Quando l’Arte è perfezione suona nell’anima

by Morena Fanti

 

Un bel tramonto, con quelle sfumature di colore rosso che si stemperano nel cielo e lo illuminano, ci scalda il cuore e ci conforta. Il blu del mare in una giornata estiva, quel luccichio che ci fa socchiudere gli occhi e ci fa annusare per sentire il profumo di salsedine e l’aria che ci accarezza il viso, ci procura sospiri di soddisfazione. Il riflesso del sole che rende più azzurro il mondo, il verde dell’erba “nuova” che nasce su un prato, i colori dei fiori e il loro profumo, l’altezza delle montagne che tendono al cielo, tutte queste cose ci rasserenano e ci consolano. È l’armonia della natura, una musica perfetta e ben orchestrata da una mano non umana, un’entità superiore che molti riconoscono e che sentono vicina.

La musica della natura scalda l’anima: è la stessa armonia che si trova in ogni manifestazione ‘superiore’, quindi anche nell’opera degli umani, quando questi ‘umani’ sono Geni.

© Morena Fanti

L’espressione artistica è il modus che l’uomo ha scelto per avvicinarsi a questa perfezione e quando l’Artista è geniale come Gaudì,  il grande architetto catalano, allora la musica diventa sublime ed è un balsamo per l’anima.

Il mio Maestro di pianoforte* afferma che la musica è fatta anche di matematica: i diversi tempi musicali sono frazioni o multipli del modulo base con cui è stata scritta. Credo che anche l’architettura abbia una base matematica su cui poggiarsi; osservando la magia e la perfezione delle costruzioni “gaudiane” si sente una musica ben scritta in cui gli archi sono movimenti di violino e i colori dei mosaici sono trilli di note a cascata.

© Morena Fanti

Camminando tra le magie di Gaudì, gustando la visione d’insieme e la maestosità delle sue costruzioni, si sente la necessità di fermarsi ad osservare i particolari: un frammento di ceramica si avvicina agli altri formando gli accordi e lo spartito si riempie di melodia. I camini sui tetti diventano personaggi – perfino guerrieri nella Casa Milà, detta La Pedrera – sui tetti di Casa Battlò, omini lunghi e magri dal buffo cappello colorato, che guardano la città dall’alto. Sulla costola del tetto si snoda un serpente che insegue la linea delle tegole tra bagliori vitrei. Da lassù il respiro si stende e la mente si libera dai fardelli del precostituito e dell’ovvietà che spesso di affligge e ci impedisce di alzarci in volo. All’improvviso, incantati dalla visione dei colori e delle forme, nella mente suonano le note di Summer del Maestro Joe Hisaishi; le sue dita volteggiano creando vibrazioni e tintinnii e le note diventano gocce d’acqua che rimbalzano sul terreno da un parapioggia di tessuto a spicchi colorati.

© Morena Fanti

Il sottotetto di Casa Battlò è zeppo di magie, un territorio fatato in cui si cammina con il fiato sospeso; violini, viole e violoncelli si accordano e gli archi catenari – linee pure, pulite, essenziali ma che sorreggono la costruzione con sicurezza – si innalzano a sostenere la melodia di L’estate  da Le quattro stagioni di Vivaldi, suonata dal violino di Salvatore Accardo che con mano magistrale guida l’archetto e muove le note in curve che innalzano e sostengono il resto dell’Orchestra.

Da dove traeva le sue linee Gaudì? Quelle spirali perfette che si avvitano in un vortice di purezza, quelle forme armoniose, incurvate ed eleganti, su cui la mano si posa con un’ottima presa? Da dove derivano le vetrate e le porte con quelle sagome così insolite da sembrare strane e che rivelano splendore e donano luce?

© Morena Fanti

Le scale che girano in tondo riproducono il guscio di lumache e molluschi, gli archi catenari derivano dalla struttura ossea dei cetacei, alcune forme allungate e tondeggianti sono repliche della morfologia dei funghi. Gaudì ha osservato la natura, l’ha studiata e replicata nei suoi capolavori. Il Genio non è mai esente dallo studio della Natura; la sua perfezione ci guida e si suscita emozione e rispetto.

Osservando – ascoltando, leggendo, guardando, ammirando, scrutando – l’Arte, l’anima si eleva e il cuore si scalda. È solo nella Bellezza che si può trovare consolazione ed elevazione. E di elevazione si parla, di fronte alla maestosità della Sagrada Familia all’imponenza e all’enormità di questa Basilica a cui Gaudì iniziò a lavorare dopo che l’architetto originale Francisco de Paula del Villar y Lozano, in disaccordo con la committenza, lasciò il progetto. Le guglie si innalzano e tendono al cielo e all’interno le enormi colonne sono ramificate come alberi secolari: tutto in questo tempio tende al Superiore e impressiona chi lo ammira.

Un’opera così imponente ma così ben strutturata, un’opera che continua da decenni e che non vedrà la fine ancora per moltissimi anni, è il simbolo dell’Umanità, di tutti noi che siamo sempre in costruzione, sempre in divenire e tendiamo al miglioramento, all’Alto.

© Morena Fanti

L’architetto diventa il direttore di un’orchestra che suona un’opera colossale, una musica celestiale che aspira al divino: nelle orecchie la Suite per orchestra n.3 di Bach: trombe, timpani, oboe e archi in sintonia perfetta, guidati dai movimenti di chi conosce e ‘orchestra’ la melodia.

© Morena Fanti

La musica è nella natura e nell’anima ed è nutrimento e forza della stessa. È fuori ma è anche dentro di noi: la troviamo nelle note, certamente, ma anche in ogni forma d’arte quando possiede la maiuscola.

 Morena Fanti (31 maggio 2011)

* ringrazio il mio Maestro Marco Dalpane  per Bach e per la musica

10 pensieri su “Quando l’Arte è perfezione suona nell’anima

  1. A me piace anche il basso, tanto quanto l’alto. Mi piacciono molto i voli e mi delizia lo strisciare. Quindi, il tuo articolo mi chiama soltanto a metà. Però, a metà mi chiama, eccome.
    Le foto: più di una mi fa tornare là, a quei posti che ritrai e che ho visitato e che tornerò a vedere, spero. Le ultime due, in particolare, mi mettono la malinconia dell’estate, la malinconia che provo sempre, insieme al piacere, davanti alle cose belle, durante le giornate terse, vicino alle persone care, mentre passa un ricordo di cose, giornate, persone.

  2. Bello ! e hai descritto benissimo da dove deriva l’ispirazione di Gaudi’ , e dove vuole arrivare il messaggio dell’artista. Mi hai riportato alla mente un viaggio in quelle stanze bellissime nelle quali, e’ vero, si respira armonia . Le linee, le curve sono come note musicali , ma di questo si puo’ fare esperienza solo trovandosi li’. Ciao

  3. Grazie a tutti. Le foto non sono merito mio ma del materiale geniale che ho ritratto. E le parole sono suggestioni. Io ho solo miscelato e inserito la musica.
    Un numero davvero molto bello. Vi sto leggendo tutti. Con calma ma arriverò. Sono contenta di essere con voi.

  4. @ Morena: se mi permetti, non concordo con te, cara Morena, le foto, al di là dei soggetti che senz’altro sono da ritenersi geniali, sono solo merito tuo, perché tu hai visto, tu hai metabolizzato, tu hai inquadrato, hai dato, per quanto bello, ad un soggetto inanimato un’anima, che è data anche dal taglio della foto e dal particolare visto così come i tuoi occhi l’hanno visto e immaginato.

    Insomma, questo per dire che la macchina fotografica da sola non fa nulla, se dietro non ci sta qualcuno che pigia il pulsantino di scatto. E tra l’altro, le stesse cose, qualcun altro le avrebbe fotografate in maniera diversa, magari, banalizzandole.

    ‘nnagg… !!!🙂

  5. Sono stata a Barcellona ed ho visitato da cima a fondo casa Batlò di Gaudì..Fantastica!!Entrare nel ventre della balena fino alla soffitta è uno dei ricordi che mi resterà come una visione eterna e mi sono ispirata a quella quando ho realizzato un angolo della casa di mia madre..Gaudì un autentico genio!

  6. Vorrei un giorno saper rendere “magiche” le mie foto come hai saputo rendere magiche le tue di questo splendido articolo..
    Parole e immagini mischiate con giusta sapienza.. un articolo che fa sognare, basta solo chiudere gli occhi e immaginarsi li tra i sottofondi musicali che una voce narrante il tuo articolo spezza dolcemente.

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