Race for the Cure

Emergenza prevenzione

By Follettabacibaci

 Domenica 16 maggio 2010, come al solito piove, una pioggia che non sembra voler cessare, sono giorni che piove e non c’è tregua, ma il temporale di ieri sera è stato veramente superiore a tutte le aspettative.

Sono le 7,30, l’odore del caffè si spande in tutta la casa e sento mia figlia che canta sotto la doccia, stamani alle 10,00 ha un appuntamento importante, io la accompagnerò ma starò in disparte, la protagonista sarà lei e tutte le donne come lei. Sport e solidarietà oggi si fonderanno alle Terme di Caracalla, avrà luogo la mini maratona di beneficenza della Race for the Cure i cui proventi sono devoluti alla ricerca scientifica per i tumori al seno.

 Ore 9,30, posteggio la mia utilitaria e mi giro a guardare mia figlia, gli occhi verdi sono luminosi come quel piccolo raggio di sole che sta attraversando le nuvole, mi sorride e una fossetta al lato delle guance la rende piccola come una bambina. Non starò qui ad elencarvi tutte le persone che erano presenti, le autorità e il giro a piedi delle Terme di Caracalla, non serve dire della presenza dei tanti uomini, delle mamme con le carrozzine, delle migliaia di magliette bianche di solidarietà come la mia, sono scontate. Anche il raggio di sole ha continuato a bucare le nuvole per quasi tutta la mattinata. Voglio solo raccontarvi della voglia di vivere, della bellezza e della dolcezza che leggi negli sguardi di chi ha lottato e ancora lotta, della speranza legata al filo di un lancio di palloncini rosa nel cielo pieno di nubi ma con tanti sprazzi di azzurro.

Un anno e mezzo fa la sentenza, un anno e mezzo fa il dolore mi prendeva la gola e non riuscivo neanche a piangere, un anno e mezzo fa chiedevo al mondo del perché fosse toccato a lei e non a me, un anno e mezzo fa era lei che mi dava coraggio. Oggi la vedo che ride insieme a tante donne che si stanno curando come Rosanna Banfi, madrina delle “Donne in Rosa”, le donne che come lei hanno affrontato personalmente il tumore del seno e che scelgono di rendersi intenzionalmente visibili indossando una maglietta ed un cappellino rosa per testimoniare quel cambiamento di mentalità in positivo che ogni donna deve avere nel percorso di cura.

E’ finita, guardo mia figlia che sotto il cappellino rosa finalmente sfoggia di nuovo la sua chioma corvina e riccia, guardo le donne che come lei hanno lottato e lottano e hanno testimoniato che la cura esiste basta essere “tempisti”, mi ritornano in mente le parole della Banfi al nastro di partenza “Le Donne in Rosa sono le mie sorelle, abbiamo un brutto parente in comune che è il tumore del seno, ma se stiamo unite possiamo farci coraggio e scacciarlo dalle nostre vite. Basta avere cura di noi stesse fin da subito, senza aspettare che arrivino guai più seri”.

Donne abbiate cura di voi e insegnate alle vostre figlie ad amarsi. “Il tumore del seno ogni anno entra purtroppo in 37.000 case italiane, ma noi ci auguriamo che le decine di migliaia di persone che hanno corso e passeggiato alla Race oggi possano aiutarci a far capire a tutte le donne che da questo male, se diagnosticato in tempo, si può guarire”.

Domani mia figlia compirà 34 anni, il suo ragazzo ha corso con lei tenendole la mano, insieme voleranno verso la vita, domani sarà un altro bellissimo giorno, auguri figlia mia, ti voglio bene.

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2 pensieri su “Race for the Cure

  1. Molto bello e toccante il tuo articolo che sprona a non mollare, a non chiudersi da soli in un dolore che immagino troppo grande per gestire. Insegni che insieme è meglio ed esiste ancora speranza.

  2. Mia cara Folletta, che dirti? Le tue parole ho avuto modo di leggerle tante volte, quando ho ricevuto l’articolo e poi quando l’ho impaginato sulla rivista e ogni volta, è stata un’emozione.

    Con parole semplici, ci hai portato con mano in un mondo che crede nella speranza e nella condivisione, oltre ovviamente che nella prevenzione, in un mondo che forse è conosciuto poco, ma che avrebbe bisogno di molto più spazio, nei media soprattutto.

    A te e a tua figlia, ti auguro tanto bene, perché entrambe ve lo meritate.

    Ti abbraccio!

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