Diversamente Primi.

By Elle

Non ho letto subito La solitudine dei numeri primi, quando tutti gridavano al caso letterario del giovane laureato in fisica che improvvisamente si aggiudicava uno dei premi letterari più ambiti.
Solo recentemente mi sono avvicinata a quelle pagine ed è forse per questo che a ritrovarle sul grande schermo quasi in contemporanea, quando la vernice fresca di certe frasi lette non si è ancora asciugata, mi son sentita rimescolare un po’ di cose dentro.


Giordano con la sua scrittura lineare, essenziale e precisa come le formule scientifiche che ha studiato all’università, arriva ad incidere chirurgicamente l’immaginario del lettore soprattutto nella caratterizzazione e descrizione dei mondi interiori dei due protagonisti, in quell’essere diversi che li accomuna eppure li separa, tanto da essere sempre vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
Saverio Costanzo parte da questa semplice formula e la fa indossare a due giovani attori, lavora bene sulle inquadrature e sull’espressività dei visi più che sui dialoghi, concentrando le immagini soprattutto sul loro corpo – pare che i due protagonisti siano stati costretti ad ingrassare (lui) e dimagrire (lei) 10-15 chili – che cambia e cresce portando addosso i segni del disagio interiore che sovrasta le loro vite.
La storia nasce da un unico binario e si sviluppa fedelmente almeno fino ad un certo punto, sino a che, arrivati alla biforcazione cruciale del capolinea, i due autori prendono due strade opposte, con due chiusure diverse.
Eppure non c’è nessun conflitto tra regista e scrittore anzi, Giordano che ha firmato la sceneggiatura insieme allo stesso regista si è detto pienamente soddisfatto dell’esperienza e del risultato.
Forse una reale contrapposizione quindi non c’è, certo è che da un lato troviamo la versione cinematografica con il suo (possibile ma non del tutto svelato) happy end e dall’altro quello originariamente pensato e scritto da Giordano nel libro.
Costanzo intervistato su questo punto, risponde che ha voluto un finale diverso perché eliminare volutamente il lieto fine gli sembrava un’ingiustizia ideologica.
Opinione condivisibile certo, dare una seconda chance a Mattia e Alice non è poi così sbagliato, tuttavia mi chiedo se la vita di quei due sarà mai pronta per un’evoluzione del genere e soprattutto se la vita reale sia davvero capace di smentire le formule matematiche e qualche volta conceda davvero questo tipo di finale aperto.
O se magari non sia tutto semplicemente il frutto dell’accostamento di più letture personali, che rimbalzano dallo scrittore al regista, dal lettore allo spettatore.
Mi chiedo se non sia dunque quell’istinto, che tutti abbiamo, a sviluppare una certa immaginazione, se non sia quel certo auto convincimento fantastico a creare, nel bene e nel male, la vera solitudine, il vero numero primo, il vero “male incurabile”, più dell’anoressia di Alice, peggio dell’autolesionismo di Mattia.
Lo scrive in modo semplicemente straordinario Giordano nel libro: “Succedeva nei film e succedeva nella realtà tutti i giorni. La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un’esistenza. Ormai l’aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.”
Leggendo, su questa frase sono certa di aver pianto. Al cinema non so, ma mi pare di non averla ritrovata.
Perché ci sono storie che neanche sotto la spinta della più impertinente e benevola fantasia possono essere riscritte e che, proprio per questo, provocano una feroce commozione.
E sostenere lo sguardo mostrandole indulgenza è il compito più arduo.

3 pensieri su “Diversamente Primi.

  1. Scrivere una storia che ti faccia dimenticare che è finzione è una grandissima dote. Forse genio.
    Dovrei leggerlo questo libro, non so perché ma non mi ha attirato nelle mie razzie in libreria.. ma ho scoperto i migliori romazni che abbia mai letto, in questo modo!!! ehehehh!
    La trasposizione cinematografia ha poi tutti gli svantaggi del mondo, deve sottostare a certe “regole”, e non sempre soddisfa…
    Ovviamente prima leggerò il libro!
    Grazie Elle, bellissima recensione!

  2. Io il libro l’ho letto quasi subito dopo che è uscito e devo dire che mi è piaciuto, ma il finale mi ha lasciato l’amaro in bocca. Forse speravo in un lieto fine e il fatto di non averlo trovato mi ha delusa un po’. Comunque ricordo di averlo letto in poco più di 24 ore, e questo dice tutto.
    Il film sono andata a vederlo la settimana scorsa, però non so, non sono rimasta contenta. Il finale è diverso da quello del libro. Forse comunque è questo l’intento sia del libro che della trasposizione cinematografica: quello di lasciare l’amaro in bocca, una leggera sensazione di angoscia.

  3. Pingback: The Best number six | The Best Magazine

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