In cucina con…

Il croccante di Aracne

by Aracne

Quando ero piccola, Natale era praticamente l’unica occasione in cui ricevevo giocattoli. E anche pochi. Per il resto, erano tutti regali utili: regali ‘molli’, li chiamavano i miei figli, a indicare quella mancanza di sostanza che caratterizza i capi d’abbigliamento.

Finché è rimasto a Firenze, mio nonno paterno era il magico dispensatore di giochi magnifici. Una volta l’anno andava alla Fiera di Francoforte per lavoro e ne riportava cose deliziose e preziose: una bambola meccanica, una ballerina, che girava su se stessa, un papero giallo vestito da cinese, un’inquietante pupazzo-marionetta in cui infilare la mano, verde e con degli occhiacci minacciosi che mi agitavano non poco. Il Natale non era da meno: una cucina in miniatura, con tanto di forno che si apriva, una scatola di legno che rivelava al suo interno pezzi per costruire un teatrino, completo di marionette di legno con abiti di stoffa, un caleidoscopio che mi incantava per le sorprendenti combinazioni di forme e di colori, ogni volta diverse…e solo per me.

Si aveva l’abitudine di scrivere la letterina di Natale, esercizio che completavo sempre all’ultimo momento, vuoi per un innato senso di procrastinazione, vuoi perché era del tutto inutile. Perché Gesù Bambino (non si parlava molto di Babbo Natale, allora: ‘un’americanata’ diceva la mia cattolicissima madre, dimenticando la tradizione nordica di Santa Klaus) aveva già scelto cosa portarmi ed invariabilmente niente era sulla mia lista. Oltretutto poi elencavo una quantità di cose inverosimile visto che era l’unica occasione di ricevere giocattoli o di esprimere una preferenza. Poi pensavo davvero che fosse tutto gratis, e volevo approfittarne. Non avevamo molti mezzi, in quegli anni, e quando poi ho saputo che la letterina la tenevano i genitori che erano quelli che di fatto procuravano i doni, mi vennero dei grossi sensi di colpa per l’avidità che avevo mostrata.

L’unica volta che ricevetti (quasi) quello che avevo chiesto fu quando invece degli abitini per la mia adorata bambola, mi ritrovai con due pezzetti di flanellina, un gomitolo di lana rossa e un paio di ferri di plastica bluastri. Questa mi parve un po’ una presa di giro da parte di Gesù Bambino (O fàtteli!) e poco sapevo che fosse il primo contatto con un mondo creativo che ora mi appaga.

Le nostre tradizioni natalizie erano scarse: mio padre era non credente, scettico e disprezzava ogni cosa che avesse un vago sapore religioso. Mia madre subiva, ma forse le andava bene così.

L’unica cosa a cui non abbiamo mai rinunciato, Natale dopo Natale, era il croccante di mandorle.

A casa della mamma era il padre incaricato della preparazione, e questo passò nella nostra famiglia. Credo che fosse l’unica cosa che mio padre facesse intorno ai fornelli ed ero sempre un po’ stupita di vederlo con mestolo e padella, mentre la mamma gli girava intorno passandogli il necessario. Naturalmente eravamo comandate per il lavoro più noioso: sbucciare le mandorle che bollenti sgusciavano dalle nostre dita, chissà poi perché non aspettavamo che raffreddassero un poco.

La ricetta che vi propongo è presa pari pari dal libro di cucina del mitico Pellegrino Artusi (mio padre usava meno zucchero e più mandorle). Ah, l’odore del caramello!


Croccante di Mandorle

Mandorle dolci, grammi 120                        Zucchero in polvere, grammi 100

Sbucciate le mandorle, distaccatene i lobi, cioè le due parti nelle quali sono naturalmente congiunte, e tagliate ognuno dei lobi in filetti o per il lungo o per traverso come più vi piace. Ponete queste mandorle così tagliate al fuoco ed asciugatele fino al punto di far loro prendere il colore gialliccio, senza però arrostirle. Frattanto ponete lo zucchero al fuoco in una cazzaruola possibilmente non istagnata e quando sarà perfettamente liquefatto, versatevi entro le mandorle ben calde, e mescolate. Qui avvertite di gettare una palettata di cenere sulle braci, onde il croccante non vi prenda l’amaro, passando di cottura, il punto preciso della quale si conosce dal color cannella che acquista il croccante. Allora versatelo a poco per volta in uno stampo qualunque, unto prima con burro od olio, e pigiandolo con un limone contro le pareti, distendetelo sottile quanto più potete. Sformatelo diaccio e se ciò vi riescisse difficile, immergete lo stampo nell’acqua bollente.

Buon appetito e che sia un sereno Natale per tutti.

Aracne

2 pensieri su “In cucina con…

  1. Non sono un’amante dei dolci, perché preferisco di più il salato, ma so riconoscere (con molta modestia…🙂 ) una magia e… beh, lasciamelo dire, l’ho vista nel tuo racconto, forse perché mi piacciono le storie di quando si era piccoli, o forse perché, con il tuo innato garbo, queste storie in qualche modo me le hai fatte vivere.

    Se passo da Firenze, ti avverto prima, così vengo a mangiare il croccante alle mandorle.🙂

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