Music in my ears

COLORI. SI SPERA… VERI!

by Riccardo Uccheddu

Il titolo di questo articoletto è 1 sentito omaggio al pezzo di Cindy Lauper True colors.

Bene, Cindina è a mio modestissimo avviso un’artista ingiustamente sottovalutata; se poi penso che di recente ha inciso un disco blues e che cio-no-no-stan-te non è stata ancora beatificata, be’, allora questo turba pericolosamente l’armonia delle mie spherae.

True colors, quindi. Per me, questi colori veri o sinceri rappresentano quel che vorremmo essere ben oltre la nostra tristezza, malinconia, paura d’esser fraintesi, feriti o umiliati.

Ma spesso, per evitare il pericolo magari solo teorico di tutto ciò, guardiamo tutto con sad eyes, occhi tristi.

Certo come canta Cindiedda: “Capisco/ che è dura farsi coraggio/ in un mondo pieno di gente/ puoi perderti di vista/ e l’oscurità che hai dentro/ può farti sentire così piccolo.”

Quante volte capita! E quante volte può continuare a farlo…

Se penso ai momenti di tristezza e di delusione che spesso arrivano a farti sentire non solo piccolo, ma per così dire l’aguzzino di te stesso, allora è davvero dura. Se penso ai momenti in cui avrei desiderato che le mie scalcagnate scarpe da tennis fossero gli stivali delle 7 leghe… per farmi diventare un puntino destinato a svanire chissà dove!

Se penso al desiderio d’uscire dal tempo, da questo tempo (ma non di morire, sia chiaro)!

Eppure non si può fare a meno di combattere e di mostrare ancora prima che agli altri, a sé stessi i nostri veri colori. Quale sarebbe l’alternativa, andare a fare la barba ai rinoceronti?

Meglio, molto meglio cercare (ottimo il suggerimento di Sol’, la miglior she-boss che un essere vivente, pardon scrivente possa avere) uno Yellow submarine; il sottomarino può anche non essere giallo, l’importante è che gli amici siano all aboard, tutti a bordo.

Avanti, quindi. Mi viene in mente Green river dei Creedence; green cioè verde… ed il verde non è il colore della speranza? Come potete vedere, non si può fare a meno di reagire.

Peraltro un ottimo country-rock, Green river: raccomandato l’ascolto alle persone che sognano il Mississippi ma nel frattempo, si automobilizzano verso il mare.

Raccomando l’ascolto, lo studio e l’esecuzione del pezzo a tutti coloro i quali continui a sfuggire il fatto che il rock è + bello quando è ritmico; insomma, l’esasperato solismo chitarristico non garantisce la vita eterna.

Soprattutto di questi tempi eviterei di ballare al buio… Dancing in the dark di zio Bruce (Springsteen) è 1 brano che per fortuna, dal vivo Brucieddu esegue non in versione dance ma appunto, quasi dark.

A Cagliari in questo periodo il cielo è infestato da grigiastri banchi, per non dire branchi di nuvole che sembrano i baffi di qualche gangster degli anni ’30… ma ogni tanto abbiamo alcune ore, di sole; un sole quasi egiziano. Intanto io aspetto l’estate, come sempre.

Ancora, penso ai Quattro quartetti di T.S. Eliot quando canta il fiume come a strong brown god, un forte dio bruno; del resto, T.S. nacque a St. Louis, sul Mississippi (ma St. Louis non è nel Missouri e non c’è anche un fiume che si chiama così? Boh. Licentia poetica).

Umh… sia T.S. che John Fogerty, il cantante, chitarrista e boss dei Creedence avevano qualcosa a che fare con Missy.

Ed a propòs di boss: uno dei migliori brani di Bruciuzzo è proprio The river, il fiume.

Infine, poiché dobbiamo occuparci di colori non dimentichiamo che in Light of the day di Bruce ciò che conta è appunto poter vedere la luce del sole; senza quella, non esiste nessun colore.

Ed ora… salutoni a tutte ed a tutti!

6 pensieri su “Music in my ears

  1. Non potrei immaginare un mondo senza colori,un fiore un’albero,oppure il cielo il mare o l’arcobaleno che amo particolarmente.Ma i colori sono dentro di noi,secondo il nostro stato di animo,ad esempio per me in questo momento c’è molto grigio la tristezza e la malinconia hanno preso il sopravvento,mentre scrivo quardo fuori e vedo tanti colori ma non riescono a scuotermi.
    Ciao Riccardo e di nuovo Buona Pasqua Lidia.
    PS non so se il mio commento è inerente a ciò che hai scritto.

  2. Il commento è inerentissimo!
    Lo stato d’animo è determinante, è quello che fa la classica differenza.
    La malinconia è, secondo me, uno degli stati d’animo più difficili da fronteggiare; mentre la rabbia o la depressione sono più riconoscibili ed “affrontabili”, la malinconia è impalpabile, sfuggente, traditrice… Una vera biscia, c’è poco da dire.
    Auguro anche a te una buonissima Pasqua, anzi, scusa il ritardo nella risposta.
    Ma soprattutto, non cedere alla tristezza ed alla depressione; è importante trovare in noi stessi le forze per reagire ed andare avanti. Solo noi, possiamo. Nessuno può farlo al nostro posto.
    Forza e di nuovo, buona Pasqua!
    Riccardo

  3. Riccardo se ti va vai a leggere i miei ultimi pensieri ,forse da lì capirai quanto questo momento sia difficile per me.
    Ma su quello che ho scritto non c’è niente di personale,ma soltanto una tristezza,forse ancora penso ai mostri.
    Non so se te lo mai detto ma ho avuto due mostri che hanno cambiato la mia vita,anche se per adesso ho avuto il sopravvento.Ed adesso non posso pù camminare come facevo prima,andavamo per i sentieri ,era la cosa che mi appagava
    più di ogni altra cosa,sono mesi che nessuno mi trova un rimedio,la colonna vertebrale è debole le ernie non si possono operare ,le cure forti non le tollero.Intanto non cammino,se dovevano punirmi ci sono riusciti benissimo.
    Non voglio annoiarti più ciao a presto Lidia.

  4. Non mi annoi per niente, Lidia, quando mai!
    Non sapevo di questa durissima situazione, anzi leggendo quello che mi hai scritto mi sento molto goffo ed inadeguato…
    Così ho paura di dire cose che non potrebbero servirti a niente ma al contrario, infastidirti.
    Che cosa posso dire?
    Naturalmente spero che tu possa trovare un rimedio, non ho nessuna conoscenza di cose mediche ma chissà che (è solo un’ipotesi, anche se spero che si avveri) un periodo di riposo non possa servire a ritrovare le forze per affrontare magari delle nuove cure, su una base diversa e col fisico più pronto e reattivo.
    Un caro saluto e coraggio, di nuovo!

  5. E’ proprio quando ci sentiamo piccoli, piccoli che dobbiamo attingere a quella cosa grande che è la nostra unicità. E’ nel momento di debolezza che dobbiamo mostrare il vero colore del nostro essere, unico ed irripetibile, perciò splendente ed inestimabile.
    Nessuno ne è mancante e chiunque ne lascia il segno sulla tela della vita.
    Non crediamo a chi dice che il buio cancella i colori. Quelli dell’animo non scompaiono mai, come le stelle nel cielo di giorno.
    Ciao

  6. @spaziocorrente
    hai fatto una sintesi perfetta,la scriverò per leggerla quando mi sento così,e si che io vedo i colori anche la notte.
    Ciao grazie.

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