T.B.#2_l’opinione…

© arthur

 Incontrarsi e innamorarsi… 

           STATISTICHE A PARTE, sembra che ci siano sempre di più uomini e donne single; discutendo, qualche giorno fa con degli amici di uomini e donne che non hanno mai vissuto una vera e propria vita di coppia (matrimonio, convivenza…), quindi senza un partner, mi è venuto in mente un articolo che avevo letto su Dweb Repubblica, dal titolo molto emblematico “Adulti (non) Innamorati”.

Lo psicanalista Sergio Benvenuto, intervistato sul perché è così difficile incontrarsi e trovare un partner da grandi, spiegava tra le altre cose che viviamo in una società democratica, dove nessuno si rassegna più al proprio rango, sia esso economico, culturale o erotico” e si assiste ad una specie di arrivismo per cui nessuno accetta più il proprio rango. Non a caso c’è il boom della chirurgia estetica”.

          Per certe donne, il desiderio di un compagno con un “rango economico, culturale o erotico” al di sopra della media, diventa un obiettivo spesso irraggiungibile, al punto che sembra di vivere in un mondo di uomini “sottodimensionati”, mai realmente all’altezza delle loro aspettative.  

Una mia amica, gran bella donna, ha spesso giustificato la sua “solitudine”, con il fatto di non aver mai incontrato l’uomo adatto per lei (bello, aitante, con un’ottima posizione sociale…). Aveva, a suo tempo, vissuto una storia (senza convivenza) e, chissà come mai, terminata ed ora, quando ne incontrava uno, o era già sposato o non era (lui) interessato. Discorso ricorrente, sempre lo stesso, quasi a voler affermare una verità e lei? Una vittima.

          Una verità quindi da raccontare come fosse quasi una discolpa. Non riesco a vedere in questa loro “sventura”, una condizione particolare; ho difficoltà a crederle sfortunate, perchè c’è chi ci ha creduto ed anche ricominciato e per farlo, ha dovuto investire tante energie, magari non sempre ben ripagate, ma senz’altro con un “look rinnovato”, forte delle esperienze fatte, con una gran voglia di rimettersi in gioco e di risentirsi vivo dentro.

Qualcosa non mi torna!

          Forse è colpa di quest’isteria, come dice lo psicanalista, di questa nascente cultura dell’insoddisfazione, dove predomina il desiderio di sentirsi insoddisfatti, per non vedere problemi non risolti, sottovalutati. Crogiolarsi in ipotetiche sfortune, alla ricerca dell’uomo o della donna che spesso non esiste e, dove c’è stato, fonte di tante sofferenze, ahimè.

E’ vero, oggi sempre più spesso, si creano degli spazi inviolabili, fatti a proprio uso e consumo, chi è solo, raggiunge un suo equilibrio interiore, del quale non riesce a farne a meno e, soprattutto non è disposto a condividerlo con un probabile partner. Le condizioni economiche sono più rosee e, ridurre un rapporto solo in termini di “ farsi compagnia, lavare decine di camice, dividere le spese della casa”, è quantomeno svilente, come se non si volesse intendere che, sono ben altre le cose che uniscono due persone. La convivenza è una scelta, oltre che importante, anche molto faticosa, sia in termini fisici che emotivi.

          Scegliere di dividere la propria vita con un altro, vuole anche dire costruire la possibilità di interagire in maniera profonda e completa. Creare quella intimità d’intenti, come mi piace chiamarla, che nel tempo, diventa unica e irripetibile (vedi i due vecchietti che, al supermercato si tengono per mano…). Certamente, le lagne, il mal di testa, e i giramenti di … fanno parte del rischio che si è scelto di correre, altrimenti, cosa resta? Soltanto la consapevolezza della propria solitudine.

          E’ vero, viviamo in un’epoca in cui siamo un po’ viziati ma, anche molto egoisti, aggiungo. Dividere il nostro bene amato orticello, ci dispiace, presi come siamo nel pensare che, tutti i sacrifici fatti, gli obiettivi raggiunti, siano solo a nostro esclusivo appannaggio, e quindi si ricorre a scelte diciamo così “estreme”…

… stasera ho voglia di uscire, ti telefono, sei disponibile, ci agghindiamo come non mai, ceniamo insieme e, tra una collezione di francobolli e qualche manicaretto, magari ti fermi a casa mia e facciamo all’amore. Coccole a non finire, passione sfrenata e, quando mi saluti, ci guardiamo teneramente negli occhi, sapendo però che, una volta chiusa la porta di casa, mi posso tranquillamente mettere nel mio bel lettone matrimoniale a baldacchino (ovviamente moderno…), con materasso in lattice ultra ergonomico, coperto da un leggerissimo piumino danese imbottito di piuma d’oca di primissima scelta, con una gamba di qua e un’altra di là.

           E già, è più comodo, ma resta pur sempre la voglia di non risolvere il problema, se esiste ovviamente.

 ps: pubblicato in Arthur…

6 pensieri su “T.B.#2_l’opinione…

  1. Pingback: Primavera e… « arthur…

  2. Già già mio caro Arthur , quante volte ho affrontato questo discorso , quante donne sole ho sentito crogiolarsi nell’impossibilità di trovare l’uomo “perfetto” , quanti uomini soli ho sentito lamentarsi del fatto che le donne sono tutte “…” ; eppure io non ci credo , e non ci credo perché i miei occhi OSSERVANO , le mie orecchie ASCOLTANO , i miei sensi SENTONO . Osservano comportamenti troppo studiati , pose provate allo specchio , abiti comprati per uno scopo . Ascoltano parole vuote , conversazioni banali provate dietro la porta , fiumi di falsità inventati al solo scopo di piacere a qualcuno.Sentono la paura di essere ciò che si è , sentono il terrore di non essere all’altezza dei modelli di un mondo che corre troppo veloce .

    Non sappiamo piu essere semplicemente ciò che siamo , non siamo più in grado di accettare ciò che è vero perchè non corrisponde ai messaggi che “il mondo dell’immagine ad ogni costo ” ci trasmette!

    Lungo questo cammino saremo sempre più soli , senza dubbio; non credo si debba “tornare indietro” , credo solo che dovremmo rallentare : smettere di correre senza sapere dove andare !

    Bellissimo post!

  3. E’ vero, è un argomento molto discusso, ma anch’io, come te, non ci credo e sai perché?

    Perché nel momento in cui mi sono trovato nelle condizioni di dover ricominciare, l’ho voluto, ci ho creduto e messe da parte le mie paranoie, mi sono messo in gioco e… ho giocato e continuo a farlo.

    Ma io non sono più bello o più bravo di altri, sono soltanto uno che ha voglia di condividere la sua vita con una donna e se va male, ricomincio, perché ho bisogno di emozioni, ho bisogno di credere che, da vecchietto, sarò al supermercato mano nella mano con la mia compagna, vecchietta pure lei, ma non ci facciamo compagnia, dividiamo soltanto un pezzetto della nostra esistenza.

    Poi, come in tutte le cose, ognuno di noi è un’isola a parte e i motivi possono essere tanti.

    Grazie per “il bellissimo post”, quello che tu stai facendo adesso, cioè commentare tutti gli articoli che sono stati scritti dai tuoi colleghi, è una cosa bellissima che noi, io e Solindue, ci auguriamo tutte le volte, perché spirito di squadra vuol dire anche questo, perché questa è CONDIVISIONE, una parola che oggi spesso e volentieri è sconosciuta ai più, una parola sulla quale ho scritto tanti articoli e non mi stancherò mai di continuare a scriverli.

    Grazie Koala, sei una gran bella donna!

  4. Innanzitutto complimenti per questo tuo bellissimo post, contenuti straordinariamente attuali, il male che io vedo appartiene ad una mentalità fatalista delle nuove generazioni, incapaci di ribellarsi a quello che la società sembra chiedere anzi pretendere da loro, vittime del loro sentirsi moderni, giovani, liberi.

    Liberi, non c’è parola più sfruttata e mal interpretata di questa, più ci si sente liberi più ci scopriamo legati a mille fili sottili che non ti consentono neanche di gustare serenamente il vivere, oggi tutti pretendono come bene imprescindibile di essere felici, ma la felicità è pura utopia, è lo specchietto che usano per incantarci ed illuderci, proprio come succede per le allodole, per bene che ci va ci è concessa la serenità che è la cosa che più gli si avvicina.
    Altro male che ci condanna è la pretesa che ognuno di noi ha verso la vita e che essa molto subdolamente ci lascia credere possibile, anzi dovuto, il fatto di avere l’assurda supponenza di poter pretendere per dovuto il possesso di tutte le cose che la società ci pone davanti come cose possibili, tutte cose che luccicano e a cui noi ci ritroviamo incapaci di rinunciarvi, noi vogliamo tutto, subito, è un nostro diritto, e più si è giovani, più questo diritto assume un valore irrinunciabile, bellezza, gioventù, bella posizione, successo sociale e successo con l’altrui sesso, tutto deve essere sempre positivo e a nostra totale disposizione, ma la vita non è così, non può essere così, non si può avere tutto, tantomeno gratis, perché tutto ha un prezzo e oltretutto nella realtà nulla ci è dovuto, anche se purtroppo ci fanno credere il contrario.

    Non esiste una situazione ottimale che non comprenda un po’ di positivo e di altrettanto negativo, l’essere single ha dei vantaggi ed una serie si svantaggi e viceversa, illuso è chi crede che uno dei due stati rappresenti la felicità, e sia migliore dell’altro, proprio perché esiste solo un surrogato della felicità, io gli attribuisco il nome di serenità, perché è quello che più la rappresenta, ma è come tutto dovrebbe essere frutto di un equilibrio di forze e di soluzioni, di compromessi, perché se così non fosse uno dei due stati (single e non) sarebbe rappresentati da un insieme di persone deficienti votate al farsi male o anche solo al non stare bene, e questo è inverosimile, tanto vale predisporsi al meglio alla ricerca di questo beato equilibrio, a questo inevitabile fantomatico compromesso.

    Ma la verità è che la gente non sceglie di vivere, per bene che va si lascia vivere, che è una cosa ben diversa, nel primo caso siamo noi a gestire noi stessi, nel secondo sono gli altri a farlo e ovviamente ed anche giustamente ognuno pensa a se stesso, società compresa.

    Purtroppo oggi non si è più in grado di accettare ne di voler conoscere l’altrui, perché non si è più capaci di accettare ne di conoscere se stessi, ed è un cane che si morde la coda e non se ne esce più da questo circolo vizioso.

    Abbiamo perso il senso dei valori delle cose e le loro priorità, quindi quando si è single si vorrebbe non esserlo e viceversa, siamo incapaci di sapere cosa veramente vogliamo e quanto ci costa l’ottenerlo ed il mantenerlo, si vive alla giornata, alla sensazione dell’ultimo minuto.

    Ciaooo neh!

  5. Errata corrige.

    “sarebbe rappresentati ” leggasi “sarebbero rappresentati”….

    Questo errore l’ho beccato. chissà quanti me ne sono lasciati scappare, mannaggia mannaggina.

    Ciaooo neh! ancora auguroni……

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