Uno stato di vigilanza continua

by Panirlipe

Sono in auto, fermo davanti al semaforo e osservo l’andirivieni degli scolari, le loro mamme al riparo dentro i SUV e gli addetti alla vigilanza con le mascherine sulla bocca. Dopo questo incrocio inizia la rampa che porta al cavalcavia e poi sorvola le due tangenziali e l’autostrada. Osservo il contachilometri: i numerini dicono che ho superato i centosessantamila. Forse sarebbe ora di sostituire la cinghia di trasmissione, cambiare l’olio motore oppure l’automobile intera. I mezzi di locomozione sono scelte impegnative, richiedono assidui controlli e una manutenzione costante. Mentre ci rifletto vedo passare in bicicletta il mio gommista. Brutto segno: se va al lavoro, piegato su una vecchia bicicletta senza moltiplica e con i parafanghi arrugginiti, significa che gli affari sono calati. Brutto segno davvero. Non si affronta questa strada con una bici poco efficiente e la testa sguarnita.
Improvvisamente ricordo che mi aveva invitato a passare da lui per i controlli periodici. Mi aveva dato il “libretto di manutenzione degli pneumatici” con una tabella da rispettare. In sostanza, ogni 5000 chilometri avrei dovuto fargli visita. Figuriamoci.
Il rosso diventa verde, poi arancione e di nuovo rosso. Mi sono spostato di qualche metro mentre il mio gommista è avanti, quasi all’inizio della salita. Sfoglio l’altro libretto, quello dell’auto. Dice che ogni mese dovrei controllare la pressione delle gomme. Dice anche di fare un controllo periodico dei fusibili nonché del livello dell’olio motore.
Umpf!
Quando scatta di nuovo il verde mi sovviene che in ottobre dovrei chiamare l’idraulico per il controllo della caldaia. Per associazione di idee, attività nella quale dimostro alcune eccellenze, mi fiondo sull’ l’elettricista. Diciotto anni fa mi aveva consigliato di provare l’efficacia del salvavita una volta al mese, premendo il tastino blu specifico per il test. L’avrò fatto solo due volte.
Dovrei anche fare la visita di controllo dermatologica, sono in ritardo di tre mesi e fra poco sarà pure il turno della visita dentistica. Non solo: in ottobre casca pure la visita medica aziendale, con tanto di esame della vista.
Medito… considerati i miei anni e l’attività sportiva, qualcuno dice che sarebbe indicato un elettrocardiogramma sotto sforzo e se ci bado, fra poco rientrerò anche nella fascia d’età nella quale dovrei prevenire i malanni alla prostata e tumori intestinali con esami più o meno invasivi.
Doppio umpf!
Penso a mio nonno Carlo, che ha concluso la vita in allegria, andando a suonare la chitarra nelle osterie e senza mai vedere l’ombra di un dottore.
Penso a mia nonna Vittoria che è arrivata ai cento vedendo l’ospedale solo alla fine dei suoi giorni.
Con un altro dei miei eccellenti salti, mentre cambio la marcia cambio anche soggetto e mi chiedo se siamo arrivati alla fine dei suoi giorni, non di un’altra nonna ma del nostro primo ministro. Ricordo che quando perse le elezioni dissi:
“Molto bene, posso stare tranquillo, non devo controllare ogni giorno cosa succede perché degli altri mi fido un po’ di più”.
Ma poi, quando le elezioni le vinse, dissi:
“Ach…dovrò vigilare ogni giorno perché c’è poco da fidarsi ma in compenso ci sarà da ridere, molto”. Ed è finita proprio così, anche se preferirei delle risate diverse.
Come la risata che fece il mio gommista la prima volta che mi cambiò gli pneumatici:
“Quanti chilometri hai fatto con questi?”

Stavo per dire: “Ma per favoreeee: si dice quanti chilometri hai percorso” ma mi controllai e risposi:
“Sessantacinquemila”.
“Ah! Ah! Impossibile”.

È la verità, sono quelli originali”.
Si piegò per controllare la marca, diede un’occhiata al libretto e dopo aver riso di nuovo e arricciato il naso disse:
“Uhm… sì, sono ancora buoni ma rischiano di scoppiare. Non li hai mai invertiti?”
“Invertiti?”
Una nuova risata.
“Sì, quelli davanti dietro e viceversa”.
“Mai fatto”.
I miei pneumatici anteriori sono stati sempre davanti, se quello era il loro posto d’origine, e hanno sempre percorso in ottime condizioni sessantamila chilometri, anche se il gommista me ne preventivava la metà.
Mi chiedo a cosa servano tutte queste accortezze, questi trucchi per sperare di far durare di più le cose. Forse che ai cavalli invertivano i ferri sugli zoccoli? Forse che noi invertiamo le scarpe?
Innesto la terza, mi preparò a salire il cavalcavia e sfiorò il gommista, curvo sulla bici come Coppi sullo Stelvio. Do gas, lui alza lo sguardo e mi maledice o forse ha solo salutato la biondina sul marciapiede, uguale alla ragazza del comune, quella poveretta a cui hanno rubato la bici davanti a casa mia. Mi chiedo se una bici può valere come un cavallo e se sia auspicabile impiccare i ladri di bici al primo albero.
Uhm…ci penso e con un salto a piè pari vado alla cartella del censimento che mi aspetta a casa e poi ai documenti che dovrò preparare per il 730, quelli per il passaporto…mentre il numero di giri del motore aumenta, la mia testa lo segue come un satellite: richiesta degli assegni familiari, rinnovo della patente, certificato medico per il figlio, pareti da imbiancare…
Mi rendo conto che a parte i familiari, meno cose si hanno meglio si sta. Io ho iniziato la mia lotta di liberazione dal possesso circa dieci anni fa, quando ho riposto l’orologio nel cassetto. Ma nel cruscotto dell’auto, vicino ai numerini del contachilometri, c’è sempre l’orologio digitale a ricordarmi l’ora.
Sono gli ultimi metri di strada, mi fermo per svoltare a sinistra e nell’attesa penso a quanto sciocchi siamo noi umani a portarci dietro un affare che ci ricorda il tempo che passa, l’approssimarsi della nostra fine.
Arrivo al lavoro, parcheggio l’auto e così, tanto per avere un riscontro ai miei pensieri controllo lo stato degli pneumatici dei miei colleghi. Sono quasi tutti usurati, lisci come bucce di banana. Brutto segno se la gente non cambia più gli pneumatici.

5 pensieri su “Uno stato di vigilanza continua

  1. Hai ragione, si vive meglio con meno, anche io ho cominciato a farlo.
    Vivo bene quando sono lontana da casa, da tutte quelle imposizioni, di legge o meno, che affollano la mia vita. Ma al ritorno….

  2. uhm…mi accorgo che è pieno di brutti segni , il presente….
    e il futuro? anche peggio…ma no dai…cerchiamo di essere positivi…
    magari andiamo tutti in bici perchè
    è finito il petrolio…e così si guarda alla due ruote con amore…
    e non solo per necessità.

    🙂 vento

  3. Caro Pan, mi sono divertito a impaginarlo il tuo articolo ed ancora di più a leggerlo. Come sempre, molto ironico e soprattutto con un modo di raccontare molto personale.

    Ci rivediamo con Scriveregiocando. 😉 (ebbene, sono anche lì e se riesco, faccio anche quest’anno il magazine.)

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