TB.#2_la mia vela e…

«Senza voler togliere nulla agli altri mezzi di propulsione, la vela infatti per me rappresenta molto più di un semplice motore. Non è facile esprimerlo, ci provo: la vela è intima simbiosi con la natura, talvolta è cosciente e rispettosa sfida alle sue forze, dalle potenzialità smisuratamente maggiori delle nostre, è ricerca della perfezione, è grande senso di libertà, è purezza assoluta e chissà quant’altro ancora. Le sensazioni che suscita, diceva Beppe Croce, sono paragonabili a quelle dell’appassionato di arte quando ammira i dipinti più belli o ascolta la musica preferita o legge la più elevata poesia».

Giancarlo Basile (Parola di skipper, Roma, 2007, Editrice Incontri Nautici)

Solindue's property

All’inizio del mese di marzo, in previsione di sogni marini facilitati dall’arrivo del primo sole primaverile, mi ero ripromessa di scrivere per voi le mie impressioni sull’andar per mare a vela.

Ho passato ben tre settimane a riflettere, con una sorta di blocco dello scrittore … eppure mi ripetevo, so bene cosa provo quando sono lì, fra le onde io e la vela.

E conosco bene la sensazione di libertà che offre quella brezza che scompiglia i capelli; e il significato dei raggi di luce che squarciano le nubi.

E ricordo la voglia di fuggire via che si prova davanti ad un fronte di nuvoloni neri colmi di pioggia; e il voltarsi indietro e vedere che siamo riusciti a sfuggire all’acquazzone e alla furia dei venti.

E patisco il crescere del mare, con quelle piccole ondine che noi chiamiamo in gergo  “ochette”; e che si fanno sempre più fitte, avanzando e portando con loro il mare agitato.

E riconosco la gioia, anzi il sussulto di gioia che colpisce proprio il cuore come una cannonata, quando dopo ore della calma più piatta si intravede magari in lontananza quella striscia di mare più scuro, finemente increspato da una piccola raffica di vento; e il grido del prodiere: “Laggiù, una raffica ragazzi!”;  e via la rincorsa incontro a quel soffio ormai inaspettato.

E nelle calde giornate di agosto ho patito il calore del sole che brucia le mani, obbligate a restare ore appese alla ruota del timone; e il bisogno di acqua dolce; e il profumo inebriante di un’arancia che riempie tutti i sensi prima ancora che il suo succo sia arrivato alla nostra bocca.

E ho presente la stanchezza che arriva addosso come una montagna, ma solo dopo che in porto ho sistemato anche l’ultima cima. E mai prima.

E ricordo il sapore di un bacio al caffè durante le traversate notturne, quando davvero ti senti sola nell’universo, con il cielo stellato come tetto; e ti pare di contarle tutte quelle stelle e non credevi davvero fossero così tante. E lì, sotto quel cielo, ti chiedi come ci sei finita, che percorso hai fatto, e non ti sembra vero. Perché, caspita, in vita tua ne hai passate davvero tante, e anche adesso se ci pensi i problemi addosso, sulle tue spalle,  sono sempre pesanti come il piombo.

E davvero non ti capaciti come ancora una volta tu sia riuscita a salpare, a mollare gli ormeggi da quel porto di partenza, lì dove hai lasciato tutte le tue preoccupazioni, per solcare nuovamente queste acque luccicanti di sogni; e con quella magica luna che illumina nell’acqua il percorso che devi ancora fare.

E allora guardi la fine della luce all’orizzonte, con quasi  il terrore di intravedere ancora la terra; e sei davvero convinta che vorresti passare la tua vita lì, sempre sospesa fra il mare e le stelle.

E la terra lontana.

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6 pensieri su “TB.#2_la mia vela e…

  1. L’andar per mari, una realtà che a volte sa trasformarsi in metafora, oppure in sogno, da sempre il mare rappresenta per l’uomo l’andare verso l’ignoto, il lasciare strade certe e sempre uguali per ritrovarsi in un elemento che non è mai lo stesso, un elemento che sa trasformarsi in cose a noi sconosciute e piacevoli ma anche sconosciute e spiacevoli, un elemento che ti offre per meta l’orizzonte che molto promette e non sempre mantiene, un elemento così mutevole capace di rendersi sempre diverso in ogni angolo dove il tuo occhio arriva a vedere, dove sei passato non è più come prima, ma anche dove stai andando non è più lo stesso che hai osservato, un mondo in continua trasformazione, un movimento continuo che a me fa girare la testa e mi rende insicuro, per come sono io trovo pace e serenità solo sui monti, dove tutto resta fermo, immobile e dove ritrovi sempre quello che hai lasciato, tutto esattamente come era prima, per me è molto rassicurante, sarà che non amo il senso di moto, non sento il bisogno, quel luogo dove la mia stazza non arriva viene passato e sorpassato dalla mia mente, così come penso succeda al marinaio nel guardare l’orizzonte, il suo corpo vi è ancora lontano ma la mente è oltre quella linea quasi immaginaria che solo l’occhio e la mente riescono a concretizzare, se non la realtà il sogno, il pensiero che rende tutti viaggiatori nel tempo.

    Ciaooo neh!

  2. Sensazioni simili che da la montagna, nelle sue valli, sui bianchi pendii coperti di neve, sui perenni ghiacciai. Emozioni che penetrano a fondo, come il vento che sferza nelle bufere o come lo sguardo che si perde nell’azzurro del cielo. Emozioni che sprofondano nell’anima, in quel posto che ci rende unici e dove riconosci il profumo del tuo essere.
    Dalle tue parole si avverte bene quello che provi quando il mare è parte di te e tu di lui. Un dialogo che non è mai sfida selvaggia ma rispetto per quel che ognuno può dare e sa dare.
    E’ proprio vero che la natura parla una sola lingua accessibile a tutti quelli che desiderano ascoltarla.
    Ciao

  3. Pingback: Primavera e… « arthur…

  4. Carrissimi Alan e Spazio,
    mi fa sorridere pensare che siano due “uomini di montagna” a commentare il mio amore per il mare. Certo la natura è natura e il piacere della solitudine che si prova sfidando le onde è – come giustamente dice Spazio – molto simile a quella che si prova arrampicandosi verso un ghiacciaio o anche una semplice sommità.
    Oh Cielo, questo inverno ho potuto solcare il mare così poco … ho delle crisi di astinenza che non vi dico!

  5. Indubbiamente sia la montagna che il mare, per chi li ama, danno sensazioni che alle volte sono difficili da spiegare, ma avendo vissuto ambedue le esperienze, il mare mi sento di amarlo più visceralmente, se non altro per quel senso di libertà che provo ogni qualvolta lo guardo.

    Ciò non toglie che trovi la montagna bellissima, ma la sento meno, solo perché l’ho vissuta “tardi” e poco rispetto al mare.

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