Una storia come tante

by Carlotta

Ho sempre creduto che la nostra vita sia costellata da segnali per niente casuali e ritengo, inoltre, che spesso tutti noi ignoriamo totalmente, (la Serendipity per l’appunto) ma che invece, vogliono indicarci quale direzione prendere in determinate situazioni. Tra questi segnali vi è sicuramente la Musica, che, insieme alle parole, accompagna tutta la nostra vita con brani che non ci abbandoneranno mai, perchè hanno siglato determinati momenti delle nostre esistenze.

                    Fu come un lampo all’improvviso,  l’estinguersi in un attimo di tutte le certezze in una sola frazione di secondo, quando sei lì con la consapevolezza che nello scorrere degli squilli di una telefonata senza risposta e prima ancora che parta la voce della segreteria telefonica  (l’ennesima!) ti rendi conto che, contemporaneamente, esiste un “vuoto” per te, fatto di mille domande insolute e un “pieno” per la persona che cerchi di contattare, fatto di azioni di cui non hai alcuna conoscenza. Anche se una vocina ti dice insistentemente che sei solo in mala fede, perchè, nel caso specifico, quella persona con la quale stai cercando di metterti in contatto, è colui che ti ama, colui sul quale hai riposto, fino a pochi istanti prima, la tua fiducia senza condizioni, vuoi condividere eventualmente il suo futuro e perchè no, il suo destino.

                 Erano ore che il telefono squillava a vuoto e ripensavo, disorientata, alla sera prima quando, durante il nostro ultimo incontro, LUI mi aveva commosso con le sue premure inaspettate, con gesti di affetto disarmanti e il ribadire deciso che il nostro stare insieme fosse così ineluttabile che nessun malinteso, o impedimento, sarebbe stato in grado di intaccarlo o offuscarlo, neanche per un istante. Bevevamo insieme l’ultimo sorso di vino bianco in un ristorantino scelto volutamente un pò defilato, lontano dalla folla. Quella serata volevamo godercela tutta, fino all’ultimo secondo, un incantesimo che comprendeva solo noi due, neanche una voce fuori dal coro, se non quella del cameriere che prendeva l’ordinazione e portava il conto. LUI doveva partire per una settimana, era previsto già da un pò, andava all’estero, ma non molto lontano, appena dopo la frontiera italiana e mi aveva chiesto, scongiurato, supplicato, in quell’ultima settimana, fino allo sfinimento, di andare insieme a LUI. Ma non riuscivo a capire perchè ancora non si rassegnava al fatto che non potessi seguirlo, sapeva benissimo, che era da escludere questa possibilità. Ero nel bel mezzo di un lavoro che stavo portando avanti e non potevo assolutamente interrompere, un incarico che, pur di farmelo assegnare, mi era costato il lavorare gratis già da 15 giorni prima che iniziasse, arrivando così a convincere il titolare dello studio presso di cui collaboravo saltuariamente, di affidarmelo seppure per poche centinaia di euro e crearmi così quel curriculum, che tanto poteva giovare alla mia carriera. Eppure LUI insisteva, era ostinato come un bambino che fa i capricci, facendomi sentire sempre più in colpa per quel “NO” categorico, senza ripensamenti, che sembrava proprio non accettare. Quella che, in quel momento, faceva da sottofondo ai nostri discorsi era una splendida canzone di Lucio Battisti, di quelle che non invecchiano mai, e usciva dallo stereo come a voler sottolineare i nostri propositi e far da colonna sonora al nostro trepidante “arrivederci”.

                    “Quest’amore non è una stella che al mattino se ne và “, si udiva dalle casse dello stereo ” fino a quando gli occhi miei avrai luce per guardare gli occhi tuoi…”. Tutto era superlativo durante quella serata, la luce di quella notte tiepida dei primi giorni di luglio, che quell’anno ci regalava giornate soleggiate ma non afose e le sue premure, che mi davano la certezza che fossi stata baciata dalla fortuna ad averlo incontrato. Ed ora. Quel telefono che squillava a vuoto era come un pugno nello stomaco, come lo schianto improvviso della corda di una chitarra nel bel mezzo di un’esecuzione di un brano che si sta intonando e realizzi, che da quel momento, la musica è inesorabilmente finita. Ripensai anche alla frase alla quale, lì per lì, non avevo dato importanza: “E’ inutile che chiami, tanto non posso parlare, lo farò io quando arrivo, come prima cosa…” e improvvisamente, non so perchè, aveva un altro suono, un pò sinistro, ma pregavo solo che il suo silenzio non fosse dovuto ad un contrattempo o, peggio ancora, a qualcosa di più serio che gli era capitato. Mi guardai intorno e mi resi conto che ormai era tardi, dovevo arrivare in centro per un paio di commissioni, avevo anche esaurito il credito, lasciando messaggi in segreteria e non potevo rimandare la ricarica al giorno successivo. Quel dannato lavoro, mi occupava gran parte della giornata e così entrai in auto per fare il più velocemente possibile, il tratto di strada per arrivare alla prima rivendita. Colsi al volo il mio sguardo dallo specchietto e camminai sbirciando un pò per volta la mia immagine riflessa, aspettando quasi che mi parlasse e mi dicesse: “Ma che credevi. Tutto dovesse filare liscio come tu lo avevi immaginato? Un imprevisto ti capita prima o poi, rassegnati!!”.  Ma non vedevo altro che due occhi avvolti da una nuvola d’ingenuità di una ragazza poco più che ventenne, del tutto spaesata che non si capacitava nel riconoscere la persona che aveva avuto davanti fino alla sera prima, rispetto alla stessa che non si sprecava nemmeno per rispondere con un messaggio a colei che aveva detto di amare senza riserve. Così arrivai, poco prima della piazza principale, sovrappensiero, abbandonai la macchina in una piazzola vicino ad un portone e mi infilai nella prima tabaccheria per caricare il telefonino. Mi accolse un odore di fumo e caramelle ed una radio accesa, mentre una signora con movimenti lenti, mi consegnava la scheda con il resto. Dalla radiolina un po’ datata, usciva la morbida voce di M. Jackson, che intonava “You are dot alone”. Tu non sei sola! E all’improvviso, sentii dentro di me come un fiotto di fiducia e pensai tra me e me: “Tra poco mi sarà tutto chiaro!”.  Immaginai che ben presto, uno staccio di logica che mi facesse luce di lì a poco, l’avrei ricevuta come un bel pacco di posta celere. Inutile stare in ansia. E infatti, dopo pochi minuti arrivò la sua chiamata ed anche la “risposta” che attendevo.

                    “Scusami” mi disse, “non pensavo…involontariamente avevo ancora il telefono silenziato, sai con questi nuovi cellulari, come li tocchi cambia configurazione” e poi concluse: “In questo momento sono arrivato in albergo devo consegnare i documenti e prendere i bagagli in auto, ora mi cade la linea. Ti richiamo io, un bacino!”. Farfugliai qualcosa, ma non ebbi il tempo di ribattere niente, ero solo raggelata, c’era qualcosa nel tono della sua voce, che sapeva di fregatura. Era troppo formale il suo modo di parlare, mi aspettavo una parola dolce, un “amore mio”, ma non arrivava al mio orecchio nessun indizio che mi desse l’idea che per lui, ero quella della sera prima. E così, come bloccata da quel pensiero, non chiusi il telefono e restai in ascolto, quasi come se attendessi qualcos’altro. Sentivo una musica in sottofondo e, poco dopo capii che era un suono che doveva coprire la sua voce, infatti, poi capii che si era aggiunto qualcosa di inaspettato. Una voce femminile che disse sommessamente, come se fosse sopraggiunta in quel momento: “Chi è?.. Chi è?… E la voce di LUI di rimando: “Era mia madre, preoccupata che non avessi ancora chiamato e per un problema al mio telefono, non arrivavano gli squilli delle sue chiamate”. All’improvviso realizzai lo squallore in cui ero caduta, mi si configurava un altro scenario del tutto trasformato, rivedendo tutte le scene precedenti. Lui che avendo organizzato il viaggio da tempo, aveva portato con sé, la compagna di viaggio alternativa, probabilmente una donna che conosceva prima di me. Le sue attenzioni nei miei confronti ed il suo insistere che andassi con lui, non erano altro che stratagemmi per non destare il minimo sospetto nel caso mi fossi chiesta di questi improvvisi black out da parte sua, e tutte quelle messinscene, una strategia per non correre rischi di essere scoperto da me e dall’altra. Non so perchè, pensai a quella poveraccia, del tutto ignara di quale fosse il suo vero ruolo, anch’essa sicura di essere l’unico oggetto del desiderio ed ennesima vittima, come me, di un gioco perverso e squallido al tempo stesso. Premetti il tasto per chiudere la comunicazione, non volevo ascoltare altro, mi diressi verso la mia auto, entrai e misi in moto. Subito dopo mi accorsi che c’era stata un’altra chiamata, arrivata in contemporanea della precedente, ripetuta subito dopo: “Ciao splendore! Sono arrivato ieri e ho riascoltato, per un caso, quella canzone che mi chiedevi sempre di suonare al pianoforte da ragazzini, ricordi? E poco fa mi sei passata davanti con quei tuoi Ray ban che sembrano volerti fare da scudo nei confronti di tutti noi comuni mortali!”. Un sorriso camminava sul mio volto in assoluta autonomia rispetto al cervello, ero avvilita ma, nello stesso tempo, quella chiamata mi sembrava una sorta di risarcimento all’umiliazione subita. E quella specie di coincidenza, di serendipity, era come un segnale da non sottovalutare. Sentivo la sua voce che diceva ancora: “Ma sì, che ne dici se ci vediamo per le 9? Allora davanti casa tua!”. Risposi soltanto un “D’accordo” senza tono, che a quanto pare, per lui fu sufficiente.

                             La radio continuava a diffondere musica ed un cartellone pubblicitario mi passò davanti con su scritta la frase di una famosa tennista “A Friend in need is a Friend indeed!” (Un amico nel bisogno è un vero amico). Abbassando il vetro del finestrino, mi resi conto, in quell’istante, che tutto era fermo, il vento di colpo si era placato, gli uccelli avevano improvvisamente cessato il loro cinguettare ininterrotto, il sole graffiava lentamente il fianco della collina con un ultimo raggio e Vasco, con la sua voce roca ripeteva il ritornello di “Un Senso” alla radio ed io respirai profondamente cantando con lui.

8 pensieri su “Una storia come tante

  1. ..MA QUESTA CARLOTTA è LA NOSTRA CARLOTTA, NONCHE’ LA CUOCA DALLE MELANZANE PERFETTE, CHE ACCONTENTA TUTTI, MA PROPRIO TUTTI?
    QUESTA VOLTA LA CUOCA HA SUPERATO IL MAESTRO, ALLA GRANDE!

    CARLOTTA…SEI UN BIGNE’ RIPIENO DI OGNI SQUISITEZZA🙂

    • Una storia di corna come tante. Il titolo che di getto mi era venuto era Una storia come tante (o dell’amore imperfetto ai tempi che viviamo)l’opposto dei tempi del colera….

  2. Meno male che non ha mollato il lavoro importante…per uno al quale ha dato troppa importanza…un poveretto, poco da dire. Brava Carlotta🙂

  3. carlottaaaaaaa!!!!!
    Carlita’sssssssss!!!!
    Così timida che non ti affacci????😦 e io allora piango e mi si rovina il trucco..e mi cola il rimmel, si sbava il rossetto, tiro su col naso..non ho i fazzolettini….mi mangio lo smalto al dito mignolo,mi spettino il caschetto sbiondo sbiondo….parlo da sola…..fimo due sigarette insieme…mangio pane mortadella e marmellata di prugne…così mi depuro….prendo un cioccolatino mon cherì, poi due poi tre poi sette ed esco ubriaca fradicia…perchè prima insieme al panino c’ho bevuto il lambruschino e due gottini di vodka al pomodoro mescolata alla pesca con l’aggiunta di un bel beilis shekerato………….mi sono rovinata quando dopo tutto questo…..ho bevuto un’ acqua minerale gassata con una scorza di limone….😦
    Sei ‘ontentaaaaaaaaa??????
    se mi vene la squaragna la colpa è tua!!

    un bacio bella scrittrice…..tantuosa e virrtuosa nonche strac………….uoca!!!!!

  4. Che BAMBOLE che siete !!!Grazie per i compliments!..Era una storia “alquanto” vera,non basta avere un bel fisichetto e una buona dose di bontà e grazia,a volte la cattiveria colpisce cieca ed io l’ho provata tante volte.Mi consolo pensando che alla fine non resto mai sola..per merito vostro also…YOU ARE NOT ALONE!!!(Ricordatelo tutti)

  5. Buongiorno bella Scrittrice ..
    sottolinei il fatto che alla fine non si resta mai soli…
    buono a sapersi…aspetterò allora che tu passi di qui…
    ..m’è piaciuto quell’alquanto!!
    Buona giornata carlita’s del mi corason!

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