Music in my ears

Le parentesi della vita in mezzo alle 7 note … e non solo

by Riccardo

Anche la vita di solito meno emozionante riserva comunque dei colpi di scena o delle situazioni spesso imprevedibili.

Purtroppo, non sempre in senso positivo.

Per me, nella storia del rock (che dopo quelle medievale è quella che conosco meglio) tutto questo è sintetizzato al meglio da alcuni versi.

Per es., in It’ s allright, ma’ (Im only bleeding) Dylan canta “You loose yourself, you reappear/ you suddenly find you got nothing to fear, ti perdi poi riappari/ improvvisamente scopri che non hai niente da temere.

2 versi, questi, che esprimono bene quella sensazione di disagio che a volte proviamo senza un motivo apparente…. Una sensazione che però a me fa pensare anche ad una smaterializzazione del nostro corpo, o almeno ad un grave pericolo a cui scampiamo.

Infatti, titolo e ritornello della canzone insistono su questo concetto: va tutto benissimo, mamma (sto solo sanguinando)!

Altri versi per me pregnanti si trovano in Beatiful boy di John Lennon, pezzo contenuto nel suo ultimo album Double fantasy.

In questa canzone Lennon canta: “Life is what happens to you/ while you’re busy making other plans, la vita è quello che ti succede quando sei occupato a fare altri piani.

E qui entriamo nel vivo del tema dell’articolo: le parentesi. Secondo me, ogni momento della nostra vita è come se fosse (pur nella sua unicità) un passaggio appunto verso il prossimo momento. Ma tutto ciò sfugge ad ogni previsione, è avvolto da una sorta di nebbia.

Eppure quei versi di Lennon sembrano una lucida e non meno tragica premonizione del proprio assassinio… sì, perché mentre lui, lontano dalla luce dei riflettori viveva la sua felice vita di marito e di padre e (dopo alcuni anni) si apprestava a tornare on stage, l’assassino Chapman preparava il suo plan, piano.

Che dire? Tuttavia quei versi possiedono una connotazione anche positiva: sono una constatazione di quanto la vita sia varia e si sviluppi su livelli inconsueti e differenti…

Mi viene in mente un’enorme spiaggia che non conosciamo e che ci offre lo spettacolo imprevisto ed imprevedibile di tante calette, anfratti ed insenature che compaiono di colpo, dune che sembravano nascoste, forse un antico anello che brilla sulla sabbia.

Non so perché, ma questa immagine mi ricorda quando Zucchero canta: “Guardo in fondo ai tuoi occhi.”

A parte questo, penso che la vita sia come un rettilineo ma che esso conduca poi a delle svolte, bivi, incroci ecc. che siamo liberi di prendere ma nei quali ci imbattiamo comunque… a volte anche senza consultare la nostra volontà! Come canta Dylan, A simple twist of fate: una semplice svolta del destino.

L’autunno, poi, è la stagione che racchiude parecchie di queste svolte: mette molta della nostra vita tra parentesi mentre attendiamo un figlio, un amore, un lavoro o delle idee che tardano ad arrivare…

Mentre insomma aspettiamo d’incontrare liberamente il destino.

Solo, non chiedetemi di spiegare quest’ultima frase perché potrei farlo solo scrivendo un romanzo… e poi, forse, non l’ho capita neanche io!

L’autunno, quindi, è un tempo che serve per spazzare via tante foglie secche… non solo quelle degli alberi. Les feuielles mortes, come cantava Edith Piaf.

Ma una volta spazzato il vialetto della nostra vita, sapremo scorgere meglio le famose svolte che lei, impaziente, ci riserva.

Beh, ora sparo Glory days di zio Bruce al massimo del volume consentito dalla legge (o almeno dal regolamento condominiale).

Perché sapete, spesso mi trovo anch’io nella situazione di una delle protagoniste del pezzo: “She says when she feels like crying/ she starts laughingh thinking about/ glory days, lei dice che quando sta per piangere comincia a ridere ripensando ai giorni di gloria.

E che io abbia mai avuto dei veri momenti di gloria, mah, su questo avrei molto da ridire… con me stesso; ma in fondo, che importa? A me, d’averne avuti o d’averne importa uno zero spaccato. Guardo in lontananza ed entro (non solo apro) nella prossima parentesi.

Salutone a tutte ed a tutti!

3 pensieri su “Music in my ears

  1. Pingback: The Best number six | The Best Magazine

  2. Io amo le canzoni di Paolo Conte. Di botto mi vengono in mente alcuni versi:
    “avrà più di quarant’anni
    e certi appalausi ormai
    son dovuti per amore…” (da Sparring Partner)
    oppure:
    “…era un mondo adulto,
    si sbagliava da professionisti…”(da Boogie)
    Che dire, ci son tante emozioni, tante suggestioni nei versi dei grandi musicisti. Un caro saluto, Fabio

  3. Vero, Fabio, anzi verissimo: i grandi musicisti posseggono quella particolare capacità di cui hai parlato.
    E si tratta di una capacità o di una dote che sanno far risplendere (mi sembra il termine adatto) in modo apparentemente semplice.
    In realtà non è semplice, ma per loro è talmente naturale che “sembra” semplice.
    A me di Conte (benchè gli preferisca altri artisti) piace molto “It’s wonderful”, soprattutto quando canta il ritornello: “Via via… it’s wonderuful, via via, da uomini che ti sono piaciuti, via via” ecc.
    Quello è un jazz-swing molto allegro eppure malinconico che regge il confronto (secondo me) con tanta altra musica ingiustamente più celebre.
    Un caro saluto anche a te!

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