Il mare d’inverno

by Fabio Melis

Non so dirvi quante volte penso a questa canzone mentre percorro in bici il lungomare del Poetto o mi addentro nel Porticciolo di Marina Piccola. Il Maestrale gonfia le vele bianche governate da esperti navigatori. Spezza il fiato e le gambe a chi corre sul viale.


Non ci sono alberghi chiusi, né manifesti pubblicitari sbiaditi. Perché il Poetto non muore, ma si assopisce appena col finire dell’estate. Resiste alle mareggiate, ai duri colpi del vento d’Africa che, talvolta, ammanta di rosso la nostra città. Che piova o tiri vento i Cagliaritani non abbandonano mai la loro spiaggia. C’è sempre qualcuno che passeggia, porta i bimbi a scorrazzare nei giardinetti. C’è chi pesca con lunghe canne, chi fa jogging, chi spinge duramente sui pedali di una bicicletta. Qualcuno, nel piccolo approdo riassetta le barche, sperando in giorni migliori. Altri si incontrano. Parlano del Cagliari, di Donadoni, Matri e Nenè. Maledicono la politica, il governo e… quel lavoro precario che proprio non va. Si preoccupano per il futuro dei figli. A volte “cràstulano” (spettegolano). Ma questo è normale in una città di provincia. Per gente tutto sommato allegra, ironica e beffarda .

Pedalo con prudenza sulla ciclabile sempre invasa dai pedoni. Vado piano e mi godo il sole che brilla sul mare azzurro. La gente fa capannello attorno ai chioschi per assaporare la polpa dei ricci di mare. Raschiano voluttuosamente col cucchiaino il fondo dell’involucro spinoso. Perché ha tutto un altro sapore la polpa di riccio gustata in riva al mare, accompagnata dal profumo delle alghe depositate dai flutti sull’arenile… Da un buon bicchiere di vermentino e… poco importa che siano appena le dieci del mattino.

Talvolta il cielo è grigio. Pedalo a fatica. La pioggia traccia righe sottili sui miei occhiali. Il silenzio è rotto dal lamento dei gabbiani e dal tremore delle alberature metalliche scosse dal vento. Allora mi fermo a osservare la spuma delle onde e un peschereccio che a fatica rientra nel porto… “quel concetto che il pensiero non considera … quel qualcosa che nessuno mai desidera…” Il maestrale spira forte e diretto. Un vento deciso, intransigente che trascina ogni cosa verso il largo… Agita ciascuno di noi nel più profondo. Però la gente dice che fra qualche mese passerà il freddo. Come al solito tornerà la canicola e l’odore nauseante delle creme solari. Torneranno i bagnini, i croceristi, i petulanti vicini di ombrellone, i palloni, i tamburelli e coccobello…


Mi tuffo perplesso in momenti vissuti di già…”

5 pensieri su “Il mare d’inverno

  1. Però, caro Luciano, devi ammettere che anche il profumo della polpa di ricci… specie sugli spaghetti… dai, dai, prima o poi scrivo qualcosa anche sugli spaghetti con la polpa di riccio. Un salutone, Fabio

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