La rubri_ECO

La mer

By Jaulleixe

Vi piacerebbe ritrovarlo ogni estate come lo cantava Charles Trenet? Allora dobbiamo at-trez-zar-ci adeguatamente il prima possibile. No, no, via le pinne, i secchielli… il boccaglio, poi: siamo a febbraio! Il vostro mare ve lo preparate innanzitutto al supermercato.

Infatti, nonostante le soluzioni 100% biodegradabili ed ecosotenibili siano indiscutibilmente l’optimum a cui tendere, per la gravità della situazione in cui versano attualmente i nostri mari (sarebbe proprio il caso di dire che si naviga in cattive acque) anche un limitato ma costante contributo, in compatibilità con le possibilità di ciascuno, è fondamentale. Ecco perché questa volta i Jaulleixe vi offriranno alcuni spunti da cui partire per trovare l’ambito (o gli ambiti!) a cui dedicarsi in attesa del solleone.

1 – Guardate i vostri detersivi e smacchiatori. Molti  riporteranno i seguenti simboli in etichetta:


Il primo significa: “Sostanza che può avere effetto irritante per pelle, occhi ed apparato respiratorio. Non respirare i vapori ed evitare il contatto con pelle.” Il secondo, segnala “Sostanze nocive per l’ambiente acquatico (organismi acquatici, acque) e per l’ambiente terrestre (fauna, flora) e l’atmosfera o che a lungo termine hanno effetto dannoso”. Trovare nei supermercati detersivi e smacchiatori privi di entrambi è dura. Ma che non riportino il secondo, beh, è fattibile. Tenete presente, mentre scegliete il prodotto, che il famoso bianco “luminoso” è solo un’illusione di ulteriore pulizia data dagli sbiancanti ottici (che non garantiscono maggiore igiene e possono pure comportare allergia) e che prima di ricorrere a candeggine, additivi vari supersmacchiatori si possono tentare una miriade di accortezze che – garantiamo – funzionano, rovinano meno i tessuti e di solito costano pure poco (per esempio, non lavare mai le macchie di sangue con l’acqua calda, che avrebbe su di loro un effetto “indurente”, e versarci sopra, piuttosto, dell’acqua ossigenata prima del lavaggio; mettere l’aceto nella vaschetta dell’ammorbidente vi fa risparmiare su questo e sull’anticalcare; ecc…).


2 – Il banco del pesce. Per comprare un alimento delicato come questo prima o poi si trova un posto che ci ispira fiducia e da quel momento squadra vincente non si cambia. Vi può tutelare sul piano della salute personale, ma per quanto? Ricordate infatti che il mare è un ecosistema minore dell’ecosistema Terra, il che vuol dire non solo che la salute o la malattia di una sua parte si ripercuote sul tutto, ma che ciascun componente è INDISPENSABILE e la sua improvvisa scomparsa comporterà, prima o poi, una seria minaccia per l’equilibrio del mare (e del pianeta di conseguenza). Sarebbe quindi opportuno evitare il surgelato e nutrirsi solo di pesce locale (per chi vive nell’entroterra, proveniente dalla località marittima più vicina possibile), purché NON sia stato pescato con le reti a strascico e NON sia a rischio estinzione. Se seguire entrambe le regole vi riesce difficile, rispettate almeno la prima. Ed evitate SEMPRE, freschi o congelati, almeno i seguenti pesci:  anguilla, bianchetto, capasanta, cernia, halibut della Groenlandia, merluzzo bianco, nasello, occhialone, platessa, pesce specchio, pesce spada, rana pescatrice, razza, squalo, tonno alalunga, tonno rosso. Le alternative provenienti dall’allevamento? Ok, ma con un occhio di riguardo a luogo e modalità di allevamento (quanti avrebbero il coraggio di cibarsi di pesce che è stato trattato così?) [http://www.ilcambiamento.it/caccia/pesci_scuoiati_vivi_indagine_mfa.html]


3 – STOP al sacchetto di plastica. Ogni anno milioni di pesci, balene, delfini [ http://www.ticinolibero.ch/?p=53442 ] , uccelli marini e tartarughe muoiono a causa della plastica e dei coloranti (sostanze talora tossiche – quando non cancerogene – che finiscono con l’accumularsi negli organi interni degli esseri viventi) degli shoppers. Dovrebbero essere aboliti, e in questo la legge è dalla nostra. Ma qualche supermercato fa ancora il furbetto. L’ideale sarebbe dotarsi sempre di borse riutilizzabili in tessuto robusto. Ma se non ce l’avete (o ve la siete dimenticata: anche a noi purtroppo capita) almeno pretendiamo i sacchetti biodegradabili. E, se la rivendita ne fosse sprovvista, creiamoci l’alternativa: noi ad esempio “usufruiamo” degli scatoloni con cui le nuove provviste alimentari arrivano nei supermercati spesso lasciati in giacenza, in attesa di essere buttati, in piccoli cumuli tra un reparto e l’altro.

4 – L’unica frittata da non fare è buttare l’olio in mare. Se l’ingrediente (olio d’oliva, di semi, ecc…) che vi permette di dorare verdure, gamberi, frittate e quant’altro finisce negli scarichi del lavandino o del w.c., e quindi nelle fogne, e da lì nel mare, contribuirete a creare una pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e quindi la vita della flora e della fauna marina (4 kg di olio creano una patina estesa come un campo da calcio). Se volete quindi continuare a godervi lo snorkeling o l’attività subacquea prendete una tanichetta o una grande bottiglia di plastica, un imbuto e versateci l’olio di cottura (e quello di conserva!) man mano che vi avanza. In molte città esistono punti di raccolta settimanale di questi contenitori per riciclarne il contenuto (almeno all’80%, trasformandolo in lubrificante, bitume e gasolio). Ed è un servizio che probabilmente già pagate con le tasse. Non usufruirne sarebbe un doppio spreco!

5 – Lavatevi senza sporcare! Potremmo scrivere volumi sulla cosmetica insalubre, capitoli su quella che, in particolare, uccide flora e fauna marina. Comunque, un primo passo comunque significativo può essere trascrivervi queste poche regole su un foglietto da tenere nel portafoglio per rapida consultazione: ASSOLUTAMENTE MAI acquistare shampoo contenenti EDTA; mai balsami contenenti PEG o PPG (Polyquaternium); mai liscianti o cosmetici per pelle e/o capelli contenenti Paraffin, Paraffinum liquidum, Petrolatum, Cera microcristallina, Dimetichone, Dimethiconol, Amdimetichone, e tutti gli ingredienti che finiscono in –one, –thicone, –siloxane. Superfluo aggiungere che questi ingredienti, al grave danno ambientale, aggiungono quello alla salute umana.


6 – Sfidate l’ultimo tabù: la carta igienica! “Questo è davvero troppo”, starete già pensando. Se vi imbarazza immaginare il confronto meramente igienico tra carta e bidet (tra i quali è fin troppo chiaro chi vince), sappiate almeno che la carta igienica (così come i fazzolettini e i tovaglioli di carta) complica le operazioni di filtraggio degli scarichi fognari e, per i comuni con sbocco sul mare dotati di depuratori “difettosi”… beh, è un bel problema che tende a sedimentarsi sui fondali e a restarci per un po’. Compriamone quindi poca (certificata FSC) e usiamola con estrema parsimonia. E in tutti i casi in cui è possibile (quante volte ricorriamo a un paio di strappi solo per soffiarci il naso, o per struccarci) buttiamola nel cestino!!!! [http://www.fsc-italia.it/download/materialedivulgativo/Brochure%20FSC%20interno.pdf]

E in attesa che scopriate la vostra “vocazione” salva-mare, i nostri migliori auguri per una rapida integrazione eco sistemica dei percorsi esistenziali Uomo-Mare… pour la vie.

 

3 pensieri su “La rubri_ECO

  1. L’aceto va bene anche come brillantante per la lavapiatti, oppure mescolato con altrettanto alcool per pulire le superfici in cucina. Uso sempre i miei sacchetti di stoffa, non compro i pesci di cui fate una lista, uso sapone fatto in casa…ma non toccatemi la carta igienica!
    Scherzi a parte, bell’articolo, trovo che da noi, in genere, manchi l’educazione al rispetto della natura. Ma cosa ci si può aspettare in un paese in cui uno si sente furbo perché ‘frega’ gli altri?

  2. 1.
    È senz’altro possibile, concordo: scansare i prodotti che contengono sostanze nocive si può.
    L’aceto è utile non soltanto al posto dell’ammorbidente e dell’anticalcare, ma permette, se aggiunto alla vaschetta del detersivo, di lavare anche capi di tessuti differenti e di colori vari, senza che tra di loro interferiscano, a patto di scegliere cicli non troppo energici e, soprattutto, basse temperature (30°, massimo 40° per alcune combinazioni). Prima, però, occorrerà pretrattare le macchie più tenaci: il più delle volte è sufficiente una leggera sfregata con del sapone neutro sul tessuto umido.
    Poter riunire i capi significa non dover attendere di averne un numero sufficiente, tra loro compatibili, prima di poter avviare una lavatrice; ovvero, permette di prevenire cicli a lavatrice semivuota.

    2.
    Interessante il punto 2, quello sui pesci. Ammetto di non essermi mai fatto un elenco ragionato ed esaustivo su quali acquistare e quali no, salvo che cerco di evitare di mangiare gli squali (per catturare i quali vengono sacrificati, mi risulta, numerosi delfini e altri esseri marini), così come gli halibut e altri pesci esotici, non fosse altro che per il fatto che più il nostro vitto arriva da lontano, maggiore è l’inquinamento per trasportarlo fino a noi (un po’ come per l’acqua in bottiglia).
    Non conosco però i motivi di esclusione di molti di quelli che citate nell’articolo: verrò a informarmi sul vostro blog o andrò in giro per la rete.

    3.
    !

    4.
    Anche gli oli di conserva? O cavolo!
    Meno male che mi capita di rado di disfarmene.

    5.
    Qua ci siamo.

    6.
    Io tanto bidet.
    Carta igienica poca, ecologica e in confezionamento smaltibile nell’organico.

  3. Wow ragazzi, fantastico vedere che ci intendiamo e anzi, ci passate ulteriori preziosissime nozioni …l’aceto per il misto di colori? … per farl brillare i piatti?… beh già ne compriamo tanto, speriamo di finire col berlo a litri come le ballerine di charleston (anche se, per ora, non abbiamo le loro stesse esigenze di drastico calo di peso…)…
    GRAZIE ^_^

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