Vitti ‘na crozza

by Valentina 

(versione in dialetto Siciliano)

       Vitti ‘na crozza

di Franco Li Causi

Vitti na crozza supra lu cannuni
fui curiuso e ci vossi spiare
idda m’arrispunniu cu gran duluri
murivi senza un tocco di campani

[la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la]

Si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchio di ottant’anni
chiamu la morti i idda m arrispunni

[la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la]

Cunzatimi cunzatimi lu me letto
ca di li vermi su manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lu me peccatu
lu scuntu all’autra vita a chiantu ruttu

[la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la]

C’è nu giardinu ammezu di lu mari
tuttu ntessutu di aranci e ciuri
tutti l’acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni cci fannu all’amuri

[la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la]

(versione in Italiano)

       Vitti ‘na crozza

di Franco Li Causi

Vidi un teschio sopra la torre
Ero curioso e volli domandargli
Lui mi rispose con gran dolore
Sono morto senza rintocchi di campane

Sono andati, sono andati i miei anni
Sono andati, sono andati, non so dove
Ora che sono vecchio di ottant’anni
Chiamo la morte e questa mi risponde

Preparatemi, preparatemi il  mio letto
Che già sono tutto mangiato dai vermi
Se non lo sconto qui, il mio peccato
Lo sconterò nell’altra vita, rotto dal pianto

C’è un giardino in mezzo al mare
Tutto pieno di arance e fiori
Tutti gli uccelli ci vanno a cantare
pure le sirene vi fanno l’amore.

                              Vitti ‘na crozza è un classico della musica popolare siciliana e oggi viene attribuita ad Autori Vari per salvaguardare la sua natura di canzone folcloristica e gli interventi che vi sono stati fatti, ma pochissimi sanno che è stata registrata per la prima volta nel 1951 dal tenore Michelangelo Verso e che l’autore non è anonimo ma è Franco Li Causi (di Porto Empedocle). Questi la scrisse per il film di Pietro Germi Il cammino della speranza del 1950 ma a quanto pare non fu proprio farina del suo sacco. Li causi raccontò che nel 1950 il regista Pietro Germi gli chiese se, nel suo repertorio di canzoni siciliane, ci fosse un motivo “allegro-tragico-sentimentale” da inserire in un film sugli emigrati siciliani. Le composizioni del musicista però non entusiasmarono il regista che, comunque, invitò il maestro sul set a Favara. In quell’occasione un anziano minatore, Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò al regista un brano poetico che conosceva a memoria e Germi chiese a Li Causi di mettere in musica quei versi. Ma questa paternità non gli sarà riconosciuta nonostante il maestro agrigentino avesse inviato subito la composizione in deposito SIAE. La versione originale cantata da Verso, comunque, non comprendeva quel “lalalalero lalero lalero lalero lalero lalero lala” che fu aggiunto in seguito. Sono inoltre numerosissime le versioni successive, cantate dai più svariati interpreti.

Le parole di quella che oggi è diventata una canzone dal ritmo allegro e quasi festoso, originariamente furono quelle di un motivo triste, relativo alla strage di Bronte dell’agosto del 1860, una strage di civili compiuta dalle truppe garibaldine comandate da Nino Bixio, che tra l’altro venne ripresa anche da Verga nella novella Libertà da Novelle rusticane.

E’ importante sottolineare che intorno a questa canzone popolare siciliana si è creato quasi un giallo, per quanto riguarda il testo e la musica ma anche sulle motivazioni storiche. Tantissime teorie si hanno anche sulla traduzione. Ad esempio c’è chi traduce il termine cannuni come cannone (per lo più nell’accezione di grande canna, quella del fucile) e chi lo traduce come torre (più corretto). La parola crozza invece indica il teschio di un giustiziato; nelle giustizie feudali, infatti, si usava attaccare la testa dell’uomo, su cui era stata eseguita sentenza di morte, alla torre del castello e, se si trattava di un brigante che aveva terrorizzato anche le terre vicine, i “quarti” (di uomo) alle porte del paese.

       Il disco Cetra con la versione originale di Michelangelo Verso

   Il tenore Michelangelo Verso

     Scena dal film “Il cammino della speranza”

Riferimenti per le immagini:

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/cetracrozza.jpg
http://www.sicilianelmondoblog.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/michelangelo_verso_big.jpg
http://farm4.static.flickr.com/3170/2573996694_c5e1a7ab8a_o.jpg

15 pensieri su “Vitti ‘na crozza

    • Sì, sì. Ho fatto delle ricerche.
      Secondo alcuni potrebbe avere delle attinenze con la parola cozzare che significa anche “sbattere la testa” (anche se secondo me è difficile spiegare la comparsa della -r-).
      Per altri deriva dal latino crypta, “luogo sotterraneo” (che poi in italiano diventa grotta), mutuato dal greco Kryptè, “luogo nascosto” (verbo Kryptò, “io nascondo”; quindi il termine siciliano (usato anche in Calabria, a quanto pare) crozza avrebbe il significato di “qualcosa che cela (il cervello), e quindi “teschio”, “cranio”.

      p.s. magari non v’interessava, ma con le etimologie io mi esalto troppo😛

    • Ehhhh, ecco, ci stava l’audio. Grande Arthur!😛

      Tra l’altro ho cercato la versione originale, perchè si trovano tantissime versioni ritoccate o comunque modificate. Per non parlare delle traduzioni, che spesso sono fatte da gente che non sa cosa sia il siciliano e quindi traduce a senso (un senso molto personale, comunque).

  1. Ho un rapporto di lunga data con questa canzone e sto avendo la pelle d’oca continuativamente da diversi minuti: durante la rilettura del testo, che ho ripercorso cantando mentalmente, e durante la lettura dell’articolo, veramente ricco.

    Si comincia con i ricordi di famiglia e di amici di famiglia, dell’epoca della mia adolescenza, quando pensavo che avrei avuto tutto, quando tutto poteva e doveva ancora accadere; i giorni in cui prevedevo che tutto sarebbe stato migliore, in futuro, tutto perfetto, tutto azzurro. Dividevamo molte occasioni, quotidiane o vacanziere, con una famiglia di amici lucani. Il padre della famiglia era un cultore delle cose del Sud, tra le quali l’originale di questa canzone: sono quasi sicuro di aver tenuto tra le mani una copia dello stesso disco che mostri qua sopra, baluardo delle tradizioni contro la banalizzazione sanremiera di quegli anni, in cui Rosanna Fratello ne interpretava la versione con l’odioso trallallero aggiunto. Quell’amico non c’è più da molti anni e prima ancora se ne andò sua moglie: ma loro quattro e noi quattro eravamo una vera forza. Due famiglie felici; felici con poco.

    Poi si passa a uno dei vari (perfino molti) periodi felici che ho attraversato nella vita, alcuni decenni più tardi; periodo che, tra le colonne sonore che lo caratterizzarono, aveva proprio questa strofa di Vitti ‘na crozza:

    C’è nu giardinu ammezu di lu mari
    tuttu ntessutu di aranci e ciuri
    tutti l’acceddi cci vannu a cantari
    puru i sireni cci fannu all’amuri

    Era il miraggio a cui si anelava, il luogo mitico che avrebbe coronato il viaggio, l’Arcadia che, immutata dai tempi più remoti, sarebbe rimasta tale per tutti i tempi a venire. Là eravamo diretti.

    Grazie Valentina.

    • Luciano, che dire? Sono veramente contenta che ti sia piaciuto, ma ancor di più che ti abbia riportato alla mente tutti questi ricordi.
      Mi ricollego all’articolo Music is the power di Pensierieperline: la musica ha il potere di risvegliare in noi sentimenti, sensazioni e ricordi di ogni genere perchè ogni momento della nostra vita è stato accompagnato da una canzone (o una melodia).

  2. Un’atmosfera blues in stile New Orleans (quella più cupa e meno idiotamente vacanziera, per intenderci) al confine quasi col voodoo che non ci si aspetterebbe in terra di Trinacria… ed invece c’è, grazie a Dio!
    Più in generale, considerando il robusto, anzi direi sontuoso impianto storico-etimologico che sta alla base dei tuoi post, Valentina, considerati tra le mie bloggers preferite.
    Ciao.
    P.s.: segnalerò il post ad un mio cognato, catanese d’origine che ha anche lui interessi di tipo etnologico.

  3. E’ la prima canzone che ho imparato in siciliano…superlativa !Ed accompagnata da una musica che sembra essere la quadratura del cerchio per rendere più struggenti e preziose quelle parole.

  4. …. la la la lero
    la lero la lero
    la lero la lero
    la lero la la…..
    mi ricordo piccolina a canticchiare questo “ritornello”…
    Brava Valentina mi ha fatto piacere riscoprirla così… e soprattutto conoscere tutte queste cose legate alla canzone… della serie: non si finisce mai di imparare😀

  5. ….. lo dico piano piano ……. hai creato un mostro……..viaggio da mezz’ora su you tube tra sound siciliano, taranta , pizzicata e chi piu’ ne ha piu’ ne metta……non riesco a staccarmi ….. aiutooooo !!!!! Arthuuur, qual e’ l’antidoto ? !!!

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