Palace of the end

 

by Farnocchia

Quando ho ricevuto la mail di Sol ed Arthur non potevo crederci: qui bravissimi blogger parlano di sentimenti, ci deliziano di ricette belle solo alla vista (figuriamoci al palato)allegano foto strepitose, pubblicano poesie e racconti… ed in tutto questo una cazzeggiatrice, sboccata nonché regina della non logica come me cosa centrava?  Così ho deciso di fare quello che meglio mi riusciva (oltre che mangiare!), ovvero scrivere recensioni.

Dato che il tema del mese era il COLORE  non avevo una gran scelta di romanzi ancora non recensiti (odio ripetermi), poi però ho letto “Palace of the end” e tutto è cambiato..

Judith Thompson, docente di arte drammatica e riconosciuta autrice di opere teatrali, è considerata una delle più illustri drammaturghe canadesi guadagnandosi la fama con eccellenti romanzi ma soprattutto con questa sua opera, nata prima come piéce teatrale e poi impressa sulla carta.   Tutto si basa su tre monologhi di tre personaggi realmente esistiti che hanno come perno il conflitto in Iraq: la prima è la soldatessa conosciuta dall’opinione pubblica per essersi fatta fotografare con i prigionieri nudi, Lynndie England; il secondo è David Kelly, il biologo inglese “suicida” che venne ingaggiato per dar prova della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e che poi smentì tutto pubblicamente alla BBC; terza ma non ultima è Nehrjas Al Saffarh,  attivista irachena ed insegnante d’inglese, nonché moglie di un oppositore al regime, venne arrestata e torturata con i figli in quello che appunto veniva chiamato “Il palazzo della fine” (luogo dove REALMENTE i soldati di Saddam portavano i traditori per farli parlare o per ucciderli).   Sono tre storie crude, strazianti e  vere di tre personaggi nettamente diversi tra loro (e l’egregia traduzione ne fa risaltare anche la differenza d’educazione e di linguaggio) ma accomunati nello spazio nel tempo e da un colore: IL ROSSO.  Quello che non ho voluto svelare all’inizio è che l’autrice si “diverte” a creare una trama colorata nelle sue opere; qui ha usato il rosso che rappresenta la passione, il sangue, la violenza, la morte e  l’amore materno come quello per la Patria. Concetti nettamente diversi ed opposti come amore e morte vanno a fondersi nelle parole dei nostri protagonisti e in questo colore che per la prima volta mi ritrovo davvero a valutare nelle sue mille sfaccettature.

Un’opera forte (a tratti anche troppo), emozionante ma soprattutto vera!

Cit.    Uno dei primi ricordi che ho è disegnare con il sangue, il mio. Disegnavo un fiore, la giunchiglia [..] Nehrjas, giunchiglia in arabo [..] non c’è un nome simile nella vostra lingua. [..] una donna non prende mai il nome di un albero. Solo di un fiore. Mentre l’albero, l’albero sta da solo. Beatamente ..solo. L’albero fa respirare meglio, fornisce riparo e cibo. Quindi penso che a tutte le mamma dovrebbe essere dato un secondo nome preso da un albero. [..] Questo albero è un albero di datteri. È così alto, elegante maestoso, bello e resistente.. come una donna!

3 pensieri su “Palace of the end

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