TB_cultura e spettacolo

Emmaus

          Simpatico, antipatico, narciso, lezioso, bravo, pessimo, lucido, vacuo. Chissà perché quando si parla di Baricco è inevitabile che ci si ritrovi più o meno sempre di fronte agli stessi aggettivi dissonanti. Chissà perché suscita questi sentimenti ambivalenti e contrastanti, lui, costantemente messo in mezzo tra detrattori e fans osannanti. E lui ci sta, senza scomporsi, calmo e placido, è artista anche in questo.
Da Oceanomare in poi, tra romanzi, Totem, reading e qualche raro editoriale su Repubblica, l’ho sempre seguito Baricco. E l’ho seguito fin sulla strada che conduce a Emmaus, ché se non fosse arrivato come regalo di Natale, comunque lo avrei letto lo stesso, prima o poi. Quel titolo rosso su copertina color crema, l’assenza di bibliografia dell’autore e di riassunto all’interno dei risvolti, mi avevano già ammaliato in libreria e per me si sa, la letteratura è fatta anche di questi insensati coups de foudre.
          Emmaus l’ho letto in due settimane, ma volendo si potrebbero leggere anche in un giorno solo le 139 pagine di cui si compone, talmente la storia scorre fluida in un linguaggio asciutto ma denso.
Io di solito Baricco lo leggo piano, lentamente, o meglio, divoro le frasi, ma poi torno indietro molte volte sulla stessa pagina e sono capace di stare anche mezzora sulla stessa, finché non son convinta di come l’ho letta e di cosa mi ha comunicato.
Non questa volta: con Emmaus ho seguito un rituale preciso, dieci pagine al giorno, non una di più né una di meno, con estrema cura. Appuntamento fisso serale, lui mi aspetta ed io aspetto lui e via che si va, insieme.
          Prima ancora di iniziarlo, nemmeno a farlo apposta, mi capita tra le mani un articolo su La Stampa, che a prima vista sembra quasi scoraggiarne la lettura, ma essendo scritto in modo molto accattivante, anziché frenarmi, accelera i tempi e la voglia. Si inizia.

          Un breve prologo di due paginette, poi via fino al primo grande spazio che separa le righe a pagina 20.
“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni, ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.
Esordisce con queste parole Emmaus ed io sono già ubriaca, ma lucida. Ovvero, mi rendo conto che un libro non lo valuti certamente da una frase, impossibile, eppure a me, proprio come a sedici-diciassette anni, sembra già di poter trarre conclusioni, di aver trovato un senso, a tutto.
Vado avanti e mi piace Emmaus anche quando descrive come vivono questi ragazzi dentro famiglie borghesi, con la luce che spesso è ritenuta un disturbo e grati alla nebbia, quando definisce tutto questo un corredo della normalità d’ordinanza.
           Mi piace il linguaggio ricercato (e Baricco ce l’ha, eppure non lo usa qui) ma che a leggerlo sembra (o è) così naturale, ché la frase ti si scioglie in bocca e le sensazioni che descrive le conosci, le ri-conosci perché ti si muovono dentro.

          Ci sono pagine semplicemente perfette nella loro semplicità lineare, dettate da un io narrante (è scritto tutto in prima persona) che racconta di tre amici e Andre, il personaggio femminile centrale della storia. Andre con l’accento sulla A e che sta per Andrea ovviamente, nome in genere maschile, ma che qui è donna ed ha il suo perché. E la ritrae così:“Porta i capelli lunghi, ma con il furore di un indiano d’America – mai vista sistemarli o spazzolarli, li porta e basta. Tutta la sua meraviglia è nel volto – il colore degli occhi, lo spigolo degli zigomi, la bocca, non sembra necessario guardare altro – il suo corpo è soltanto un modo di stare, di appoggiare il peso, di andarsene – è una conseguenza.” (pag. 19). Sullo sfondo restano sfocate le famiglie di una qualunque città di provincia, l’ospedale, la parrocchia, la scuola.
Ma Baricco è esemplare nel disegnare i suoi personaggi non solo perché li rende vivi che li senti muoversi nelle pagine, ma soprattutto perché al di là delle connotazioni fisiche o delle battute di dialogo, non riporta solo parole, ma i loro pensieri, le riflessioni, facendo spazio a quella vocina interna che tutti sentiamo e che normalmente, resta confinata dentro.
          E’ così che si impara a riconoscere Bobby, Luca e il Santo e quell’io narrante che non ha nome ma che ti fa sentire come quei discepoli a Emmaus, che faticano a riconoscere ciò che appare per quello che realmente è. Ed è bravo Baricco a ricordarcelo, perché quei ragazzi ci appartengono, sono tutti noi, perché anche noi abbiamo avuto la loro età e per ognuno di noi è stato difficile crescere.
E’ difficile anche oggi crescere da adulti, nel confine di quell’età mentale di sedici diciassette anni, sempre intenti e indaffarati a celare paure e fragilità.
Quando invece sono proprio quelle, le domande che si decide di non porre e quegli sbarramenti che non riusciamo ad abbattere che potrebbero restituirci ad una vita più libera.

          C’è chi rimprovera a Baricco che questa storia di Emmaus è vuota, che non regge, che è solo il maldestro tentativo di un ateo di integrarsi o allargarsi in un contesto cattolico, c’è addirittura chi, a tal proposito, ha millantato un’ipotetica conversione dell’autore.
A costoro chiederei allora se la locanda Almayer di Oceanomare non sia da considerare forse una metafora esistenziale, o se quel paesino della Francia meridionale, Lavilledieu (!) in cui è ambientata la storia-favola Seta, sia forse anch’esso luogo reale. Baricco in questo libro semplicemente si spoglia di certi virtuosismi pur restando stilisticamente un autore capace di far vibrare la prosa con note di pacata poesia.
          E allora non so se sia da preferire quel tempo imprecisato (eppur meraviglioso) che è stato lo scenario dei suoi precedenti romanzi a questo spaccato di vita comune, ritratta nei suoi dubbi, nelle sue ipocrisie, con un velo di tristezza.
Baricco stesso nella presentazione di Emmaus al Teatro Valle di Roma definisce il suo romanzo scritto con durezza e persino un po’ triste, désagréable.
Ma così è la vita, ché “nell’assenza di senso, il mondo pur tuttavia accade, e in quell’acrobazia di esistere senza coordinate c’è una bellezza, perfino una nobiltà, talvolta che noi non sappiamo” (pag.86).

by Elle

Alessandro Baricco
Emmaus - Feltrinelli 2009
pp. 139  euro 13,00
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9 pensieri su “TB_cultura e spettacolo

  1. Che Baricco sia uno dei tuoi autori preferiti, balza subito agli occhi, ma al di là di questo, appare ben delineata la visione che ci offri della personalità dell’autore, che per uno come me che, lo ammetto, lo conosce poco, diventa fondamentale.

    Un’analisi quindi attenta, pertinente, alla ricerca di elementi che chiariscono le intenzioni dell’autore, a tratti appassionata, certamente tipica di una donna che come te, quando intraprende una via, lo fa non solo con la determinazione che ti è congeniale, ma anche e soprattutto con il cuore.

    Una recensione degna di una vera testata giornalistica.

    Complimenti!

    • Grazie Arthur!
      Ho cercato di raccontarlo senza raccontarvelo troppo Emmaus, ma son ben felice se vi ho “messo appetito”, se con l’acquolina in bocca andrete in libreria a cercarlo e lo leggerete.
      Per chi non ha mai letto niente di Baricco forse è anche più facile: si evitano tutti quei paralleli con i suoi scritti precedenti, che personalmente non trovo molto giusti.
      Emmaus arriva a distanza di sedici anni da Oceanomare, la sua opera (insieme a Novecento) forse più nota.
      Credo sia semplicemente naturale trovare una struttura ed una scrittura diversa da quello che è stato in passato.
      Stilisticamente poi, per me, lui resta sempre lui, riconoscibile, come un vino da degustazione che si lascia bere ad occhi chiusi.

  2. Ho saltato un pezzo della recensione , confesso.
    Non che non mi interessasse , ma non ho ancora letto il libro e , cosi come ho imparato a fare dopo il primo libro di Baricco , non voglio sapere nulla in anticipo;il titolo di questo poi , per me , ha un significato tutto particolare , che preannuncia già una lettura intensa .
    Li ho letti tutti , manca solo questo !
    Io mi ci perdo tra le sue parole , divento la storia , il personaggio , il tempo … ubriaca , dici bene Elle!

    Tornerò per dirti che ne penso dopo averlo letto .
    A preeesto!

    • Ciao Koala.
      Abbiamo un autore in comune allora!
      Nel mio scritto non trovi anticipazioni, o almeno io ho cercato di tenermi il più possibile su un piano generale, senza addentrarmi nella storia (che poi qualcuno dice che una vera storia in Emmaus non ci sia… ma questo discorso lo lascio ai critici letterari, quelli veri).
      Leggi pure prima il libro poi però torna e fammi sapere.

    • Grazie Stella.
      Credo che un libro sia sempre un ottimo investimento.
      Pochi sono quelli che ho letto e che non ritornerei a leggere, qualcuno mi ha lasciata entusiasta, altri meno, ma non ci sono letture di cui mi sia mai pentita.

      • Leggere è un viaggio e come tutti i viaggi lascia qualcosa, poco o tanto, dipende da noi e dal libro. Ieri c’era una bella promozione: 20×100 di sconto su tutti i libri alla feltrinelli e ne ho presi 5: uno è stato Emmaus; poi il profeta; il giovane Holden; la scimmia di pietra di J. dever e il quinto non me lo ricordo. Allora, buona lettura a tutti.

        Ciao Elle cara, un abbraccio e a presto. Ti rileggiamo fra una settimana. Baci

  3. Pingback: Primavera e… « arthur…

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