Insieme a te non ci sto più

by SempreVento

La gabbia e il temporale

Una domenica mattina uguale alle altre.

Tenti di convergerti che va bene così.

In una frase metti tutta la rabbia possibile cercando di non dimenticarti che sei una signora.

“Accidenti a te!”. Lo dici forte, sbattendo il pacchetto di sigarette sul tavolo.

Se lui fosse stato lì probabile glielo avresti tirato addosso.

Ma lui era in un aeroporto, tra l’allegria di chi parte in vacanza e la tristezza di un ritorno incerto.

Si è sempre incerti, svuotati, terrorizzati dal futuro quando si chiude una storia.

Peccato.

Ma lei stavolta non è nulla di ciò. Ha tanta di quella rabbia dentro che potrebbe fulminare con lo sguardo il più temerario dei poeti.

Già, perché lui è un poeta che attinge all’amore  più incredibile e  plasma  strofe inzuppate di vita, di partecipazione, di possibilità innegabili.

Dopo vari tentativi di chiusura ancora una volta era caduta in una trappola già conosciuta, già vissuta, già ascoltata.

“Maledetto te!” Fu pronunciato come una fitta tra le piaghe.

E’ dolore che si arrende al dolore. Che si impasta con tutto ciò che è stato , con tutto ciò che è, con tutto ciò che sarà.

Voleva smettere di fumare ma dopo mezz’ora dalla telefonata, ne aveva accese almeno sette e con la rabbia di una tigre sentiva il fumo scenderle la gola, acchiappare quel vuoto nello stomaco e gettarlo nelle vene.

Le tremavano le mani, le tremava il cuore.

Come ieri sera che non riusciva a dormire. Si girava e rigirava tra le lenzuola sino a sentirsi prigioniera.

Era lui che la teneva salda a se. Lo aveva capito da subito che sarebbe accaduto qualcosa l’indomani. Ecco perché il cuore, quel muscolo beffardo, non batteva colpi sereni ma martellate dal rumore assordante. Quasi da farle paura.

E lei la paura non  volava sentirla.

Stamani si è svegliata prestissimo.

Non aveva voglia neppure di bere il caffè.

Nel buoi che stava diventando pallido continuava a sentire le martellate, il tremore e la paura.

Si è guardata allo specchio. Ha lavato il viso con un gesto diverdo.

Ha grattato via le lacrime di dolore e le ha sostituite con lacrime di rabbia.

Ora poteva farsi il caffè. Ora poteva dire “ t’aspetto, maledetto poeta”.

L’attesa è durata quattro ore piene di sussurri, di mura parlanti, di oggetti ridenti, di profumo d’incenso all’arancio e una candela.

Ha osservato bene questo mondo, seppur conoscendolo a fondo.

Ha preparato da giorni una scatola di cartone, abbastanza capiente da contenere tre anni di storia e cento giorni di preghiera.

Allo scadere di mezzogiorno ecco che il mondo si ferma.

Le si ferma il cuore, la voce no.

Con la bellezza di un serpente che stringe la sua preda ha ascoltato il burattino, ha atteso una domanda elaborando la risposta.

“Sei vivo? Bene. Anch’io sono viva.”

“Si, sono vivo grazie a Dio. Tra poco sarò a casa, ci sei?”

“ Senti….rendi grazia al tuo Dio e restaci. Qui non esiste nessuno, per te.”

Silenzio . La voce del poeta maledetto si è ammutolita.

Lei ha riagganciato, ha spento il cellulare e non ha pianto.

Neppure ora piange.

La rabbia la sostiene. E faccio il tifo per questa donna coraggiosa che a manciate vomitevoli butterà dentro quella scatola di cartone ogni attimo di storia, e le darà fuoco in quel campo dove un albero ha assistito alla loro nascita.

Sta tenendo duro, non molla… lo farà.

Poi imbiancherà le mura di un colore diverso, sì, verde smeraldo come il mare della speranza.

Un colore tenace, forte, assurdo ma pieno di lei.

La guardo, le attraverso gli occhi, e vedo una bimba impaurita, che accusa l’abbandono. Ma ora è una donna, niente esitazioni.

La furia si scatenerà domani.

L’indomani non esitò.

Per lunghi momenti perse quella grazia femminile, bestemmiò e urlò con l’odio di una giovane vedova.

Tornando a casa si sentì leggera, soave e finalmente piovve un temporale sereno e la gabbia si ruppe.

Per sempre.

10 pensieri su “Insieme a te non ci sto più

  1. …wow…scritta io?????
    che bellina….mi piacicchia!!!
    a pure le foto…
    Mi son votata..🙂
    grazie grazie grazie…ottimo lavoro..che redazione …🙂
    ora leggo il resto, se Sara non mi scaccia dalla postazione!!!!
    baci e abbracci
    vento

  2. Il racconto è quasi senza pause, nel senso che si legge per sapere finalemnte come va a finire e l’epilogo è come una voce al vento, quante volte si sbaglia e poi ci si ricasca?

    Un bel racconto, dove la rabbia c’è tutta e si vede.

  3. ..si sbaglia spesso, mannaggia…però serve….accidenti…
    bisogna aver la pazienza di aspettare ripetendo ” domani sarà meglio…domani andrà meglio, coraggio..”
    e difatti è così…si sta di quel pochino grande quanto un granello di sabbia….ma c’è…c’è e lo tieni stretto…
    ……………….va bene no?
    ciao Arthur😆
    Bella Carlitass ma che caratteraccio!!!!🙂

  4. Pingback: Insieme a te non ci sto più | Semprevento's Blog

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