In cucina con…

La Signora Marisa e le penne alla Bella Donna

by Aracne

Qualche giorno fa ho incontrato la signora Marisa. Era tanto che non la vedevo e l’ho trovata sciupata, l’ombra di se stessa, spenta. Una sorpresa, certo, ma considerando che è fra i settanta e gli ottanta, prima o poi me lo dovevo aspettare.Sempre curatissima, però, con una bella borsa rossa e sandali coordinati. Ma il fuoco che le bruciava dentro, non l’ho proprio visto.

Aveva sposato un compagno delle elementari di mio padre. Come si usa qui, i vecchi amici continuavano a incontrarsi con regolarità, mentre la vita andava avanti: matrimoni, nascite dei figli, adolescenze, altri matrimoni (dei figli), altre nascite (dei nipoti), e chi ce l’ha fatta ha vissuto anche le adolescenze dei nipoti.

Chissà se nell’al di là continuano ancora a vedersi, e che cosa gli sarà rimasto da dirsi. Intanto le vedove continuano a vedersi nell’al di qua, tranne mia madre che si è sempre rifiutata perché considera queste riunioni oramai un contare i sopravvissuti.

Ho sempre avuto la sensazione che si incontrassero per abitudine; era più che altro un gruppo di ‘compagni di merenda’, non ho mai avuto la sensazione che ci fosse quell’amicizia vera, profonda e complice, che fra loro si chiamassero quando avevano bisogno di aiuto o che si interessassero veramente a quel che succedeva nella vita degli altri.

La signora Marisa era molto più giovane di tutti loro, almeno una decina d’anni. Intelligente, brillante, piena di spirito, l’ho sempre ammirata anche per come sosteneva e appoggiava il marito, un pessimista nato per cui tutto era drammatico: ‘ Via, via, Gastone’ gli diceva facendogli coraggio. ‘Oh Marisina’ le rispondeva lui, quasi seccato. Ma di fatto, si calmava.

Un anno andammo in vacanza insieme, le due famiglie. Prendemmo a noleggio un caicco in Grecia, in un periodo in cui ancora si arrivava nei porti e l’unica barca era la nostra o quasi. C’erano tre persone di equipaggio: Lefteri, il capitano, e il suo secondo, un individuo che non sorrideva mai e che mi intimidiva parecchio. E poi un tipo gioviale, rotondo che portava un cappello di tela floscio legato con uno spago intorno al mento e che per il suo incedere ballonzolante venne prontamente ribattezzato Bagonghi. Chissà come si chiamava veramente.

Mia madre e la signora Marisa cucinavano per le due famiglie. Una sera la signora Marisa venne fuori con le penne alla Puttanesca. Questo mi provocò allora molto imbarazzo. Avevo quattordici anni, sapevo vagamente cosa significasse e con certezza che la parola non era da ripetere.

Ma trovai le penne deliziose, e questa è la mia versione.

Tanto per chiarire, la Bella Donna del nome non è la pianta.

 

Penne alla Bella Donna (x 4)

500 g di penne (ci piace abbondare)
400 g circa di polpa di pomodoro
3 acciughe sott’olio o un cucchiaino di pasta d’acciughe
2 denti d’aglio, pelati e grattati
1 cucchiaio di capperi
1 manciata di olive nere, denocciolate e tritate grossolanamente
1+2  cucchiai di olio
1 cucchiaio di timo secco
1 cucchiaio di origano secco
un bel trito di basilico e prezzemolo (facoltativo)
sale, pepe

 

Scaldare 1 cucchiaio di olio, scioglierci le acciughe e far brevemente saltare l’aglio (non deve scurire). Aggiungere le erbe secche, e dopo circa un minuto completare col pomodoro, le olive ed i capperi. A me piace far sobbollire la salsa piano piano per un’oretta, affinché tutti i sapori si amalghimino ma se siete di fretta e la polpa di pomodoro non ha quel sapore metallico delle conserve in scatola, potete anche ridurre a dieci minuti.

Intanto cuocete la pasta ben al dente (devo dirvelo?). Assaggiate la salsa, aggiustate di sale, unite il pepe a piacere, ed infine conditevi la pasta, cospargendo di erbe fresche e mescolando bene.

Il formaggio non ci vorrebbe, ma ‘de gustibus non est disputandum’.

Buon appetito!

Aracne

4 pensieri su “In cucina con…

  1. Pingback: The Best number six | The Best Magazine

  2. E cara Aracne, a quest’ora poi, non devo far altro che …………. sognare questo piatto fino a questa sera che torno a casa e …………. me lo pappo. Grazie Folletta baci baci

  3. Una ricetta ottima ed è bellissimo il racconto che la introduce…”Via via Gastone…Oh Marisina…” sembra quasi di vederli. E’ stato veramente un piacere leggerti. Un caro saluto, Fabio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...