A ciascuno il suo

by Luciano Marcelli

Per motivi personali, mi sono trovato per due volte, a distanza di poche settimane, in uno stesso teatro, in occasione di due diversi eventi: un raduno religioso e un concerto rock.

L’accostamento è divenuto, facilmente, un motivo di riflessione.

. . .

Nel primo caso, un discreto numero di devoti mariani ha trascorso numerose ore, fin dalla mattina, intonando più o meno la stessa melodia e le stesse parole, come un mantra, con vari intervalli per dare spazio a interventi e a testimonianze di fede, di vita o di missione.

L’impressione che ne ho riportato è quella del colore grigio, più qualcosa nella pancia che non so come chiamare.

Già un gospel riesco a seguirlo, non di rado a goderne, salvo arricciarmisi poi il pelo, quando ne comprendo le parole; ma le litanie nostrane sono davvero troppo, per me. Non ce la faccio. Il punto è che non sono di certo il solo.

Allora torna un interrogativo: che cosa c’è, nei riti dei cattolici, ma anche nei modi, nei toni, nel lessico stesso, spesso nei gesti e nei volti, che disturba tanto i non fedeli, al punto di arrivare ad allontanarli ancora di più, anziché, per lo meno, lasciarli nel dubbio e nella prossimità?

Che cos’è quella qualità che, invece di toccare positivamente l’anima di chi è distante, come sarebbe nelle intenzioni dei credenti e della loro chiesa, ne indispone ulteriormente l’animo?

Ahimé, non sono dottore in alcuna dottrina, né umanistica né scientifica, e le mie conoscenze sono limitate a pochi ambiti; temo che sia per questo che la risposta mi sfugge: si affaccia, mi fa l’occhiolino, mi si mostra un momento ma, appena cerco tradurla in parole o almeno in pensieri, in un embrione di conoscenza… ecco che in un lampo fugge via.

Eppure lo so, so di saperlo, da qualche parte. So di sapere perché mi sono tanto invisi il cattolicesimo e la chiesa che lo professa, ma non so dirlo, non riesco a pensarlo compiutamente.

Certo, posso apprendere e comprendere una serie di motivazioni storiche, logiche, ideologiche, politiche, sociali. Il punto però è un altro: il punto dell’anima.

. . .

Il cattolico suona la sua musica dell’anima, ma io non la comprendo; al contrario, mi urta. Le sue parole mi indispettiscono. I suoi riti mi fanno aggrottare il viso.

Si badi bene, che questo non accade a un pugno di pochi, poveri disgraziati senza fede e senza speranza. Siamo in molti a sentire così e il numero cresce.

La chiesa dei cattolici ha mancato la sua missione: troppe sono le pecorelle smarrite che non torneranno all’ovile.

Questi pastori non vorranno, perfino loro, commettere l’errore di attribuire ad altri la responsabilità dei propri fallimenti; spero. Forse essi si contentano di parlare soltanto alle anime di chi già li ascolta, senza più quell’impegno di proselitismo disinteressato e senza pregiudizio che caratterizzava le prime generazioni di cristiani, in seguito sostituito con l’arroganza del potere e con la violenza del monopolio delle coscienze e oggi rimpiazzato dalla semplice assenza, dall’astensione, qua dove si riconosce a ciascuno la propria individualità, seppure in presenza di forti condizionamenti occulti, religiosi e non. Il proselitismo sopravvive soltanto là dove i missionari portano il loro verbo, insieme alla loro opera, tra le popolazioni dei paesi più poveri.

Ecco quindi che la sana emorragia di credenti sta rendendo sempre più debole un’istituzione inadeguata ai tempi che corrono: riformarla dalla radice o perire. Una riforma drastica, però, equivarrebbe comunque al morire. Un dilemma senza scampo, salvo che qualche teologo geniale o un geniale fedele non scovi una terza via. Un nuovo profeta? No, dubito che verrebbe riconosciuto come tale e seguito.

Senza meno, ritengo che questo destino sia ciò a cui vanno incontro tutte le religioni: senz’altro le abramitiche e le monoteistiche in generale; poi periranno i credi politeisti e infine si perderanno le credenze animistiche o primordiali ancora esistenti. Forse, alcuni accoliti potrebbero rimanere a seguire talune filosofie che si trovano a cavallo tra religione e disciplina dell’unità corpo-mente. Tutte le altre, che hanno spezzato e continuano a spezzare l’essere umano, il nostro essere, in parti, in zone nobili e aree ignobili, in mente e corpo, in elevazione e concupiscenza, in maschile e femminile, in buono e cattivo, tutte quelle religioni che hanno posto il meglio di noi fuori da noi non resisteranno alla disgregazione.

Attenzione, però. Sostengo con forza la libertà totale di fede e la libertà totale di professione della propria fede, per tutti, per sempre. Ciascuno goda di ciò che lo fa godere e soffra di ciò che lo fa soffrire, liberamente. Naturalmente, con esclusione di parole, opere o omissioni che, in nome di una qualsivoglia religione, credenza o filosofia, attentino all’incolumità morale o fisica dei propri simili e delle proprie simili, dei deboli e dei piccoli.

È l’ateismo che mi fa sentire come grigia litania i salmi dei cattolici, la loro musica per l’anima. Mi perdonino, se possono. Se credono.

. . .

Era da diversi anni che non assistevo a un concerto rock.

Quando il rock è ora graffiante e ora romantico, ora incalzante con i suoni bassi che portano la vibrazione fin dentro il petto di chi ascolta e nella pancia, ora raffinato con gli acuti di una delle voci più belle che abbiamo in Italia, roca come una mano ruvida che passa amorevole ma decisa sopra il tessuto delicato del mio cuore, quando il rock fonde le sue anime in un canto unico, in un volto appassionato, in un corpo posseduto da se stesso, quella è musica buona per la mia anima.

A ciascuno il suo.

Una scritta, sul retro di una delle sue giacche di scena: “God is a woman”. Per l’appunto, a ciascuno il suo.

. . .

Post Scriptum: da quello che mi raccontano, uno dei prossimi venerdì, intorno alle 18, non potrò mancare di andare ad assistere ai Vespri alla chiesa della Santissima Annunziata a Firenze. Se ne dicono grandi cose, quanto alla coreografia, alla musica e alla coralità tra sacerdoti (ben cinque) e fedeli.

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6 pensieri su “A ciascuno il suo

  1. Sono d’accordo con te su tutto, Luciano. Parlando di religione, ho un credo tutto mio, ma non apro questo capitolo. La musica religiosa non appassiona quasi più nessuno, i tempi sono cambiati. Non sono solo le melodie, ma anche le parole, che ormai sono delle filastrocche ripetute a memoria, e imparando le cose a memoria le si svuota del loro senso profondo. Per questo non le sentiamo più.

  2. In un certo senso la penso come te, anche se una sorta di “rispetto” che mi porto dietro dovuto ad una educazione cattolica molto forte, anche se non bigotta, mi fa essere indulgente verso qualcosa che dentro di me sento, al pari tuo, distorta.

    Comunque sia, non tutte le litanie del cattolicesimo sono tali, ci sono musiche bellissime, se parliamo solo di musina e non solo dell’anima e canti che coinvolgono. Per un certo periodo della mia vita, ho anche suonato in chiesa, solo che quando insieme ad un amico abbiamo cecato di arrangiare i pezzi dando loro un po’ più di sound, c’è stato un fuggi fuggi, ma poi vedendo che la cosa piaceva, un ritorno alla grande. 🙂

    Però, come dici (giustamente) tu, il disagio lo provo e alle volte, anche molto in profondità.

    E scimmiottando Sol’, un bell’articolo “giornalistico”. 😉

  3. Ti ci hanno trascinato a forza, quindi…potendo scegliere, non ci sarei andata nemmeno io. Sono in qualche modo credente ma non pratico. Eppure, certi riti conservano un loro fascino pure su di me, sono suggestivi . Vuoi mettere i canti a cappella del periodo di Pasqua? arrivano al cuore, scuotono l’anima…è tutto il resto che non va, bisognerebbe tornare alla semplicità di San Francesco, Chiesa povera tra i poveri in tutto e per tutto, accogliere tutte le pecorelle smarrite e non metterle nell’ultimo banco, fra gli indegni di stare nella casa di Dio(che amava tanto i peccatori, tra l’altro). Meno parole e più opere di bene…ma la capacità d’accogliere non è da tutti, e non necessariamente è presente in uno solo perchè è prete…sono esseri umani esattamente come noi, e come noi non immuni dal “peccato”…però qualche mela marcia non deve rovinare la fruttiera e ci sono tanti che sono convinti che la loro sia una missione e sanno farsi ascoltare e danno testimonianza di fede con la loro stessa vita…l’altra faccia della Chiesa, quella che dovrebbe prevalere, o forse l’unica che dovrebbe esistere. Scusa il commento lungo e se sono uscita un po fuori…ciao

  4. Ascolta le musiche che partono dal Duomo di Amalfi il Venerdì Santo ed accompagnano un Cristo morente lungo un tragitto illuminato da fiaccole grevi ed incappucciati rossi e mi dirai se quella musica e quelle voci non ti gelano il sangue nelle vene.Ma c’è anche lì(nella religione) il Bene ed il Male..umano…Occorre andare dietro la bontà divina che nonostante tutto,non muore mai.

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