Intervista a … Simone Perotti

Un uomo da_mare

by Solindue

Nato a Frascati da famiglia ligure, Simone Perotti inizia a scrivere molto presto, a soli 9 anni. A 22 si laurea in Lettere Moderne e consegue un Master in Comunicazione  grazie al quale  inizia la carriera di consulente e poi manager in agenzie e aziende italiane e multinazionali.

Nel 1995, pubblica il suo primo libro, Zenzero e Nuvole – Manuale di nomadismo letterario e gastronomico; nel 2005 vince il Premio letterario Cala di Volpe con il romanzo Stojan Decu, l’Altro Uomo. Nel 2008 il Premio “Sanremo – Libro del Mare”con  Vele dedicato agli amanti del mare e della navigazione a vela.

Ma
è oggi, con Adesso Basta – Lasciare il lavoro e cambiare vita, che Simone sale alla ribalta di pubblico e critica. Il saggio descrive il fenomeno del downshifting (letteralmente: “scalare marcia”), ovvero la volontaria e consapevole autoriduzione del salario e delle ore di lavoro, per poter godere di maggiore tempo libero. Simone ha, da tre anni, abbandonato la certezza di una carriera di manager e adesso vive di vela e scrittura … realizzando così il suo sogno.

Leggo in una sua intervista:

 “ Ho il sospetto che morirò anche io a 85 anni come tutti, ma mi auguro di arrivare a questi 85 anni avendo iniziato ai 41 a vivere nel modo più autentico possibile.

Perfetto aforisma del voler divenire: inizierei dunque la nostra conversazione dal futuro. Partirai il 17 luglio da La Spezia sulla rotta di Ulisse e starai fuori ben due mesi, ma per te non sarà certo un’Odissea? Quali isole toccherai?

Molto bene. Iniziare un’intervista con una barca che salpa sulle tracce del grande Odisseo mi sembra un inizio ideale. Spero non sia un’Odissea, certo. Ulisse era un grande marinaio ma ebbe il bel daffare con venti contrari e improvvise burrasche. Lui aveva contro gli Dei, io invece sono ateo e non sono superstizioso, dunque direi che ho un problema in meno di lui. Sono meno furbo di lui, tuttavia, dunque siamo pari. Speriamo bene. Toccheremo Zacinto, Cefalonia, Itaca, Meganisi, Lefkada e poi su fino a Paxos e Corfù. Però partiamo da Spezia, dunque abbiamo 1.000 miglia solo per arrivare in zona e 1.000 per tornarcene a casa. Nel complesso due mesi e 2.500 miglia. Niente male.

Immagino sarà una vacanza-lavoro come quando da ragazzi facevamo le vacanze-studio in Inghilterra:  da un viaggio del genere dovrai (o meglio vorrai) avere un ritorno economico…

Sì è il mio lavoro. Io d’estate organizzo viaggi a vela, ma legandoli sempre a qualcosa di culturale. Ogni sera leggeremo l’Odissea, ad esempio, per riscoprire uno dei testi chiave della storia dell’uomo. Tornare a casa come metafora del trovare se stessi. Il tutto, naturalmente, su quella metafora della vita che è il mare, dove le strade non sono segnate e le rotte sono mutevoli come i venti e le onde. Molto affascinante. Io sono innamorato del Mediterraneo. E’ dalle sue acque che strappo i denari che mi servono per vivere.

Proporrai a qualche rivista specializzata qualche articolo sul tuo viaggio? Lo hai già fatto per altri viaggi?

Sì accade sempre che mi chiedano reportage sui viaggi che organizziamo. L’anno scorso abbiamo fatto la Rotta dei Pirati, sulle orme del grande Dragut: Egadi, Pelagie, Tunisia fino al confine Algerino, La Galite, Sardegna, Corsica. Ne ho scritto per il Corriere della Sera e per Yacht and Sail.

Lavorerai a bordo immagino come skipper. L’essere un personaggio “famoso” ti aiuta nel trovare clienti? Voglio dire: c’è la fila davanti alla tua barca per partire all’avventura con te o comunque vivi nell’incertezza dello  “speriamo anche quest’anno di coprire i costi”?

Io organizzo questi viaggi da anni, e ho sempre avuto il problema di riempire le barche. Però ci sono sempre riuscito. Quest’anno è stato più semplice, la comunicazione sul libro aiuta molto a comunicare le idee e i progetti. Resta il fatto che ci si assume un rischio, sempre. Quando a gennaio studio una rotta lunga 8 settimane so che poi dovrò percorrerla, che io abbia una persona a bordo o sette.

Ho letto il tuo libro (Adesso basta – ed. Chiarelettere), ho girato fra le pagine del tuo blog (www.simoneperotti.com), ascoltate le tue  interviste al Tg1, su La 7, visto che collabori con riviste online, fai recensioni di libri…ho l’impressione che tu non abbia perso del tutto l’impronta del manager d’assalto ma che tu sia semplicemente diventato il manager di te stesso. Mi spiego.

Se non lo sei già, rischi di diventare uno scrittore e comunque un “personaggio famoso” il che riempirebbe la tua vita degli stessi obblighi di un tempo: pubblicizzare i libri a giro per l’Italia, concedere interviste, rispondere alle lettere? Non è forse impossibile liberarsi della morsa del sistema…

No. Capisco quello che dici. Mi sono trovato in momenti difficili da questo punto di vista. Ho avuto troppi impegni e troppe sollecitazioni dovute al successo del libro. Però vedi, io so bene cosa mi serve, cosa devo fare per stare nel mio. Io ho lasciato carriera, soldi, un poco di potere, riconoscimento sociale, per stare qui, nel mio mondo, a scrivere e navigare. Mi so difendere da queste cose. Le sto riducendo. Ne avevo messe tante al fuoco per paura di rimanere senza soldi per mangiare. Ma erano troppe, appunto. Le sto potando con convinzione. Io sono un uomo di mare, quando mette a forte bisogna tenere la barra bene in pugno, non farsi scoraggiare. La via della libertà è piena di sirene, come la rotta di Ulisse, e io me ne sto ben legato all’albero maestro, non cedo alle lusinghe. Io sono già famoso, la gente mi ferma per strada “Tu sei quello di ‘Adesso Basta’!”. Ma a me strappa un sorriso. Oggi tagliavo la legna per l’inverno. Questa è la mia vita, da solo nel bosco. E non la cambio. Non ora almeno. Me la devo godere per bene.

In questa tua vita “differente” sono realmente sparite anche le ansie del dover fare e del dover divenire o sono semplicemente mutate?

L’unica ansia, l’unico combattimento in corso, è quello dei soldi. Io non ho stipendio, ho un po’ di soldi da parte che non posso toccare perché non avrò la pensione. Se non lavo barche, se non faccio corsi di vela, non mangio. I soldi del libro (30mila euro, tanti ma non divento ricco) arriveranno a fine aprile del 2011 (regole del mondo editoriale), e io devo campare. Però su questo mi organizzo, faccio le cose che voglio, che sento, che so fare, e va tutto abbastanza bene. Il segreto è che consumo poco, vivo con 700 euro al mese tutto compreso. Certi mesi (estate) anche meno.

Per il resto, come diceva Pessoa: “Non sono niente, non sarò mai niente, ma in me ho tutte le vite del mondo”.

Come trascorri un tuo “lunedì tipo”?

Io mi sveglio sempre presto per scrivere, lo faccio da vent’anni. Solo che prima alle 9 dovevo smettere e iniziare a lavorare in azienda. Adesso prendo un caffè, giro nel bosco, oppure sul ponte della barca, guardo, sento, respiro, poi scrivo, magari fino alle 12.00, cucino (adoro cucinare), curo l’orto, leggo molto, soprattutto ho ripreso a studiare (che è un’altra cosa da leggere), poi magari vado al porto, lavo una barca per guadagnare 90 euro. Con 90 auro compri cibo per 9 giorni, cibo ottimo, con pranzi da re. Le acciughe costano 3 euro al chilo qui a Spezia, gli sgombri anche, i totani 4 o 5. Il mio orto fa il resto.

In ogni caso, questa giornata tipo può cambiare molto. A volte non faccio nulla, perdo tempo. Una sensazione meravigliosa. Oppure faccio le mie sculture in ardesia, legno antico, con relitti portati dal mare.

Quanto è difficile condividere una scelta di vita così drastica e quando è difficile, se non impossibile, apportare un tale cambiamento se si ha famiglia?

Se si vuole cambiare vita in due è una meraviglia. Mi scrivono molte coppie che stanno cambiando insieme. Sognano insieme, vivono insieme, tentano insieme, sbagliano insieme, si fanno forza e si disperano insieme. Inoltre fanno economie di scala molto significative. Per i single le cose sono economicamente più dure, e poi sono soli, devono assumere tutta la responsabilità su di sé. Però sono rapidi nei movimenti, dunque hanno più libertà. Le famiglie fanno più fatica, però in centinaia, forse migliaia mi hanno scritto per raccontrmi che loro l’hanno fatto, due, tre quattro anni fa, e tutto va benone. Si alternano sul lavoro e  in famiglia, hanno ridotto i consumi, vivono in posti poco cari, in case che hanno rimesso a posto da soli. Mi sembra che sia possibile anche per loro. Sono tantissimi a dirmi queste cose. Che bravi…

Il sottotitolo del tuo libro è “Filosofia e strategia di chi ce l’ha fatta”.  Sei davvero convinto di essere “arrivato” e di avercela fatta? (Prima di rispondere pensa alla responsabilità, a quanti  a seguito del tuo esempio o seguendo i tuoi consigli potrebbero mollare tutto e non “arrivare”).

Non mi piace quella frase. E’ una frase editoriale, che io non avrei messo. Io non ce l’ho fatta proprio per niente, però ci sto provando maledettamente. Io sono nato per scrivere romanzi, e questo ho intenzione di fare. Per farlo devo essere libero, avere tempo, studiare, viaggiare, capire, tentare e ritentare la pagina bianca. Questo è il senso della mia vita oggi. Dunque ci provo da tre anni con grandissimo impegno. Mi accorgo anche che fare questo cambiamento è tutt’altro che arrivare, ma iniziare. Ho iniziato un percorso nuovo, di cui ignoro le regole. Occorre lottare, ma c’è anche grande benessere, calma, silenzio, quiete, cuore leggero. L’ansia scompare se vogliamo farla scomparire. Io vado a letto col corpo che fa male, ma con la mente che sta bene. Prima accadeva spesso il contrario.

Infine una mia breve riflessione-curiosità: ho visto quasi tutti i tuoi video di “Adesso basta”: lo sai che non ridi mai?

Me l’hanno detto in molti. In realtà io sorrido spessissimo, adoro sorridere (più di ridere a dire il vero), e amo chi sorride, chi mostra i denti alla vita. Non so perché nei video sono spesso serio. Forse perché sul cambiamento tanta gente ha nervi scoperti, paure e speranze e io che ho fatto il passo, non ho diritto di ridere. Io la penso così. Quando si comunica occorre rispetto per chi è dall’altra parte. Se io che il lunedì sto a casa a sentire musica e a studiare i pirati del 500 mi metto a ridere, chi guarda il mio video ed è stnaco morto, soffre, probabilmente s’incazza. Forse avrebbe anche ragione a farlo. Io invece devo dire delle cose, voglio comunicarle, e ci provo. Tutto sommato c’è poco da ridere. Almeno su Youtube…

… come dargli torto!

2 pensieri su “Intervista a … Simone Perotti

  1. Pingback: The Best number five | The Best Magazine

  2. Bell’ intervista. Ho trovato certe cose che ha detto Simone molto vere. Su certi argomenti la gente ha nervi scoperti,io per prima. Mi piace che esponga la possibilità di cambiare vita con tanta pacatezza. Il vero guaio è che non sempre si hanno abbastanza soldi da parte da potersi permettere un minimo di tranquillità una volta vecchi,quindi l’arrabbattarsi ha un sapore diverso. Ma mi è piaciuto anche che abbia detto che fa le cose che ama,le cose che sa fare. E’ quello che vorrei un giorno per me, anche se non so ancora cosa realmente potrei fare,ma ci sto pensando su. Non ho paura del corpo che fa male e già questo è qualcosa. Stanca,ma felice,mi andrebbe benissimo…

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