Malpensa Zanzibar senza scalo

by Solindue

Otto ore di volo diretto e un passaporto valido:  basta questo per cambiare vita … oltre a un intero mese di stipendio!

Qualche noiosa formalità all’aeroporto, qualche decina di dollari volati per il visto (che non sai bene il perché) e mi sono ritrovata  su una spiaggia che non era la mia, con un mare … che non era il mio Mediterraneo.

Un po’ ancora disorientata per il caldo, il sole tropicale e le palme, mi metto il costume e attraverso il tratto di spiaggia bianca e impalpabile che separa il mio bungalow dall’oceano. Impossibile descrivere l’acqua, inutile definirla limpida … è qualcosa di più.

“Ciao, io sono Carbone … e tu sei davvero mozzarella!” Neanche cinque minuti e vengo proiettata lontana anni luce dalla mia Firenze.

Il nome Zanzibar  deriva molto probabilmente dal persiano Zang-i bar (“Terra dei neri”) e Carbone, un giovane  ragazzo di 23 anni, è davvero nerissimo. Fisico muscoloso  e sorriso bianchissimo. Parla un italiano quasi perfetto ed è di una simpatia incredibile:  diventerà la mia guida locale per la mia settimana di permanenza sull’isola.

Quella che chiamiamo Zanzibar è in realtà  Unguja, l’isola maggiore dell’arcipelago di Zanzibar che è composto da due grandi isole, una è appunto Unguja e l’altra è Pemba; oltre a queste due isole c’è una miriade di altre più piccole seminate, credetemi,  in un mare esageratamente azzurro.

Il mio albergo – gestito da un tour operator italiano – è situato fra due villaggi locali fatti di  semplicissime capanne di fango con tetti di cannicciato. La corrente elettrica esiste  solo per la “casa” del capo villaggio che su una terrazza esterna ha anche la televisione e la sera fa da richiamo per tutti gli abitanti. La nostra vita di “bianchi vacanzieri”, si inserisce senza nessuna difficoltà con la giornata scolastica e lavorativa dei locali. Ogni pomeriggio, ai lati  della “nostra spiaggia”, arrivano a fare il bagno  i bambini dei due villaggi. Le donne scendono in spiaggia accompagnando i più piccoli e vengono a lavare in mare le stuoie che servono per tappeti o forse da giacigli nelle loro case.  La sera, i ragazzi più grandicelli solcano il mare con gli uomini, per gettare le reti da pesca, su deliziose barche in legno … fino al tramonto.

Passeggiando sulla spiaggia i bambini ci guardano e ci salutano con la mano. Mai nessuno è venuto a chiedere niente. Sono bambini bellissimi, sempre sorridenti e ben nutriti. L’isola è ricca di pesce e all’interno è molto verde con grandi piantagioni di frutta e  spezie come  mango, citronella, ananas, cardamomo, banane, vaniglia, zenzero, cannella, chiodi di garofano, curry e cacao…

… per non parlare del bellissimo parco ricco di mangrovie!

Carbone arriva all’entrata del mio albergo ogni mattina con la sua macchina verde e super arrugginita e mi trasporta in giro per l’isola, organizzando gite in barca alla ricerca dei delfini e ricchi barbecue sulla spiaggia con aragoste e scampi a non finire.

Carbone è il frutto di un’adozione italiana a distanza. Oltre alle spiagge e al mare questa è la migliore sorpresa; sapere che, a volte, le cose funzionano. Giuseppe, il suo “papi bolognese”,  lo ha adottato a distanza tanti anni fa’, inviando tramite un organizzazione italiana ogni anno i soldi affinché potesse avere un’istruzione adeguata. Carbone parla perfettamente sia italiano che inglese e ha un po’ di smania di venire a vedere l’Italia. Giuseppe è venuto a conoscerlo e a trovarlo già cinque volte. Posso solo lontanamente immaginare la festa al loro primo incontro. Il bianco degli occhi di Carbone sembra scintillare ogni volta che parla dell’Italia. E’ però vicino alla sua famiglia che ha studiato e sempre qui nella sua terra che sta mettendo a frutto tutto questo, lavorando come guida.  

La settimana trascorre velocemente, fra racconti di sogni e  aspettative di vita  diverse;  scottature inevitabili e  bagni di mare interminabili.  Il relax è sempre totale,  niente riesce a disturbare questa incredibile atmosfera; per ogni problema che ponevo a Carbone c’era sempre la solita, unica risposta, come al solito accompagnata da un grande sorriso bianco … “Hakuna Matata Sol”!   Nessun problema!

2 pensieri su “Malpensa Zanzibar senza scalo

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