio ed amico!
    Purtroppo, ormai il porto sta prendendo una “direzione” un po’ troppo turistica, o meglio turistico-chic che non mi piace molto…
    Cagliari “capitale del Mediterraneo”?
    Ma per favore!

  4. Godot: possiede, la musica, davvero un grande potere…
    Difficilmente potrei farne a meno.
    Secondo me è come l’amore ed inoltre, la forma d’arte pche 8dopo la letteratura) più si avvicina a quel che sono.

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