La vera storia di Pelle di rame e Statua di sale.

Racconto di mare di un tempo che fu.

by Luciano Marcelli

Due miglia al largo della costa, esposta a Occidente; il cielo è quasi sereno; la visibilità è ottima; da diciotto ore soffia un vento fresco di Maestrale, con raffiche di vento forte; cavalloni alti, dalle creste imbiancate di schiuma, vengono incontro costanti, da una distesa di blu e di schiuma a perdita d’occhio; gli spruzzi da prua percorrono facilmente i trentasette piedi che bastano a raggiungere e superare il pozzetto e ogni spruzzo incrementa il deposito salmastro.

Il timoniere, sempre più, assomiglia a una statua di sale.

Barra all’orza, mentre lo scafo si inerpica su per il fianco scosceso di ogni onda, presa al mascone. Un istante di sospensione, come la pausa dopo che si è inspirato, e poi giù a capofitto verso il cavo, poggiando deciso senza eccessi, scivolando lungo il declivio blu con la fiancata, in una corsa esilarante e composta; poi una pausa più lunga, come dopo che si è espirato; attimi di tregua e si riprende, il governo come il respiro. Sali e scendi, orza e poggia, disegnando pacatamente un interminabile scia serpeggiante, lungo la quale si dischiude tutto il piacere del navigare.

Se dalla spiaggia o dalla strada litoranea o da una casa in riva al mare qualcuno ne osservasse il procedere, vedrebbe lo scafo scomparire ogni volta nel cavo tra le onde, lasciando per un po’ soltanto l’albero e la ridotta velatura a tradirne la presenza: ma c’è solo una spiaggia per molte e molte miglia, lungo questa costa, e la spiaggia è deserta, bruciata dal sole, dal vento, dal sale, in quest’ora meridiana di inizio settembre; nessun nastro asfaltato ingiuria le colline del Parco, mentre lungo i sentieri non pare avvistarsi anima viva; si staglia una costruzione solitaria, sul promontorio: un convento o monastero o un’abbazia; dopo pranzo, chissà che fanno, se recitano, se riposano, se osservano la vela bianca sul mare imbiancato.

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Pelle di rame riposa nella pancia del piccolo vascello, sprofondata nel miele denso della malinconia del ritorno.

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Trascorre il tempo, con i lunghi bordi a risalire; la barca risulta facile, giustamente orziera pur tenendo a riva il solo genoa, ridotto; la conduzione è agevole e per i rari cambi di mure vanno bene due sole braccia. Statua di sale la sente quasi viaggiare da sé.

Lui e Pelle di rame e il loro guscio di vetroresina: un’armonia ispida, che avanza senza fretta verso casa.

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Pelle di rame mette fuori il naso; il capo; si volge attorno; osserva la distesa di spuma, a Ovest, a Sud, a Nord; osserva i rilievi, a Est; stima tra sé e sé la posizione; si lascia abbagliare dalla luce che splende tutto intorno; si lascia scarmigliare dal vento salato.

Si siede in pozzetto e allora acqua e salsedine la investono: ha indumenti di cotone sulla pelle di seta, colore del rame più scuro, sulla carne tenera e robusta, sui muscoli che fremono animali.

Sorride silenziosa a Statua di sale, che silenzioso ricambia, da sotto la cerata inzuppata, da dietro la crosta salmastra, da dentro la maschera di sale.

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La costa ora si protende verso la loro rotta, con la piana verde e la spiaggia chiara e le acque basse del Tombolo, che si tingono di smeraldo e di turchese; ora rientra, più scoscesa, restituendo un blu intenso, misterioso, sotto la chiglia.

Costa e barca e acqua e cielo e nubi leggere e veloci: tutti gli elementi scorrono tra loro.

Si supera il Canale di Piombino, con il suo traffico di traghetti carichi di automobili e di villeggianti che vanno o che tornano; passeggeri che salutano verso la barca, ogni volta che le rotte si incrociano; Statua di sale sorride sornione, compiaciuto del suo destreggiarsi tra uno di quei giganti e l’altro: poggia, passa di poppa a una nave, orza e riprende l’andatura; vira per lasciare libera rotta al traghetto successivo, diretto all’opposto; poi di nuovo vira e subito poggia, per lasciare acqua; infine orza sulla poppa del terzo bastimento e riprende il suo corso.

Si fa notte.

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Senza preavviso il genoa si squarcia, già vecchio e più volte ricucito. Non si lascia ammainare facilmente. Dopo un certo lottare contro la tela lacera che garrisce scomposta e le manovre correnti che guizzano bizzarre e minacciose, mentre Pelle di rame geme insicura al timone, infine la vela è saldamente imbrigliata sulle draglie.

Tocca adesso alla randa terzarolata di fare il suo mestiere e il timone diviene duro; la barca reagisce nervosa; il fruscio del vento si fa aspro, sulla tela.

L’intorno è rischiarato dalla luce di una luna venuta provvidamente a rassicurare gli animi, scossi per il cedimento del grande fiocco e per il trambusto che ne è seguito.

Si avvista soltanto una nave in lontananza, con rotta opposta e divergente; porta tutte le luci accese, come un paese in festa, che tutto intero si sposta; senza sonoro.

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Trascorrono poche ore e già albeggia.

Il vento tende adesso a provenire da Occidente, con forza ridotta. Una baia molto ben protetta è l’occasione per un riposo, dopo un pasto e un bagno. L’ultimo, lo sanno.

Rimessa la prua a Nord, il viaggio verso la base non è una pratica da evadere: è ancora il sogno che continua intenso fino all’ultimo minuto e che terminerà soltanto quando si avranno i piedi sul cemento del molo; è ancora l’incanto dell’acqua, del cielo e della costa. L’incanto sospeso del veleggiare.

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È nuovamente sera ed è lo spiazzo di un distributore.

Addio.

Pelle di rame vorrebbe prendere tra le mani le guance di lui, vorrebbe trattenerlo, baciarlo, farsi cullare, portarlo sempre con sé. Arriva soltanto a poggiargli i palmi sul torace, con una smorfia di amore e di impotenza che la strugge nell’intimo.

Lui, deciso oramai, impassibile. Una statua di sale.

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9 pensieri su “La vera storia di Pelle di rame e Statua di sale.

  1. Insomma, caro Luciano, (bentornato tra di noi… 🙂 ), ti dirò che Pelle di Rame mi ha molto incuriosito. C’è un seguito a questo tuo racconto? Così, giusto per saperlo. 😉
    Bella storia!

  2. Luciano, hai il dono di scatenare emozioni e sentimenti con poche parole che scavano, scavano e scavano, fino a pescare nel mio più intimo, laddove non sapevo che ci fossero.

  3. Statua di sale e Pelle di Rame hanno condiviso l’emozione del viaggio in mare che poi è il loro vero mondo. Sulla terra ferma, non c’è futuro per loro. Triste,ma capita. Bravo 🙂

    • Sì Luisa: l’armonia dipende anche dai contesti e non soltanto dagli attori. Alcune combinazioni di persone funzionano soltanto in talune circostanze, altre hanno a disposizione ventagli più ampi.

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