Stabile emergenza

16 Maggio 2010

 by Spaziocorrente

Cominciamo bene questo articolo. Già nel titolo è evidente il paradosso delle due parole che stridono come unghie sui vetri. Stabile, per dire di un qualcosa che non muta nel tempo, contrapposto ad emergenza, per dire di un evento eccezionale che mettendo in pericolo la vita, impone una azione rapida e risolutiva.

Ma nel parlare di emergenze ambientali non mi sembra di esagerare o forzare questo paradosso. Con il nostro grande ingegno siamo riusciti a creare una situazione di emergenza che ha un valor medio pressochè costante, ovvero stabile, se analizzato sull’intera superficie del nostro mondo. Non passa giorno in cui la cronaca non ci strilli l’ennesimo scempio sul territorio, dovuto la maggior parte delle volte a negligenza, scarsa manutenzione, superficialità ed indifferenza, per non dire crimine.

Oggi la notizia è l’immane disastro della piattaforma esplosa nel golfo del Messico che sta riversando nel mare una quantità spaventosa di petrolio, si parla di qualcosa come 5mila barili al giorno, anche se stime più precise si aggirerebbero a 56mila barili al giorno. Numeri quasi difficili da immaginare e da riportare in una dimensione a noi normale.

Ma oltre a queste catastrofi, di cui ne siamo in minima parte colpevoli, ogni giorno avvengono micro disastri anche vicino a noi o addirittura opera delle nostre stesse azioni. Non fanno notizia ma si compiono sotto i nostri occhi e ne siamo complici.

Oggigiorno si parla molto della tutela dell’ambiente ma temo che queste parole siano inflazionate, risultando retoriche e svuotate dal loro vero significato, un po’ come il termine solidarietà.

Noi che viviamo in una società del benessere, della tecnologia, della cultura, siamo quelli che si permettono di inquinare maggiormente, come se la nostra forza sociale fosse in grado di arginare i nostri misfatti, e non contenti, dall’alto della nostra sapienza, guardiamo e rimproveriamo chi più debole sembra ripercorrere la nostra stessa strada. Ma chi sopravvive ogni giorno per una razione di cibo non ha il dovere di pensare se quel cibo che mangia è in un contenitore biodegradabile e se va smaltito nella raccolta differenziata. Tanto più che la maggior parte di quell’aiuto arriva come nostro scarto di un’opulenza che rasenta la vergogna e che è fonte primaria di inquinamento.

Siamo tutti colpevoli di omissione di soccorso verso l’ambiente, dal momento che non cambiamo le nostre abitudini e ci ostiniamo a voler mantenere un ritmo di sviluppo superiore alle nostre possibilità, ovvero ignorando uno sviluppo sostenibile in confronto alle risorse disponibili. Forse in questo caso bisognerebbe parlare di inquinamento mentale più che ambientale, uno sporco che si è attaccato ai nostri pensieri ed al nostro modo di vivere.

La follia del golfo del Messico è in parte colpa del nostro stile di vita, della nostra incapacità a guardare al futuro e rinunciare a qualcosa di piccolo per preservare qualcosa di grande. Per carità, nessuna campagna del “torniamo al passato, all’età della pietra vestendo di pelli”. Siamo realisti. Ma cambiare le nostre abitudini si può e si deve. Una passeggiata per andare al negozio lasciando a casa la macchina è il solito piccolo esempio che porta con se la verità del “posso fare qualcosa, per me e per te”. Abbassare d’inverno la temperatura delle nostre case è possibile, ne guadagneremmo in salute, in portafoglio ed anche in ambiente. Spegnere i nostri tecnologici mezzi, compreso il computer, quando non li usiamo è pensare all’ambiente senza toglierci la possibilità di rimanere “connessi” al mondo virtuale. Ma sono infinite le cose che si possono fare partendo dai gesti quotidiani, che pur non bastando per cambiare il mondo, sono portatrici di un esempio per gli altri. Per tutelare l’ambiente sono ormai convinto che ci vuole un contagio destinato a trasformarsi in pandemia di buone virtù, dove prevalga la visione comune di un vivere meglio in un mondo che non sia bello solo per noi ma anche per chi verrà dopo di noi.

Non è vero che l’individuo può far poco d’innanzi ai grandi del potere, alle piovre multinazionali ed a quegli oscuri circoli privati che operano in pochi le scelte di molti. Questi “grandi”, che poi alla fine sono uomini, hanno bisogno di noi, come noi ne abbiamo di loro. La loro sfida è quella di mantenere e dominare la nostra scelta, non creando massa critica ma sostenendo il desiderio e l’ambizione di singoli individui; la nostra battaglia è all’opposto creare massa critica composta da singoli individui dotati di mente pensante e che hanno come obiettivo la realizzazione di un desiderio comune: il buon vivere insieme.

L’ambiente fa parte di questo buon vivere perchè porta con sé non solo ricchezza sul territorio, pensiamo al turismo, ma anche qualità intesa come benessere fisico e spirituale. Qual’è quel cuore che guardando la bellezza della natura non prova amore ed empatia? Ma se su quello scenario incombe una discarica a cielo aperto, cosa rimane della nostra emozione, di quell’armonia che ci distende l’anima ed il corpo?

Nessuno può sottrarsi a questa “stabile emergenza” ambientale: dal parco urbano sotto casa, alla discarica abusiva nella provincia vicina, alla disastrosa deforestazione del Sud America e dell’Africa. Ognuno può e deve fare la differenza. Come? Sensibilizzazione di chi ci è vicino è già il primo passo, essere consapevoli delle nostre scelte ne è il secondo, dare un esempio concreto nella nostra vita quotidiana ne è il terzo, e cosi via.

Non fidatevi della pigrizia e dell’indolenza di chi vi dice che l’inquinamento di una persona in un anno è pari a quello che produce una grossa fabbrica in un giorno. E’ solo una scorciatoia per liberarsi la coscienza da un peso, quello del non agire, e diventare complice di chi ancora ignora (o finge di non sapere) che l’ambiente in cui si vive non è proprietà esclusiva ma patrimonio di tutti.

A noi farlo capire perchè l’emergenza ambientale non sia una tassa di successione ma resti un imprevedibile evento che si è superato.

3 pensieri su “Stabile emergenza

  1. La macchia nera ha fatto scendere incredibilmente Obama nella classifica mentale che mi faccio degli uomini “importanti”… non tanto per la cosa in sè ma per le dichiarazioni che ha rilasciato del tipo: “Le mie bambine sono venute mentre mi facevo la barba e mi hanno chiesto se ho risolto il problema” o cose del genere…
    … insomma si è un po’ fatto scudo dietro la figura di padre di famiglia. Mentre per disastri di questo genere non ci sono coperture che tengono, ci sono solo soluzioni da trovare. E problemi futuri da prevedere!

  2. E dello scempio delle nostre città, cosa diciamo? E del cemento che sto parlando, dello sviluppo indiscriminato che in questi ultimi anni ha distrutto parchi, riserve naturali, coste, sempre in nome di una crescita che prima o poi ci porterà al collasso generale, perché prima che il territorio, è compromessa la salute di ogni singolo individuo.

    In Europa, siamo il paese che ha più ore di soleggiamento eppure, quanti sono gli impianti di energia sostenibile nelle nostre città?

    Eppure bisogna “sperare”, come dire, che vogliamo credere nell’uomo e investire nelle sue capacità di vedersi proiettato in un futuro che si “spera” sia migliore.

  3. Pingback: The Best Magazine_#4 | arthur…

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