Intervista a …

Michele Saponara

Vicepresidente di “SapienzaVela”

by Solindue

Se provate a digitare “SapienzaVela” su Google, la risposta sarà immediata (0.24 secondi) con 145.000 risultati.

L’iniziativa è ovunque: ha un sito (www.sapienzavela.it); una  pagina su  facebook (www.facebook.com/sapienzavela); troverete un canale dedicato su  youtube (www.youtube.com/user/SapienzaVela);  articoli sui giornali di nautica e quant’altro.

 

Ad una prima visione del sito “SapienzaVela” risulta  un’associazione di studenti che offre corsi di vela: iniziazione, perfezionamento e patenti nautiche. Ma dietro nasconde un  progetto davvero più vasto: la progettazione e la realizzazione di prototipi di barche a vela da competizione, concepite e costruite dagli studenti. Cosa c’è davvero dietro?

Presentare SapienzaVela come un’associazione che offre corsi di vela penso sia riduttivo: è piuttosto un laboratorio dove applicare le conoscenze acquisite nei diversi corsi di laurea. Per fare solo qualche esempio il gruppo sportivo, sotto la guida di Federico Insabato – studente di “Cooperazione e sviluppo internazionale”-, ed ex team manager del Joe Fly Sailing Team, sta sperimentando delle tecniche di apprendimento innovative e di team building. Inoltre uno specializzando di “Medicina dello Sport” sta preparando un piano di allenamento specifico per la vela, in collaborazione con “Mascalzone Latino” e lo sperimenterà proprio con i nostri ragazzi. Per fare un’altro esempio il gruppo di studenti che si occupa di comunicazione sta sfruttando, in modo innovativo per un gruppo sportivo, le nuove opportunità offerte dal web2.0, come tu giustamente accennavi, facendo scrivere spesso ai partecipanti le notizie che appaiono sul sito e sulla pagine di facebook.

“Mille e una Vela” è probabilmente il progetto che meglio riassume lo spirito dell’associazione, coniugando sport, studio teorico, innovazione e realizzazione concreta. Il progetto è partito circa un anno fa con l’inizio delle lezioni teoriche di fluidodinamica, e l’inizio della progettazione dello scafo, varato a Ottobre.

 

Chi o quale facoltà del’Università La Sapienza di Roma coordina tale progetto e quanti studenti e quali facoltà  sono al momento coinvolti?

Il professore di riferimento, al quale va il nostro più sentito ringraziamento, è il Prof. Giorgio Graziani, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Meccanica. Personalmente mi occupo di coordinare il gruppo degli studenti e le varie attività insieme a Chiara Pilloton. Al momento sono coinvolti in maniera diversa circa 20 studenti divisi in base alle capacità ed ai settori di interesse tra le Facoltà di Ingegneria, Architettura, Disegno Tecnico-Industriale, Economia e Sc. della Comunicazione. Speriamo di riuscire a coinvolgere anche studenti di Matematica o della Facoltà di Scienze in generale.


L’imbarcazione presentata da pochi mesi è uno skiff* di 4.60 m. Un grande investimento immagino sia di tempo che di denaro. Avete ricevuto dei finanziamenti?

L’iniziativa fa parte delle Iniziative Culturali degli studenti, con Benedetto Madia e Federico Lo Torto nella funzione di firmatari; come tale ha avuto un primo stanziamento di fondi da parte dell’Università.

Degli sponsor?

Abbiamo avuto la possibilità di usufruire dei fondi messi a disposizione dal CUS Roma, destinati alle attività veliche da uno sponsor. Inoltre le vele sono state costruite dalla 3FL di Francesco Cruciani con la collaborazione del quale abbiamo acquistato solo il materiale usufruendo di una riduzione dei costi notevole.

Ci sono Cantieri nautici italiani che si sono interessati al progetto?

Grazie all’interesse ed alla passione del Dr. Marco Brinati, senza il quale non avremmo potuto portare a termine la nostra avventura, l’imbarcazione è stata costruita presso i Cantieri Navali D’Este, che ci hanno messo a disposizione l’attrezzatura, la logistica e i materiali, nonché la supervisione dell’Ing. Maurizio Fissi, responsabile e direttore del cantiere di S. Marinella. Il risultato finale è stato molto apprezzato; ha anche riscosso l’interesse di alcuni possibili acquirenti tanto che non si esclude una produzione di piccola serie della barca stessa.


Le imbarcazioni progettate e costruite dagli studenti vengono poi utilizzate per la manifestazione, a cui accennavi sopra, “Mille e una vela”.  Di cosa si tratta?

La manifestazione è nata nel 2005 su iniziativa della F acoltà di Architettura di Roma 3: prevede l’impeg no degli studenti nel progettare, costruire e poi far confrontare i propri scafi contro quelli prodotti dalle altre università italiane e non solo, in una regata di fine anno accademico. Le barche devono rispettare delle misure massime e minime (come la lunghezza, la larghezza, la superficie velica massima, il peso, etc.) ma possono avere forme completamente diverse lasciando grandi margini di sviluppo e ricerca nella fase di disegno dello scafo, per questo motivo “Milla e una Vela” è stata definita “la Coppa America delle Università”.

Il materiale deve essere il legno o le fibre naturali. La nostra scelta, estremamente innovativa, è stata quella di costruire la barca con un sandwich a base di fibra di canapa e cedro, che ci ha consentito di usare le moderne tecniche di costruzione tipiche delle fibre di vetro o carbonio ma sviluppando un materiale ecologico ed ecocompatibile come la canapa.

“SapienzaVela” offre corsi di iniziazione e perfezionamento alla vela. Usate sempre e solo i “vostri” scafi o partecipate a regate invernali con altre imbarcazioni?

Invernali e non solo, la nostra attività prosegue tutto l`anno. Grazie alla collaborazione con il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, per i corsi di vela utilizziamo derive (Fiv 555) ed imbarcazioni di mini-altura (Platu 25 – barca di 7.50 m) che sono più adatti ai corsi di iniziazione dato che sono meno estremi dello skiff costruito per la regata. Inoltre con i Platu 25 la nostra Squadra Agonistica sta partecipando al Campionato Invernale di Anzio in preparazione degli appuntamenti della stagione 2011 che prevedranno la partecipazione ad alcune regate nazionali del circuito Platu 25, a regate di match-race e regate lunghe di altura come la 41° Parallelo e la Tre Golfi.

Hanno aderito al progetto anche studenti di altre facoltà o comunque giovani interessati solo ai corsi di vela che non hanno niente a che vedere con ingegneria architettura o simili?

Ai corsi di vela partecipano studenti di tutte le facoltà da Psicologia a Filosofia, Economia, Giurisprudenza, Antropologia ed altre ancora. Ma anche per il progetto “Mille e una vela” stiamo cercando di allargare alle altre facoltà il bacino di partecipazione: lo scopo è quello di avere un prodotto finale che rappresenti le capacità e le competenze di tutta l’Università. In tal senso stiamo sviluppando dei progetti con Psicologia e Medicina dello Sport per il miglioramento delle performance sia dal punto di vista fisico che mentale, per il controllo dello stress e delle dinamiche di gruppo. Con Economia stiamo sviluppando un discorso di studio di un piano di marketing per pensare allo sviluppo del circuito di regate degli skiff universitari e per lo studio di mercato per vedere la fattibilità di una produzione in serie della barca della Sapienza. Molto altro si può fare e per questo siamo aperti e disponibili a proporre anche titoli di tesi legati ai vari aspetti del progetto.

Un progetto come questo che volge alla pratica e non solo all’apprendimento della teoria,  dovrebbe essere una spinta non indifferente  per l’inserimento facilitato dei giovani laureati nel mondo del lavoro. Avete già riscontri in questo senso? Esistono già giovani laureati che hanno discusso “Tesi” di cui parlavi prima?

L’anno scorso il progetto era ancora in una fase embrionale e non sono state svolte tesi. Quest’anno invece sono già tre gli studenti interessati a produrre tesi sull’argomento e contiamo di coinvolgerne ancora. Il valore aggiunto del progetto è proprio questo: mettere gli studenti davanti a problemi pratici e concreti che vanno affrontati e risolti in maniera altrettanto pratica e concreta. Tutto questo utilizzando strumenti classici che vengono normalmente usati negli studi di progettazione, con il supporto di professori ma anche di professionisti affermati del mondo della nautica. Nella nostra disastrata università i professori possono finalmente svolgere il loro ruolo di educatori e formatori, con una attività che trova la sua conclusione non in uno sterile esame, ma nella soddisfazione di aver realizzato qualche cosa di concreto, che prende il largo nel mare come nella vita professionale di chi ha partecipato e si ritrova con un bagaglio di esperienze e competenze estremamente arricchito.

Nell’immagine accanto, mi spiegano i ragazzi,è rappresentata l’analisi bidimensionale del flusso intorno allo spigolo dello specchio di poppa con l’approssimazione del pelo libero dell’onda fisso: le frecce rappresentano direzione e velocità del flusso, mentre  la scala cromatica tiene in considerazione le differenze del valore della pressione“. Resto ammutolita, senza ulteriori domande. Cos’altro si può aggiungere davanti ad un gruppo di giovani così “professionali” con i quali ho dialogato con grande dinamicità, puntualità e competenza? Sono felice di averli “scoperti”. In un momento in cui sembra che niente nel nostro Paese vada per il verso giusto … ecco qualcosa di cui andare fieri: belli e sorridenti, loro fanno parte dei giovani che escono dalle nostre università!

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*Il termine skiff indica una tipologia di barca a vela (deriva) di origine australiana caratterizzata da pescaggio minimo e dalle linee d’acqua allungate che permettono di sviluppare grandi velocità.  Sono generalmente le derive più veloci. Le tavole sono piatte ed hanno uno scafo molto sottile e sono progettate per planare e supportare l’equipaggio al trapezio anche in condizioni di vento esiguo. Dispongono di una velatura piuttosto grande che può arrivare ad includere gennaker o spinnaker.

http://it.wikipedia.org/wiki/Skiff

 

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9 pensieri su “Intervista a …

  1. @ Solindue: così, giusto per non essere a tutti i costi “buoni”, ma tu sei nata per fare le interviste, ci hai pensato un pochetto e magari farlo come lavoro?

    In parole povere, hai la stoffa della giornalista. (così, giusto per non sembrare troppo buoni… 🙂 )

  2. Complimenti per l’ottimo articolo Sol. Ben scritto e con contenuti particolarmente interessanti. Questi giovani danno un bellissimo esempio di come si possa passare del tempo assieme mettendo a disposizione degli altri il proprio sapere e facendolo fruttare. Una scuola viva, come dovrebbero esserlo tutte. Il professore che coordina il tutto deve essere una persona veramente in gamba.

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