Il Natale di nessuno

05 Novembre 2010

by Spaziocorrente

Il Natale che vorrei è un po’ diverso da quello che ogni anno scorre tra vetrine, case brulicanti di regali e luci colorate. E’ il Natale di Nessuno, di chi non ha alberi da addobbare e nemmeno scatole colorate da aprire, o di chi pur avendo queste cose, non è sereno e sente forte la mancanza di qualcosa. Non è nemmeno quello dei buoni propositi che iniziano con un piccolo digiuno e finiscono con la pancia piena di pietanze, mentre la mente si addormenta ai richiami dei rimorsi e dei doveri.

Vorrei vederlo nascere dal vero in quelle persone che dicono di credere come atto di fede, come vorrei vederlo vivere con serenità in quelle che in quell’atto non ci credono ma lo rispettano, accogliendolo come una buona tradizione che unisce in un abbraccio dal sapore genuino.

Non vorrei più il Natale di circostanza, quello del sorriso stirato come la camicia della festa o dell’augurio virtuale associato alla lista dei contatti. Nemmeno quello che parla di bontà fra le rughe dei rancori, nè quello dell’assegno in mano per donare briciole di un eccesso a chi è diventato solo uno stereotipo di povertà e comodo immaginario consolatore della nostra coscienza addormentata.

Vorrei il Natale di Nessuno, quello con la N grande, come dicono i bambini, di quel Nessuno che è sfuggevole comparsa per trecentosessantaquattro giorni all’anno ed in questo particolare giorno non è altro che lo stesso essere vivente dei giorni precedenti.

Rivoglio – e lo grido forte –  il Natale visto con gli occhi stupefatti dei bambini, quelli che guardano verso il cielo cercando una stella e regalano al cuore l’innocenza che sa di buone cose, come il cioccolato che rincuora nei momenti tristi. Altresì vorrei sentirlo negli odori del mondo, che siano quelli di legno che brucia in un camino o di spezie accatastate in mercati lontani, così come vorrei fosse deserto con quell’odore di sabbia d’Africa e simili disperati paesi, distanti dalle nostre renne e dalle nostre slitte ben curate.

Vorrei pure un Natale di Nessuno che si inchinasse con rispetto ed umiltà a madre terra ed a tutti i suoi figli. Vorrei che ci ricordassimo del posto in cui viviamo, dove consumiamo i nostri giorni, come stupidamente e con poco buon senso le risorse che ci offre.

Un Natale che si legga non nelle parole, come queste, ma nelle azioni di chi lavora e cresce con l’esempio, sapendo che hanno più valore di una moneta d’oro. Vorrei che non ci fosse Natale, per capire che l’essere consapevoli del nostro esistere è cosa più importante di un riflesso nello specchio.

Vorrei un Natale che non fosse ipocrisia di un calendario e nonostante tutto potesse realmente splendere nello sfavillare di addobbi colorati e fatti a mano con fantasia e condivisione.

Ancora, vorrei che potesse essere la rinascita interiore di un dio benevolo per chi ci crede e la rinascita interiore dell’uomo saggio per chi pensa che quel dio è forse troppo impegnato in altri progetti. In ogni caso vorrei che Natale fosse un’altra possibilità per fermarsi e dire “adesso basta”, uso la mia testa e voglio uscire da questo vortice infernale in cui anche la gioia fa parte del comprare, di un buttare energia e denaro in cose che, finita l’abbuffata, serviranno solo ad un mesto ritornare a precaria normalità.

Il Natale di Nessuno è proprio il mio, è proprio il nostro, quando incontra lo sguardo della gente di buona volontà che di quel nessuno si è resa conto e partecipa alla lotta per trasformarlo finalmente in un Qualcuno da vedere ed apprezzare.

Cerco nuovamente lo sguardo dei bambini, perchè solo in loro trovo quel significato di un Natale che ho vissuto tempo fa ed ancora fatico a credere non si possa – insieme – ritrovare.

Comunque lo viviate fatelo con il cuore, cercando di sentire quel sollettico dell’anima che chiede solo di ridere serena e fare in modo che anche altri possano fare altrettanto.

 

Da soli non cambiamo il mondo, ma il mondo cambia se non restiamo soli.

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