In cucina con …

il colore

 By Aracne

Il mio rapporto col colore, fino ad una certa età, è stato come di due estranei che si conoscono di vista ma in realtà non si frequentano ed hanno poco da dirsi. Quando avevo 17 o 18 anni avevo una tunichetta di cotone di un bianco sporco, quasi grigio, con una fine rigatura di un tristissimo violetto: l’adoravo e la indossai tutta l’estate con estremo piacere (ed in un atto di vera sfida, addirittura senza reggiseno…erano gli anni dopo il ‘68). Mio nonno Luigi era addolorato nel vedermi così scialba, mi raccontava che la nonna si voleva comprare un vestito rosso (quando mai) perché un colore vivace avrebbe giovato al suo aspetto generale.
Non aveva capito, né l’avevo capito io, che la tunichetta era per me come una corazza difensiva.
E’ stato quando ho cominciato a giocare con filati e tessuti che mi sono resa conto della bellezza e dell’importanza del colore nella mia vita. Non solo, ma di avere anche un occhio per gli accostamenti e una sensibilità per le sfumature.
Ho letto che nelle culture meno evolute il colore ha più importanza della forma, al contrario delle culture più razionali in cui il gusto estetico è piuttosto determinato dal design. Non so quanto questo sia vero, personalmente prediligo l’emozione suscitata dal mescolarsi delle tonalità e delle tinte.
Esiste una miriade di testi su come combinare i colori. La cosa mi ha sorpresa all’inizio, pensavo che non ci fosse bisogno di regole od indicazioni per farlo. Forse perché per me è un dono innato, non avevo mai considerato che certe persone avessero bisogno di canoni esplicativi: colori primari e complementari, contrasti cromatici e contrasti di quantità.
Non credo che in India studino molto su questi testi: il colore fa parte del quotidiano, nelle campagne più sperdute e desertiche capita di vedere una fila di donne che camminano con le giare dell’acqua sulla testa, avvolte nei loro, magari poverissimi e di poliestere, ma variopinti sari.
Stesso discorso per quella parte di Africa in cui si indossa la kanga (Kenia, Zanzibar, etc). A volte gli accostamenti di colore sono così audaci da lasciarmi perplessa, e se nel contesto stesso sono magnifici, quando vengono portati nel nostro mondo a volte possono essere davvero…troppo.
E da noi? Basta pensare alla gioia degli occhi che sono i nostri mercati di frutta e di verdura, soprattutto in questo periodo in cui la natura si risveglia e a me, come madre di famiglia e detentrice di una rubrica culinaria su ‘The Best’, viene voglia di  portare in tavola un menù per esempio così:


Teglietta di carciofi e piselli

1 bel carciofo o 2 piccoli, mondati e tagliati a listarelle
1 tazza di piselli freschi, sgranati
una cipollina fresca
1 cucchiaio di olio
sale, pepe, prezzemolo
½ tazza di acqua

Scaldare l’olio, farci brevemente saltare la cipollina tagliata in rondelline, unire le verdure e mezza tazza di acqua. Far cuocere a fuoco medio per circa 15 minuti, rimestando ogni tanto. A cottura ultimata, salare, pepare e aggiungere una manciatina di prezzemolo tritato. Buono anche tiepido.

Carote glassate al cumino

500 g di carote pelate e tagliate a listarelle
1 cucchiaio di succo di limone
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino e mezzo di semi di cumino
1 cucchiaio di olio
sale, pepe
½ tazza di acqua

In una padella scaldare l’olio e far tostare il cumino per circa 2 minuti. Aggiungere gli altri ingredienti, mescolare bene, coprire e far cuocere una ventina di minuti o finché le carote non siano tenere. Sorvegliare che l’acqua non evapori, mescolando di tanto in tanto. Se poi ci voleste mettere una grattatina di ginger, non ci sta che bene.

Insalatina di barbe rosse

2 barbe rosse, già cotte, pelate e tagliate a pezzetti
1 bella manciata di radicchio rosso, lavato e tagliato a listarelle
1 arancia sbucciata e tagliata ‘a vivo’
1 cipollina fresca
1 cucchiaino di miele
olio e aceto, sale

In una zuppiera sciogliere il miele ed il sale con l’aceto. Aggiungere l’olio, poi un via via che sono pronti tutti gli altri ingredienti. Se disponibile, un rametto di menta fresca tritata aggiunge un tocco di colore e sapore in più.

E’ un menù facile e leggero. Mancano le proteine, ma un bel piatto di uova sode può ‘supplire alla bisgona’, come direbbe l’Artusi.

Buon appetito!
Aracne

4 pensieri su “In cucina con …

  1. Sai, ho lavorato e vissuto per quindici anni a Bergamo: quando non ci sono le nuvole non puoi dire che sia sereno, perché il cielo lo vedi attraverso una cataratta biancastra; quando è coperto, non puoi dire che ci siano le nuvole, perché sopra la testa hai uno strato monotono di grigio più o meno scuro; quando c’è la nebbia, seppure non così spesso, beh… c’è la nebbia.
    Ci sono delle eccezioni, è vero, in cui il cielo ha dei colori decisi, ma si tratta, sommandole tutte, di una o due dozzine di giornate l’anno.
    Ebbene cosa fanno gli autoctoni e, spesso, anche i migrati? Sfoggiano, credo, una delle più alte concentrazioni di auomobili grigie. Grigie! Ma tante. Grigie.

  2. Sai dirmi dive trovare un manualetto per abbinare i colori? non mi riesce nemmeno per sbaglio…infatti sbaglio ogni volta…io il colore l’ho scoperto tardi, da ragazzina, quando sarebbe stato più naturale, lo rifuggivo…poi vai a capire, ho cominciato ad osare, attirandomi anche qualche critica da chi era ancora grigio…ora devo “solo” imparare ad accostare i colori, i modelli…un lavoraccio insomma…

  3. Cara Aracne, al di là della ricetta e del tuo articolo che fa da introduzione, le tue foto sono fantastiche ed è stato un vero piacere sistemarle nell’articolo, oltre ovviamente ad un po’ di acquolina in bocca, perché adoro i carciofi…🙂

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