Parentesi chiuse

…. parentesi aperte

By Follettabacibaci

Da bambina l’estate andavo in campagna dai nonni e mi divertivo a scorazzare in mezzo ai filari delle viti ancora acerbe, rincorrevo i paperini che, al seguito di mamma anatra, si tuffavano nel rigagnolo che scorreva davanti alla casa. Tutto era bianco come la strada costeggiata dal noceto, ero una bambina magrissima e felice con una mamma bellissima, nel cuore un meraviglioso papà e dei nonni stupendi.

Mio nonno mi prendeva per mano, le spalle ancora dritte, magro come un ramo secco e gli occhi azzurri, una camicia a quadri con le maniche arrotolate, un cappellaccio di fustagno sui capelli bianchi e le scarpe grosse piene di terra. Era grande, ma non il classico nonno immenso che avevano le mie amiche, lui non aveva la pancia e neppure il vestito blu con l’orologio nel taschino del panciotto, lui non sedeva in una immensa poltrona di pelle marrone, lui aveva le scarpe sporche di terra e le mani nodose, lui non mi portava nelle pasticcerie ma mi porgeva una pesca matura raccogliendola dall’albero. Ci soffiava sopra per pulirla e poi tirava fuori un coltello a serramanico e la divideva in tanti spicchi. E con lui non andavo alle giostre, ma entravo nella stalla e lo guardavo mentre mungeva le mucche, e lo scrutavo mentre detergeva il sudore dalla fronte con il dorso della mano. Lui era un contadino d’Abruzzo, poche parole e tanta tenerezza mentre mi indicava le stelle la sera e guardandone una più grande sussurrava piano “La vedi quella lassù? Quella è tuo padre, quella è mio figlio che ci sta guardando e ti benedice” e gli occhi azzurri diventavano scuri e si riempivano di acqua salata, ma mio nonno non piangeva  stringeva solo un pochino più forte la manina che tenevo dentro la sua mano ruvida.

Mia nonna, minuta, silenziosa, si muoveva per la casa a piedi nudi e accendeva il fuoco nel camino. Raccoglieva piccoli rami e li metteva sotto il ciocco, e poi soffiava forte con un tubo di ferro e improvvisamente divampava la fiamma, non capivo come facesse ma ero orgogliosa di tanto talento. Il camino era acceso anche d’estate, lì non c’era la cucina economica, lì non c’era lo scaldabagno e neppure il bagno come lo conosciamo noi, c’era solo la luce ma era la 125 e le lampadine erano basse. Mia nonna cucinava nel camino, scaldava l’acqua nel camino e poi la metteva in un grande bagnapiedi di metallo e mi aiutava a lavarmi, il sapone era fatto in casa e la spugna uno straccio pulito, ma io ero felice, e poi correvo via come lei a piedi nudi, mia madre mi rincorreva per tutta la casa e poi crollavamo sul lettone dalle sponde di ferro battuto e la nonna ci guardava, gli occhi scuri e i capelli riuniti a crocchia, il vestito nero e le mani perennemente ad asciugarsi nel grembiale che portava sui fianchi. La mia nonna non era fresca di parrucchiere e non aveva i vestiti di seta colorati come le nonne di città, era una donna semplice e non portava neppure il rossetto. A volte mi prendeva sulle ginocchia e mi sussurrava piano “Sei come tuo padre, gli stessi occhi gialli e i capelli fini, la stessa magrezza e lo stesso sorriso, si sei proprio come mio figlio, tiranna come mio figlio” e si girava a guardare una foto appesa alla parete.

Era una foto color seppia, dentro un cuore il viso di un uomo in divisa da alpino sorrideva con lo sguardo luminoso,  l’ovale perfetto di un ragazzo di venti anni, peccato non fosse a colori, sotto la foto una mensola con un cero perennemente acceso e un cappello con una lunga piuma nera lucida che ogni tanto mia madre accarezzava piano e mia nonna guardava in silenzio quell’atto di amore.

Una parentesi di vita tornata non so da dove e non so perché, una gigantesca parentesi d’amore che mi avvolge in questa calda giornata d’estate, una parentesi chiusa.

Mi volto appena, come sempre non ho udito il tuo passo, ti ho semplicemente percepito, mi guardi fermo a piedi nudi nel riquadro della porta, la luce da dietro ti fa sembrare irreale, la mia parentesi di vita, la parentesi  aperta in un abbraccio fatto semplicemente dal tuo sguardo.

7 pensieri su “Parentesi chiuse

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  2. WOW! sono capitata da queste parti “per colpa” un click casuale e devo dire che mi ha fatto davvero bene leggerti…ti auguro la buona notte,chiunque tu sia..e vado a letto anch’io …con il cuore carico di emozioni,la testa piena di ricordi appena ridestatisi e ,lo confesso,qualche lacrima negli occhi..spero a presto…

  3. ciao ciamby86, è bello sapere che anche un clik causale può causare (che bel gioco di parole) una emozione
    spero di riaverti presto tra di noi, baci baci Folletta

  4. Grazie Vale, ma non farmi arrossire.😳 Anche se non riesco a passare spesso per un mondo di motivi sono felice che riesco sempre comunque a condividere le mie emozioni Grazie a tutti

  5. Con queste parole sprigioni immagini vive ed emozioni reali, che si sovrappongono a gesti lontani e ad azioni che ancora riconosco ed apprezzo.
    Si percepisce il tempo dei sorrisi ed il tempo della tristezza per chi non era fisicamente lì con voi. Ma forte trasmetti il messaggio che certi valori che scaturiscono dall’amore, non temono distanza ne tempo, ma si traformano in gocce di vita che dissetano la nostra vogli di vivere fino all’ultimo battito del nostro cuore.

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