XXI Secolo

by Luciano Marcelli

Siamo d’accordo che ventuno è dispari, ma non è sufficiente, perbacco! Già che c’eravamo, si poteva fare le cose per bene e vivere la seconda parte dell’esistenza in un secolo rappresentato da un bel numero primo. Invece no. Sempre queste cose fatte a metà.

Eppure c’è di peggio.

Quando ero ragazzo, si immaginava che la tecnologia avrebbe continuato a evolversi, con un progredire crescente. Invece, a parte la rivoluzione della grande rete di calcolatori (eredità, comunque, del secolo passato), mi pare che di nuovo non vi sia altro che dei miglioramenti di media o marginale entità, niente affatto sconvolgenti; ben poca cosa rispetto all’evoluzione grandiosa, imminente e inarrestabile che ci si attendeva.

Quando ero ragazzo, si prendeva sul serio l’ipotesi che nel Duemila (non semplice numero cardinale di un singolo anno, ma icona di un’intera nuova era gravida di promesse) si sarebbe potuto viaggiare con mezzi di trasporto non inquinanti, che i veicoli privati e pubblici si sarebbero mossi per aria, silenziosi, tra i palazzi delle città e sopra le campagne, che avremmo posseduto dei razzi individuali, compatti e discreti, montati a zainetto sulle spalle, mentre i sognatori e i fumettisti preconizzavano che, con un po’ di pazienza e con molto ingegno, saremmo arrivati al teletrasporto.

Ok, consoliamoci con la TV digitale terrestre, quando non è affetta da certi scherzi dell’atmosfera che ci riportano indietro di decenni, a quando il televisore a valvole con tubo catodico bianco e nero sfrigolava per il maltempo.

Ci si aspettava che avremmo avuto degli automi, possibilmente degli androidi, al nostro servizio, ai quali demandare le attività meno gratificanti, per non dire più umili. Non ci siamo ancora arrivati, ma abbiamo brillantemente sopperito con intere schiere di stranieri, genuini esseri umani.

Si pensava davvero che si sarebbero fatti dei viaggi sulla Luna a costi accessibili e che forse lo avremmo anche colonizzato, il nostro satellite. Per il momento, rischiamo di vederci cadere sul capo i frammenti dei nostri satelliti artificiali.

Il matrimonio tra l’economia e la sostenibilità ancora s’ha da fare, mentre, allucinante realtà di questo secolo, anche le nazioni possono fallire, né più né meno come le aziende. I dirigenti, né più né meno come per le aziende, voleranno allora verso più ameni lidi, con in tasca la meritata buonuscita.

Si sono evoluti e raffinati i prodotti e le tecniche, civili e militari, sia di offesa sia di difesa, con macchine, armi e dispositivi addirittura intelligenti; al contempo, sull’altro versante, la coscienza e la mobilitazione per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali si sono ampliate e approfondite. Così non ci siamo risolti né per l’apocalisse totale irreversibile né per la pace globale permanente e seguitiamo a scrivere la storia.

Quanto alla mia sfera personale, questo è il secolo in cui vedrò morire molte persone care, assai più che nel secolo passato, e le persone care vedranno morire me. Non so se farò mai la pace con l’idea della morte. Proverò a fare pace con la vita, che non smette mai di darmi affanno. Cercare strade, progettare l’esistenza, inseguire sogni: lo faccio da sempre; ma sempre, quale che sia l’esito, mi resta un retrogusto amaro e, uffa, che fatica! Vorrei abbandonare l’ossessione e saper abbracciare l’ironia.

Temo che sarà terribile quando guarderò la morte in faccia. Però, chissà…

4 pensieri su “XXI Secolo

  1. Ma siiii!!!Meglio sdrammatizzare,un bel lato B piace a tutti non solo a chi vive nelle alte sfere..prima o poi s’incontra peccato che non rende gli uomini seri,fatto un papa, si aspetta l’arrivo del prossimo..

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